martedì 22 luglio 2014

"La Patatina (Sento Mucho Calor)" un grande successo by Carolina Marconi

Ora che è finalmente arrivata l'estate (inzomma...) torna la voglia di riascoltare i tormentoni della scorsa stagione (in realtà: no) con la consapevolezza che non sempre "tormentone estivo" fa rima con "canzoncina stupida ma molto ballabile": esistono quelle rare eccezioni valide sia a livello musicale che nel testo e che riescono persino a proporre riflessioni tutt'altro che banali. Campione indiscusso della categoria è, ovviamente, Franco Battiato.
Carolina Marconi (una venezuelana che ha partecipato a una qualche edizione del Grande Fratello e che ha il traforo del Monte Bianco al posto della bocca), invece, non ci prova nemmeno, e tenta il colpaccio nell'estate 2013 con La Patatina (sento mucho calor): non l'avete mai sentita? Beh: in effetti la canzone ha l'unico vantaggio di essere passata nell'indifferenza generale.

Il testo è nel solco della tradizione del grande cantautorato italiano: difficile non cogliere, infatti, i riferimenti ad un'ironia in stile Gianni Drudi (quello di Fiky Fiky):
"me gusta la patatina... hace mucho calor
Te gusta sì, mirame!
Te gusta sì, uah! Sì
Te gusta sì, la patatina"
Ma lui (Frank Rodriguez: uno qualsiasi) non è mica uno qualsiasi. E infatti la minaccia, pettorali in fuori e voce suadente come un rutto: "No me provoques... Patatina":
  CAROLINA MARCONI - LA PATATINACAROLINA MARCONI - LA PATATINACAROLINA MARCONI - LA PATATINA   

Non si capisce come un tale capolavoro non abbia sfondato nelle classifiche di vendita: il gusto sobrio del video, la sensualità di classe e senza eccessi di lei, il canotto (decisamente estivo) che si ritrova al posto delle labbra... tutti gli ingredienti sembravano al posto giusto per creare un grande successo.
E invece si è ritrovata sui giornali e sui siti d'informazione solo perché il suo fidanzato, Paolo Berlusconi (uno con un inspiegabile ascendente verso le showgirl a un passo dal dimenticatoio e quelle che possono farcela solo se aiutate da un gran calcio in culo), ha deciso di lasciarla dopo aver visto questo video:
probabilmente il motivo fondante è la mancanza di eleganza: si sa come, nella famiglia Berlusconi, l'eleganza sia un requisito fondamentale in tutto. A partire dalle cene.
Peccato, perché sembrava ci fossero tutti gli ingredienti per una grande storia d'amore: lei aveva già accennato al matrimonio...
           CAROLINA MARCONI - LA PATATINA CAROLINA MARCONI - LA PATATINA
Sul sito "Menti Informatiche (l'occhio del web)" il singolo veniva presentato così:

Secondo me è un'intervista fantastica! C'è tutto quello che voglio sapere di un'artista: che ha tanti amici nel mondo dello spettacolo (Lele Mora: chi l'avrebbe mai detto?), che adora scrivere (e con che risultati!!!), che nei video non la molla facilmente, che vuole mantenere segreto il posto dove andrà in vacanza perché ci tiene alla privacy (ma secondo me se qualcuno allunga un biglietto da cento cambia idea) e che è ormai lanciatissima nel mondo del cinema (sarà una "psicologa con gli occhiali e i capelli corti": avete mai sentito un'attrice descrivere meglio la psicologia di un proprio personaggio?). Scopro anche che Frank Rodriguez non è uno qualsiasi ma, al contrario, è referenziatissimo: addirittura un ex di Manuela Arcuri!
Cioè... se iniziano a valere anche quelle, come referenze, non basteranno i canali televisivi attuali per dare lavoro a tutti.........

Il pensiero che m'ha allietato la giornata? Pensare a Carolina Marconi che guarda così:
Paolo Berlusconi. E l'immaginare il fratello minore del tipo appena prosciolto (perché lo sfruttamento della prostituzione minorile non è più reato, in Italia) che, mentre è con la Marconi nell'intimità di una camera d'albergo, le fa le mossettine del video, come un Frank Rodriguez qualsiasi:
(sento mucho calor... ahi!)

lunedì 21 luglio 2014

Speechless

Questa settimana probabilmente non riuscirò a postare: peccato, perché avrei qualcosa da dire sul certificato di morte emesso dalla seconda corte d'appello del tribunale di Milano sulla dignità della giustizia italiana, sulle prime mosse juventine del dopo-Conte, su una lettera di cui un editore italiano di fumetti si vergogna di sicuro, scovata nella posta di una serie che hanno letto in dieci e riletto in tre persone, sui progressi del nuovo locale e su un paio di fumetti che ho letto nel frattempo... domani vado a Gardaland -senza macchina fotografica, ché il mio cellulare è moribondo da un pezzo- e ho un archivio di immagini che devo sfoltire parecchio.
Eqquindi eccomi a postare alcune foto di tipe che (specie le prime due) mi hanno lasciato davvero senza parole:

sabato 19 luglio 2014

Waiting for Hammer 2 - Intervista a Riccardo Borsoni (1994)

Eccolo dunque, il "pezzo incriminato" che scrissi nel primo numero della fanzine: rileggendolo, devo convenire che faceva davvero schifo.
L'idea di mischiare l'intervista ad uno degli sceneggiatori, Riccardo Borsoni, con estratti della conferenza di presentazione della serie era demenziale per mille motivi: il principale era l'impossibilità di distinguere, in un qualsiasi modo, la voce di un autore da quella di un altro (li avevo visti una volta sola). Ma i difetti non si fermano lì: ammetto di averla scritta proprio male, sia a livello di punteggiatura che come scelta dei vocaboli: non sempre quello pronunciato dall'intervistato è il più adatto, perché la lingua parlata è diversa da quella scritta (che, tra le altre cose, ha il pregio di lasciare molto più tempo per scegliere il vocabolo e le frasi giuste). Un mezzo disastro, insomma (due terzi di disastro, per dirla tutta). Ancor di più se confrontata con gli altri articoli di quel numero: non particolarmente brillanti, ma decisamente migliori.
Però mi pare comunque carino riproporla (con alcuni -ma pochi- aggiustamenti), per celebrare il ritorno di Hammer in edicola e fumetteria (io la mia copia l'ho presa stamattina. E voi?) e per ricordare "come eravamo"... 
Due avvertenze:
1) Le risposte di RB) sono, ovviamente, di Riccardo Borsoni; quelle attribuite a Conferenza), invece, sono estratte dalla conferenza di presentazione della serie: originariamente le avevo assegnate a Giancarlo Olivares e Gigi Simeoni ma, visto che non posso ricostruire nulla con certezza e che -almeno in un'occasione- avevo sicuramente sbagliato, ho preferito evitare di farlo di nuovo. 
2) il nome Mario Rossi forse vi dirà poco... Majo, invece, lo dovreste conoscere tutti, giusto?
Ecco: sono la stessa persona.
 
Alla Lucca di novembre la Star Comics presenterà il n. 0 della nuova serie regolare Hammer, ideata e curata dal team dei bresciani che avevano già realizzato Full Moon Project. Alcuni -Giancarlo Olivares, Fabio Pezzi, Mario Rossi e Luigi Simeoni- erano entrati a far parte dello staff di Lazarus Ledd, degli altri si erano perse le tracce (vero! il primo LL scritto da Stefano Vietti uscirà solo il mese successivo a Nuvole n. 0). A Cremona abbiamo assistito alla conferenza di presentazione della testata, di cui pubblichiamo alcuni stralci a contorno dell'intervista che ci ha rilasciato Riccardo Borsoni.
Innanzitutto dicci chi sei e come sei entrato nel gruppo dei "Bresciani".
RB) Sono uno dei tre scrittori regolari della serie insieme a Stefano Vietti e Marco Febbrari, gli altri del gruppo sono: Luigi Simeoni, Giancarlo Olivares, Mario Rossi e Fabio Pezzi. Questo è il nucleo di base che poi è composto perlopiù da coloro che avevano realizzato Full Moon Project. Logicamente dovremo ampliare il parco dei nostri collaboratori. Noi 7 siamo quelli che hanno ideato la serie ed hanno fatto gli studi di preparazione sul dossier grafico e tecnologico. Ci siamo conosciuti perché alcuni di noi, come me, frequentavano il liceo artistico, mentre altri una scuola di fumetto ed illustrazione tenuta a Brescia dall'argentino Ruben Sosa. Un paio di noi sono stati contattati successivamente ma erano già dei personaggi nell'ambito bresciano... cioè: si entrava in un pub e si sapeva che quel tipo appoggiato al bancone sapeva disegnare. Fabio Pezzi lo abbiamo conosciuto così.
Come è nata Hammer?
RB) Fin dai tempi di Full Moon abbiamo continuato a frequentarci e a trovarci anche 3/4 volte al mese a parlare di altri progetti. Hammer è nato dopo l'aborto di alcune testate diverse: una fantasy, una western... chi arrivava nel gruppo proponeva qualcosa. Poi è nata questa idea -lanciata da Mario Rossi- che sembrava più adatta alle attuali richieste di mercato e anche alla direzione di un paio di noi che sono più addentro le case editrici più grandi. Olivares ha spinto molto per avere una testata di fantascienza, agli altri andava bene e così ci siamo adattati, anche perché quella di Hammer è una fantascienza che consente di spaziare un po' dappertutto: dal fantasy a storie che potrebbero essere western se portate indietro di un po' di anni. Questo non vuol dire che non abbiamo curato bene l'ambientazione, ci siam fatti una gran mazzata di studi e di cose del genere. Stiamo lavorando insieme al dossier di Hammer da più di un anno, con tutte le difficoltà di coordinamento che comporta il lavoro di gruppo. Tra di noi si interagisce moltissimo: i disegnatori sono tutti in grado di scrivere, tanto che la sceneggiatura del primo numero è stata terminata da Luigi Simeoni.
Hammer doveva essere una miniserie, vero?
RB) Sì, di 4 numeri. Avevamo paura a sondare il mercato con un prodotto fatto solo da giovani con esperienza relativa, ma quando la Star Comics ha visto il dossier ci ha chiesto di partire subito con la serie regolare. I primi 4 numeri sono stati sceneggiati insieme da tutto il gruppo, poi ognuno proporrà i suoi soggetti che verranno comunque vagliati da tutti e sette. Il primo albo è disegnato da Mario Rossi, il secondo da Olivares, il terzo da Mario Pezzi ed il quarto da Luigi Simeoni. Il formato è quello classico bonelliano ed il prezzo dovrebbe essere uguale a quello di Lazarus Ledd.
Vorremmo fare un tipo di cover un po' particolare ed abbiamo studiato una griglia molto strana, si riconoscerà che c'è un filo conduttore che collega la grafica di copertina con quella di Full Moon. Non abbiamo ancora deciso chi sarà l'autore delle cover, ma probabilmente subentrerà una certa esigenza di mercato che vuole che Giancarlo Olivares sia molto stimato come copertinista e quindi lo utilizzeremo anche per Hammer. Questa però prendila con le pinze perché non sono ancora sicuro.
Parliamo un po' della serie.
RB) Si svolgerà 900 anni nel futuro. I 3 protagonisti sono Colter, un vecchio incazzatissimo con un carattere anarchico, alla Zanardi; Helena, la ragazza del gruppo che non avrà legami sentimentali con gli altri; e Swan, un ragazzo un po' bambinone, persone completamente differenti fisicamente.
Ci sono poi, soprattutto nelle prime storie, dei personaggi secondari ma molto importanti che ricompariranno e potranno avere un ruolo importantissimo più avanti. Questi tre sono fondamentalmente dei delinquenti (si conoscono in prigione ed evadono insieme) e saranno costretti a stare insieme. All'inizio per una ragione strettamente pratica che non vogliamo svelare, poi via via questa sorta di complicità diventa familiarità ma non diventerà mai amicizia all'inverosimile anche perché c'è un elemento dei tre, che è Colter, che fondamentalmente è un tagliagole. Tutti e tre hanno caratteri forti e non vanno assolutamente d'accordo, per loro sarà usuale muoversi in una certa maniera (insieme) per dei vantaggi pratici.
Conferenza) Io avrei voluto 3 personaggi femminili perché mi piacciono molto, però abbiamo accantonato l'idea perché sono molto difficili da costruire psicologicamente. Noi maschietti abbiamo qualche problema a metterci nella testa di una ragazza e quindi abbiamo optato per questa soluzione che comunque ci consente molte possibilità di sviluppo anche perché il gruppo non è da considerarsi chiuso. I personaggi femminili sono comunque importantissimi nell'economia della narrazione e penso lo resteranno anche in seguito: vorremmo fare una cosa tipo Occhi Di Gatto, che spinga il lettore a guardare il fumetto in maniera un po' voyeuristica, cioè la scelta estetica di Helena e degli altri personaggi femminili sarà incentrata sui canoni di bellezza fumettistici. Ci terremmo a costruire personaggi completi, che abbiano un'importanza al di là delle tette. Per l'equilibrio del terzetto Helena, l'unica donna, è anche il personaggio più importante, cioè quello che da il via alla serie ed è non dico il capo, però il personaggio predominante. Per il volto di Colter ci siamo ispirati a delle fotografie di lavoratori del Texas (ed il risultato è stato incredibile), gli altri due sono stati elaborati partendo da due amici di Mario Rossi.
 
Come sarà il mondo nel quale si muovono i tre?
Conferenza) Abbiamo immaginato una struttura che sia un po' lo specchio deformato della società attuale, ci saranno discriminazioni, tendenza all'isolamento, avremo un sistema solare molto caotico in cui possiamo ritrovare tante cose che potrebbero essere le parodie del nostro tempo. Abbiamo cercato di prendere un po' in giro quelli che secondo noi sono i difetti della società moderna. Siamo convinti che, per quanto a ogni tempo ha corrisposto una società ben precisa, le grandi leve che muovono l'uomo più o meno sono sempre le stesse: a me sembra che i rapporti che ci sono oggi tra i bianchi e i neri in Sudafrica possano essere abbastanza paragonabili a quelli che c'erano in Babilonia, più di 900 anni fa, fra il ricco mercante e lo schiavo: cambia l'edificio, cambia la vestaglia, cambia lo spadino e c'è la pistola, ma per il resto siamo ancora lì.
Certo anche noi ci siamo spaventati, perché 900 anni sono tantissimi, ma ci siamo anche divertiti ad immaginare per esempio il Vaticano, che non si chiamerà più Vaticano però ha delle legioni di preti incazzatissimi che hanno anche interessi di carattere economico. Oppure i pirati, che avranno armi tecnologiche che magari assomigliano a quelle che usavano i pirati e saranno rappresentati come una caricatura molto chiara di quello che vogliono rappresentare, perché riteniamo inutile stare lì delle tavole a cercare di far capire che si tratta di pirati che sono simili dentro a quelli antichi ma fuori sono completamente robotizzati, con arti cibernetici invece della gamba di legno, quando il lettore capisce prima con i disegni. Ci sono anche gli eschimesi che usano arpioni teleguidati.
Qual è il motivo che spinge i protagonisti a vivere le avventure narrate in Hammer?
RB)
Loro piombano in mezzo alle avventure come ci piomba Ken Parker, di cui sono un grande divulgatore, o come tutti coloro che in fondo hanno come meta quella di tirar su i soldi per campare fino al giorno dopo. E' abbastanza automatico, muovendosi in certi ambienti, finire nei guai. Nella caratterizzazione dei personaggi abbiamo voluto evitare la figura romantica del Lupin, del ladro gentiluomo, o quella del poliziotto canonico, l'investigatore o il giornalista, cioè colui che va a cercare i casini. Saranno persone il più possibile normali, anche se di connotazione negativa, che spesso hanno a che fare con dei farabutti più grandi di loro. Quindi si trovano in mezzo ai casini fondamentalmente perché frequentano ambienti di merda e perché loro sono, in primis, persone evase da un carcere, dove erano rinchiusi per dei motivi precisi.
Non pensate che questo tipo di personaggi possa fare fatica ad entrare nei favori del pubblico?
RB)
E' un problema che riguarda tutti coloro che cercano di fare qualcosa che si discosta poco poco dal genere canonico dei fumetti. Penso che un momento vale l'altro per proporre una bella soluzione fumettistica. Ci sono le possibilità che Hammer sia un flop come che sia una cosa positiva: io spero che questo sarà determinato dalla qualità del prodotto e non dalle pure esigenze di mercato. A questo punto, con tutti gli investigatori identici tra di loro presenti in edicola, penso che i nostri personaggi dovrebbero destare almeno un po' di curiosità.
Quali sono i punti di contatto con Cyborg, il primo albo di fantascienza Star Comics?
RB) La nostra serie è molto legata al fumetto d'avventura classico italiano, molto diverso da Cyborg, che aveva un altro tipo di ritmo e di intrattenimento del personaggio. A me piacerebbe moltissimo avere la possibilità di collaborare con alcuni degli autori di Cyborg, che hanno avuto il coraggio di uscire con della roba buona che purtroppo non è stata recepita.
Hammer vuole discostarsi dal canonico fumetto bonelliano ma ne mantiene le caratteristiche di base, cioè fumetto d'avventura con un certo tipo di ritmo e di impatto: poi che ci siano le parolacce, un amore omosessuale o una visione del mondo che non è quella canonica del fumetto tipo Tex, questo è un problema che riguarda la maturità del pubblico. Io penso che un fumetto come quello di Enoch, Sprayliz, che conoscerai -Bellissimo!- e che anche a mio parere è ottimo, aiuta i giovani a portarsi su un altro tipo di canale di riferimento. Adesso in edicola ci sono alcuni ottimi fumetti, e noi speriamo che il pubblico voglia premiare il nostro tentativo.
Un paragone che vi sarà subito rinfacciato è quello con Nathan Never.
Conferenza) Sì, per il formato e per il fatto che tratta di fantascienza, ma le somiglianze si fermano lì. Noi leggiamo poco NN e, quando abbiamo pensato a Hammer, non ci è passato neanche per l'anticamera del cervello l'eroe di casa Bonelli. La differenza principale tra i due albi è che nelle proprie vicende NN è il protagonista assoluto, mentre noi raccontiamo le vicende di un gruppo di personaggi eterogenei ed ugualmente "forti".
Facciamo un passo indietro e torniamo a Full Moon. Chi aveva ideato la grafica di copertina?
RB)
La grafica è stata una delle cose che abbiamo deciso con più impeto perché eravamo appassionati dalla soluzione di una copertina più che dall'immagine di base. Io sostenevo il valore della grande striscia bianca sulle cover della serie originale di Ken Parker, se ne è parlato molto finché uno dei nostri più bravi, Mario Rossi, è venuto fuori con la soluzione grafica che poi è approdata in edicola. All'inizio la fascia era proprio bianca con la scritta blu, l'immagine e la luna gialla. Il bianco è stato sostituito con il giallo perché la casa editrice diceva che così l'albo si faceva notare di più in edicola. Cosa effettivamente vera ma che ha tolto molto dell'impatto stilistico che avevamo impostato. Il concepimento di quella copertina comunque è molto più complesso di una copertina classica perché le immagini, per essere adattate a quel tipo di griglia, devono essere studiate in maniera forse maggiore di come abbiamo fatto noi. Però, per esempio, la copertina del "Ponte di Angouleme" di Mario Rossi, sarebbe una cosa da riproporre perché è stata una soluzione notevole dal punto di vista estetico.
Perché, dal tuo punto di vista, Full Moon non ha attecchito?
RB)
Principalmente perché la casa editrice che lo ha pubblicato non possedeva una rete di distribuzione efficace, e capitava che un'edicola aveva cento copie di Full Moon e le altre non ne avevano nemmeno una.
Avete intenzione di riproporre questa serie sul mercato, prima o poi?
RB)
Full Moon è una cosa a cui teniamo moltissimo ma per la quale siamo ancora in causa con la casa che l'ha pubblicata. Ci piacerebbe riprenderlo ma non per farlo nuovamente finire dopo 7 numeri. Comunque non se ne farà niente finché non si saranno risolti i problemi legali e finché non troveremo una casa editrice che ci tuteli la serie in modo da fare un progetto valido.
A quel punto si parte seriamente, magari la si affida a qualcun altro come gestione però non siamo disposti a metterla sul mercato per farle fare un altro vagito e poi scomparire nuovamente. La Star Comics si è detta non interessata al progetto, anche perché abbiamo fatto Full Moon due anni e mezzo, tre anni fa, e la maggior parte del pubblico non lo ricorda.

Addenda dal futuro:
FULL MOON PROJECT e le sue cover:
 
FMP è una serie a fumetti durata sette numeri, pubblicata nel 1991/92 dalla casa editrice Eden e realizzata da un gruppo di fumettisti esordienti bresciani, che in pratica (con l'eccezione di Davide Longoni) sarà lo stesso che comporrà il cosiddetto "gruppo Hammer".
La si potrebbe definire una "X-Files in anticipo": aveva, tra le tante particolarità, quella di cambiare copertinista ad ogni albo: le cover, infatti, erano SEMPRE realizzate dall'autore dei disegni interni.
E' stata ristampata più volte -sempre senza il permesso degli autori- in vari formati, ma mai in maniera organica né, soprattutto, decente. A quanto mi risulta gli autori hanno vinto la causa contro la casa editrice, che però non ha mai restituito le tavole originali.
FULL MOON PROJECT (cronologia):
1) LUNA PIENA (Settembre 1991)
Storia: Davide Longoni - Disegni: Giancarlo Olivares

2) FINESTRA SULL'INFERNO (Ottobre 1991)
Storia: Davide Longoni - Disegni: Fabio Pezzi


3) BAMBOLE (Novembre 1991)
Storia: Davide Longoni - Disegni: Mario Rossi (Majo)

4) DAL NERO (Gennaio 1992)
Storia: Marco Febbrari - Disegni: Gigi Simeoni

5) IL PONTE DI ANGOULEME (Febbraio 1992)
Storia: Stefano Vietti - Disegni: Majo/Giancarlo Olivares

6) LO SPECCHIO DI TSAOLIN (Marzo 1992)
Storia: Stefano Vietti/Giancarlo Olivares - Disegni: Giancarlo Olivares/Massussi

7) LA RAZZA DELLA NOTTE (Aprile 1992)
Storia: Davide Longoni/Gigi Simeoni - Disegni: Gigi Simeoni

venerdì 18 luglio 2014

American Hustle - un film con Amy Adams

 
Qualche sera fa sono riuscito finalmente a vedere American Hustle, di David O. Russell (del quale, finora, avevo visto solo un film di quindici anni fa: Three Kings. Bel tipo, lui: pare che su quel set sia finito a fare a pugni con George Clooney).
Il titolo del film è seguito dall'inutile frase "L'apparenza inganna": poi magari sono io che odio gli adattamenti, ma a quel punto avrei preferito un titolo direttamente in italiano.
Cast non dico stellare -perché di vere star non ce ne sono- ma davvero interessante e che ha preso sul serio la sfida di rappresentare uno spaccato degli anni '70: Christian Bale è il caso più eclatante, visto che è ingrassato quasi venti chili per interpretare Irving Rosenfield, un truffatore di medio calibro coinvolto suo malgrado da un agente dell'FBI (Bradley Cooper) in un tentativo di incastrare alcuni politici corrotti (tra i quali spicca "Occhio di Falco/Jeremy Renner", con un'acconciatura alla Elvis):
chiude il quintetto dei protagonisti Jennifer Lawrence (che, a 24 anni, ha già collezionato tre candidature all'Oscar, e che noi lettori di fumetti conosciamo nel ruolo di Mystica), la moglie tradita e con qualche tendenza psicopatica. C'è anche un ruolo molto marginale, ma ovviamente di grande impatto, di Robert De Niro.
E poi c'è lei, Amy Adams: 
di una bellezza devastante (in immagini come questa somiglia addirittura a Nicole Kidman).
Recita cambiando l'accento, perché a un certo punto inizia a fingersi un'aristocratica inglese: ovviamente (aggiungete improperi a vostra scelta) tutto va perduto nell'adattamento italiano e non vedo l'ora di rivedermi il film in lingua originale.

La storia è quella di una vera operazione dell'FBI, la ricostruzione degli ambienti (interni, vestiti, automobili) è perfetta e ci risparmia il "vezzo" tutto italiano di riempire i muri con le immagini più famose dell'epoca (come se su tutti gli edifici degli anni '70 dovesse per forza esserci un manifesto delle Brigate Rosse)... se devi ricordare sempre al pubblico che la vicenda si svolge in determinati anni, vuol dire o che lo ritieni completamente idiota o che non sei capace di fare il tuo mestiere.
American Hustle è un film di grandi attori, ma non è un grande film (adesso non ricordo dove ho letto la frase, ma è perfetta).
 
il regista ha lasciato ampio spazio all'improvvisazione degli attori, che è una scelta coraggiosa e bella, ma spesso va a scapito della trama. E infatti, a Christian Bale che gli ha detto: "lo sai, vero, che così la storia andrà a puttane?", Russell ha risposto: "Non me ne frega un cazzo della trama".
Sto dicendo che la storia è brutta, o sviluppata male? No.
Voglio dire che, focalizzando l'attenzione sulla recitazione, le si è dato meno importanza.
E che il film è interessante (anche molto interessante) ed ha dei punti godibilissimi, ma non è del tutto riuscito. 

Poi ci sono i primi piani e le scollature mozzafiato (ma mozzafiato davvero!!!) di Amy Adams, e vien voglia di guardarlo e riguardarlo e riguardarlo, che lei è di una sensualità pazzesca:
tanto che, per dire... alla fine ho deciso addirittura di guardarmi "Man Of Steel"  
 
Che lo so già, che non mi piacerà per nulla. Ma, dopo aver visto queste foto... c'è qualcuno sano di mente capace di darmi torto?
 
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