lunedì 20 ottobre 2014

New Moon on Monday

è un lunedì qualsiasi, di quelli che di solito vivo sotto stress per Lucca e invece quest'anno me n'importa davvero poco.
passerà.
stiamo chiudendo gli unici due albi che le Edizioni Arcadia porteranno alla manifestazione toscana: l'INSONNE DAY, di cui mi piacerebbe parlare diffusamente a breve (sempre che riesca a trovare il tempo) e 11, l'esordio della casa editrice nel porno.
scriverò anche di questo.

ho poco tempo anche oggi, ma i piacerebbe provare a farvi capire in che tipo di mondo sono stato precipitato dagli eventi.
per dire: sto ascoltando i Club Dogo.
peggio ancora: ho rischiato seriamente di comprare un cd di Fedez.
fortuna che mi son dimenticato di metterlo nella pila degli acquisti, perché poi ho ascoltato le canzoni e vaffanculo a me e alle mie idee stupide...

negli ultimi tempi mi sono innamorato, come al solito.
di tante cose, non di una ragazza.
magari anche di quella, ma se son rose fioriranno (e com'è che si chiama la rosa più bella? Tea. boh: sarà un caso) o, com'è più probabile, appassiranno.

per esempio, mi sono innamorato di una canzone: Chiedo di Dente.
Forse l'ho già postata... comunque fa più o meno così:

Scusa per i baci che ti ho dato
scusa per le mille volte che ti ho toccato
scusa per averti conosciuto ed averti accompagnato
scusami se ti ho salutato baciandoti la mano
mi scuso per averti detto un giorno mi mancherai tantissimo (...)
scusa quello che non ho bevuto e quello che ho taciuto
scusami per ciò che non ti ho dato, se mi hai desiderato
in qualche modo scusami

son lì che l'ascolto insieme a un'altra persona che prima mi guarda stranita e poi fa: "ma stai scherzando, giusto? non è una canzone vera..."
detto da uno che ascolta Vasco Rossi, porcattroia.

secondo esempio:
c'è questa ragazza che è uscita una sera con un ragazzo (già: capita a un sacco di gente, pare...): le chiedo come è andata e mi dice: "lui è carino, però usa parole troppo... troppo da banchiere"
"tipo quali, scusa?"
"intercalare"

ora: "intercalare" non è certo il vocabolo più utilizzato dell'alfabeto italiano... ma da lì al trovare "strano" uno che lo pronuncia ci dovrebbe passare tranquillamente il Titanic. O, almeno, così ho (avevo?) sempre pensato.

Mi sento strano e fuori posto, un po' come i Duran Duran che arrivano vestiti coi giubbotti di pelle su un carro trainato dai cavalli nel video di New Moon on Monday (and a firedance through the night...)

martedì 14 ottobre 2014

Jesus Christ Superstar all'Arena di Verona

poi mi scrive Giorgio: "ma a che ora è il tuo spettacolo del Jesus? Perché il nostro inizia alle 17,00"

riassunto: con Giorgio e Monica si era da un pezzo d'accordo di andare a vedere insieme il Jesus Christ Superstar all'Arena di Verona. Saremmo dovuti scendere in terra scaligera sulla stessa macchina -con ogni probabilità quella di Fabio Celoni- e lì ci saremmo incontrati con Paola Barbato.
io, lei e Fabio avevamo comprato i nostri biglietti a giugno.
Monica e suo padre un mese più tardi.

Quindi mi sento tranquillissimo nel rispondere: "no, beh: il nostro è quello delle nove di sera".
Già, perché -vista l'enorme richiesta- è stato deciso di raddoppiare il numero degli spettacoli.
E per me è ovvio che il secondo, quello aggiunto, è quello delle cinque.
Comunque non ho tempo né voglia di andare a cercare la ricevuta dei biglietti, che c'è tempo.

Così resto d'accordo che scendiamo tutti insieme e mi porto anche Lucrezia, che resterà con me fino alle otto e qualcosa e poi andrà a cena con Giorgio e Monica. Alla fine dello spettacolo, verso mezzanotte, si torna tutti insieme verso Bergamo, così lascio la bimba da Arianna e siamo tutti felici e contenti, che si è visto il Jesus interpretato da tre leggende e io mi sono spupazzato Lucrezia per un paio d'ore in più.

E siamo a domenica mattina: mangio con una discreta calma, poi porto Lucrezia a cambiarsi (perché è venuta al ristorante con il vestito della Regina Elsa di Frozen), mi lavo i denti e leggo l'introduzione al "Cinema secondo Hitchcock" di Truffaut -fantastica! e pare che tutto il libro sia sullo stesso tenore- mentre lei gioca a pallone con le cugine.
Quando partiamo siamo in leggero ritardo, ma tanto devo solo accompagnare Giorgio e Monica vicino all'Arena, e poi parcheggiare con calma.
Sono quasi arrivato a casa loro quando mi viene in mente di telefonare a Paola per chiederle a che ora ci si vedrà (Fabio nel frattempo ha tirato il bidone -giustificato: che Praga non è dietro l'angolo).
Al terzo squillo mi risponde: "sei già arrivato?"
"In che senso?"
"Lo spettacolo è tra due ore"

Brivido.
Orrore.
Raccapriccio.

Sono in macchina con una bimba che non so dove "parcheggiare", ma che non posso certamente portarmi a Verona, a quaranta chilometri da qualunque mio parente e, comunque, in ritardo per lo spettacolo (adesso sì: perché trovare parcheggio a Verona centro la domenica pomeriggio è come tentare di farsi la Venezia-Milano contromano senza causare incidenti: praticamente impossibile). Chiamo Arianna, che ovviamente non risponde. Chiamo sua madre, che fino a pochi giorni fa era al mare, sperando sia tornata: sì, per fortuna. E non ha problemi a tenere Lucrezia: devo solo allungare la strada di un quarto d'ora e sopportare lo sguardo affranto di mia figlia, che già pregustava la gita a Verona... è una pugnalata al cuore. Ma la vita continua anche senza di noi che siamo lontani ormai da tutte quelle situazioni che ci univano, da tutte quelle... no, scusate: m'è scappata la citazione.
Posso tranquillamente dichiarare di avere... ehm: guidato in maniera sportiva. Più sportiva del solito (e se siete saliti in macchina con me capite cosa possa significare).
Monica vorrebbe addormentarsi ma le sembra di essere sulle montagne russe. Suo padre cerca di ricordarsi che, in fondo in fondo, sono un bravo ragazzo. così evita di menarmi.
Arriviamo a Verona che manca un quarto alle quattro.
Coda.
Coda su coda.
Coda su coda su coda di macchine ferme.
Trovo un parcheggio parecchio distante dal centro... però non è a pagamento e, comunque, so che avremmo sprecato una mezz'ora a cercarlo nelle vicinanze dell'Arena. E poi magari avremmo finito per pagarlo venti euro.
Davanti al "nostro" parcheggio c'è una fermata dei pullman: a sentire il navigatore la prima corsa dovrebbe passare entro quattro minuti. Beviamo un caffè al bar, così chiediamo come acquistare i biglietti: nìun problema, ci si dice: li vendono anche sul pullman.
Però noi si aspetta lì, come dei deficienti, e non succede nulla.
Giorgio controlla gli orari sulla pensilina. Sorpresa: sono indicati dal lunedì al sabato; la domenica, a Verona, si balla da soli.
Vicino alla fermata dell'autobus c'è anche il servizio per il noleggio biciclette: non mi pare una brutta idea, anzi. Chiamo il numero verde mentre Monica si collega al sito internet: dopo cinque minuti decidiamo ci lasciar perdere e di farci la strada a piedi.
36 minuti, dice Google Maps.

Ma noi siam gente di montagna e abbiamo il passo veloce: in un quarto d'ora arriviamo all'Arena, felici e sudati (già: perché era prevista pioggia e invece c'è un gran sole). Paola mi aspetta all'entrata otto, no dai facciamo alla dodici anzi no: "sono alla otto".
Ovviamente è alla dodici.
Prendo i biglietti (perché la ricevuta ce l'ho io) e cerchiamo Marc.
Nè io né Paola sapremmo riconoscerlo: ha comprato in extremis il biglietto di Fabio. Fortunatamente lui riconosce Paola (perché lei e non me? fatevi una domanda e datevi una risposta: è fin troppo facile).
L'Arena è splendida -mai avuto dubbi, ovviamente- ed è bello tornarci: sono passati alcuni anni dall'ultima volta. Peccato per l'inutile -e retorica- introduzione dello speaker: hey! ho pagato decine di euro per vedere un musical del 1971, da cui è stato tratto un film replicato infinite volte in televisione... vuoi che non sappia cos'è il JCS?
Lo spettacolo inizia al calar del sole e...
In scena ci sono una cinquantina di attori, tra cantanti, ballerini e comparse (una decina di bambini): più o meno il triplo della versione teatrale. Ovvio: l'Arena è un palco enorme che PRETENDE di essere riempito.
Yvonne Elliman (la Maria Maddalena del film: 63 anni) mi fa un po' di tenerezza quando la vedo aggirarsi sperduta ai lati del palco, prima di entrare in scena. Poi però canta e... vabbè: non sarebbe nemmeno importante che sia brava quanto lo è stata. L'essenziale è il suo esserci.
La voce è sempre piena e bellissima, però scenicamente è improponibile: impacciata e sovrappeso.
Tra l'altro: ci mancherebbe! e noi le si vuole bene lo stesso e ci si emoziona a vederla perché chi, come me e Paola, ha sentito centinaia di volte quelle canzoni le ha sempre (o quasi: io ho almeno sei versioni del JCS) ascoltate con la voce che sentiamo qui, adesso, all'Arena di Verona. E conosciamo a memoria il suo sguardo verso Gesù, e sappiamo che non sa come amarlo e... insomma: si piange e non c'è nemmeno il buio della sala del teatro a proteggere un minimo la nostra (però Paola non so se piangeva: il mio sguardo non riusciva a staccarsi dal palcoscenico) dignità.

Caifa è giovane e forse un pelo troppo impostato, ma ha una bella voce baritonale ed è mille volte meglio di Shapiro. Simone Zelota mi piace molto mentre trovo un po' fiacco Pietro: non male, ma meno incisivo degli altri.
Hannas è il solito, grande, Paride Acacia e Feysal Bonciani è ormai diventato una stella del musical in Italia: potrei bullarmi di averlo detto da subito, ma in realtà il suo talento era così evidente che se ne erano accorti tutti sin dal primo spettacolo al Sistina. Troppo facile.

Il secondo tempo inizia a sole calato, rendendo ancora più affascinante la cornice:
"look at all my trials and tribulation"

Ted Neeley è il solito, mostruoso fenomeno.
A parte che emoziona il solo vederlo (e il regista lo sa e sfrutta la cosa nel migliore dei modi), è assolutamente padrone della scena e delle canzoni, che plasma e riplasma a suo piacimento (con risultati ottimi e, sicuramente, rodati da anni di palcoscenico) e riesce ancora a fare degli acuti pazzeschi, roba da far venire i brividi ogni volta.
Poi c'è Barry Dennen (il Ponzio Pilato del film, 76 anni), che... che... cheddire?
E' uno scricciolo d'ossa: entra in scena ingobbito e camminando a stento.
Ma già alla seconda strofa sembra tornare indietro di qualche decennio ed è impossibile non vedersi davanti agli occhi il Pilato del film, con la stessa forza, gli stessi dubbi, la stessa incredulità, la stessa rabbia... per qualche minuto ruba perfino la scena a Neeley.
Lo adoro. E per fortuna adesso c'è buio, così le lacrime le vedono solo quelli che mi sono vicini... ma non sono il solo: l'Arena è piena di persone con gli occhi lucidi.
Restano le perplessità sulla canzone di Erode (anche se il ritmo mi sembra migliorato rispetto a qualche mese fa) e sulla canzone finale: l'idea di Giuda inquadrato fuori dalla struttura mentre canta Jesus Christ Superstar è bella (e insomma: Piparo la porta in scena da vent'anni), ma vederlo su schermo fa "perdere" -ovviamente- pathos al tutto... bello comunque, ma io lo farei entrare prima nell'Arena. Almeno un minuto, forse anche due...
Proviamo ad avvicinarci agli attori durante la standing ovation finale, ma gli uomini della sicurezza sono irremovibili e, comunque, sotto il palco c'è la buca per l'orchestra (vuota, ovviamente: viene usata durante gli spettacoli lirici, ma nel Jesus i musicisti sono sul palco) e si deve mantenere una distanza di almeno dieci metri.
Peccato, perché a Barry Dennen l'avrei stretta davvero volentieri, la mano. E infatti chiudo il post con una serie di foto di come si è goduto gli applausi. Tantissimi e tutti meritati. Ma guardatelo, che fighezza nonostante tutto:
Mi spiace solo di non avere avuto il tempo di correggerlo e rileggerlo per bene, questo post... ma l'ho già scritto: sono giorni intensi.

domenica 12 ottobre 2014

"Già... siamo poca cosa"

Non me ne frega nulla di sapere quando morirò.
No: io, sul momento della mia morte, ho sempre avuto curiosità che potrebbero apparire strane. O magari idiote:
quale libro lascerò a metà, quale canzone vorrò ascoltare per l'ultima volta (ogni volta che ci penso son sempre più sicuro che andrò nel panico: chissà perché sono convinto che avrò il tempo di scegliermela, l'ultima canzone... che figuraccia, se morissi ascoltando un pezzo di Gigi D'Alessio alla radio!) A che punto sarà il campionato e chi sarà il primo grande calciatore che non vedrò mai giocare. Resisterò alla tentazione di pronunciare un'ultima citazione? Sarò andato a teatro il giorno prima o mi sarò ridotto a stare in casa a guardare l'odiata televisione?

Poi ci sono le domande importanti, ma importanti davvero: chi mi sarà accanto e quale sarà l'ultimo bacio che avrò dato; Lucrezia sarà presente o in viaggio?
Avrò riallacciato i rapporti con le persone che si sono allontanate mio malgrado?
A quale ragazza ripenserò?
disegno di Boucq: forse lo si recupera ancora, da qualche parte, quel gioiellino di LE AVVENTURE DELLA MORTE E DI LAO TSEU (kappa edizioni)
Dunque: non sto più scrivendo, in questi giorni.
Potrei addurre mille motivi, tutti più o meno validi, ma mi limiterò al più semplice: ho iniziato a gestire un locale e non ho più accesso ad una tastiera comoda. Oltre a non avere più tempo per fare un milione di cose che prima facevo.
Il locale ovviamente è il Lucignolo, a Lovere, e sono impegnato tra listini da rifare, personale da valutare, eventi da programmare e un sacco di altre cose.
Poi c'è la fumetteria, che riaprirà la prossima settimana in Via XX Settembre 105, anche se solo come punto vendita momentaneo, con novità e caselle.
Dovrei impegnarmi per Lucca ma non ne ho troppa voglia e ci sono un paio di telefonate che sto aspettando decisamente troppo a fare.
Poi ci sono alcuni casini personali che mi hanno abbattuto il morale e tolto la voglia di scrivere, e alcune persone che mi hanno deluso.
Poi c'è una ragazza che chissà, ma mi sa di no.
Intanto mi son rasato a zero i capelli, e domani vado a vedere il Jesus Christ Superstar all'Arena di Verona.
Ho letto il primo numero di Adam Wild e m'è piaciuto molto.

Devo comprarmi un portatile, insomma. Oppure chiudere il blog: scrivere di corsa come adesso non è una cosa che mi riesce bene... diciamocelo: questo pezzo è scritto male.
Vedremo.

mercoledì 8 ottobre 2014

Però una cosa posso dirla...

senza spoilerare nulla, che tanto l'annuncio ufficiale dovrebbe essere questione di giorni: a Lucca ci sarà una cosa che, per i nomi coinvolti, darà l'impressione alle altre case editrici indipendenti di giocare Avellino-Real Madrid.
Al Bernabeu.

No: io non c'entro niente.
No: nessun'altra informazione, nemmeno in privato.

lunedì 6 ottobre 2014

Un fiume di compagnia

Leggo e orripilizzo:
Carissime amiche di Facebook ce ne una che mi fa un Po di compagnia che ne ho tantissimo bisogno

che è sbagliata sotto così tanti punti che ritenevo impossibile riuscirci con così poche parole: "ce ne"?!? Po maiuscolo e senza apostrofo?!? ma vogliamo parlare della tristezza davvero davvero triste del messaggio? E il punto di domanda, perché discriminarlo così? Esiste. Usiamolo.

Poi faccio un giro a Pogliano Milanese e vedo gente che la parola copyright non sa nemmeno come iniziare a cercarla sul dizionario:
che, poi... magari basta chiedere, eh?
però non ce lo vedo proprio, Tiziano Sclavi, felice di vedere associato il nome del suo personaggio a una pizzeria da asporto.

Ciao Lorenzo

"Papà, ma sei arrabbiato?"
"No, cucciola... solo triste. Ma non è colpa tua"
"Perché?"
"Un amico è stato male".
"Me la racconti una storia inventata sull'Isola che non c'è?"
E mi vengono in mente mille cose, cento ricordi e la storia di un amico che ci sta andando proprio adesso, nell'Isola che non c'è. Ed è la prima volta che le rispondo: "scusa, Lucrezia. Proprio non ci riesco".
Strano, che capiti per colpa di uno che non era mai a corto di racconti.

Lorenzo Bartoli l'avevo sentito l'ultima volta una ventina di giorni fa, per spedirgli le copie dell'albo che contiene Canto Di Un Corpo Lento, l'ultima storia che ha scritto per il personaggio che me lo fece conoscere, Arthur King. Gli dissi "per il pagamento... non so se ti ricordi quel week-end a Lovere" "certo: siamo pari. Anzi, forse ti devo ancora qualcosa" "ah, perché se è passato troppo tempo fa niente, eh?" "figurati: tanto lo sapevo, che prima o poi avrei scritto qualcosa per te". E si parlò dell'albergo, e mi propose di tenerci un corso di scrittura...
Eccola, la storia di AK: "quelli come me hanno giocato a nascondino con la morte per un'infinità di tempo... e se finora ho vinto io, non è stato gratis..."
Leggetela, fatela girare, ristampatela per i fatti vostri. Se vi serve a definizione più alta, chiedetemela. Più di tutto, leggetela:
 
 
 

Ci eravamo visti alla Cartoomics 2010 o 2011, non ricordo bene... salutandolo gli ho detto: "dove hai lasciato la metà del Lorenzo che conoscevo?"
Era dimagrito in maniera impressionante.
Girava con una ciotola d'insalata.
Parlammo del progetto che aveva per un film ambientato sui monti di Bergamo: mi disse che doveva vedersi con qualcuno e lo invitai a passare la notte nell'albergo di mio padre.
Prima di partire mi chiese quanto mi doveva: gli risposi di lasciar perdere e allora se ne venne fuori con "facciamo che ti scrivo una storia, così andiamo pari davvero".
Già: come se si fosse potuto parlare di nuove uscite delle Edizioni Arcadia...
Poi però venne fuori il progetto "i giorni dell'invasione" -finito nel limbo delle cose che prima o poi farò, ma non ho idea di quando- e gliene accennai: "quando sei pronto fammi sapere. Io sto qui".

Quando gli telefonai per l'albetto dell'Happening mi disse subito di sì, ma anche di sentire Andrea Domestici, co-creatore di Arthur King. Andrea era impegnatissimo con altre scadenze, ma disse che andava benissimo se a disegnarla fosse stato Guglielmo Signora.
Guglielmo disse di sì prima che finissi la frase.
Quando venne stabilita la data Lorenzo mi scrisse: "domani ti mando le prime 4 tavole, entro lunedì le altre". Passarono i giorni e poi una settimana. Mi arriva una mail di Guglielmo: "riesci a sentire tu Lorenzo? Non risponde più alle mail né al telefono".
"Scusa -mi fa- è che ho fatto delle analisi che non sono andate bene"
"Scusami tu. Prenditi tutto il tempo che ti serve".
La storia arriva, Guglielmo la disegna epperò gli status di Lorenzo su facebook sono sempre più preoccupanti. "Non sto vincendo io" mi lascia senza parole.

Oggi sono andato a Gardaland con Lucrezia e poi ho visto Juventus-Roma: ho aperto facebook pensando a mille cose... il primo messaggio che leggo è di Matteo Bussola: "è morto Lorenzo Bartoli". E mi crolla il mondo addosso.

Ripenso a tante cose: al licenziamento vigliacco (soprattutto nei modi) dall'Eura e al post in cui raccontava la reazione di sua figlia, che lo tirò su di morale dicendo: "che bello! così adesso ti vedrò di più". Alle eccessive parole nei miei confronti sulla prefazione del numero uno di Giada. Al mio primo commento sul suo blog e alla sua risposta "ma sei Mario l'amico mio?" Agli scambi su facebook e alle canzoni che piacevano a tutti e due (l'ultima è stata "Confessioni di Alonso Chisciano" di Ivano Fossati: "che se la morte è un mare, vedi, mi ci tuffo vestito"). Al Club della Pipa che aveva fondato. Ai suoi racconti e alle sue storie a fumetti. Ai suoi occhi chiari e alle sue risate. Alle magliette di John Doe che mi fece stampare senza chiedere nulla in cambio. Alla volta che restò bloccato nell'ascensore, a Terni, a notte fonda: "oh! siamo in tre in una gabbia di un metro per un metro: che nessuno si azzardi a scoreggiare". Alla presentazione di AK a Bergamo, mill'anni fa, e alle battute su Chris Claremont che si fece un'intera edizione del Comicon sdraiato sulla poltrona del bar degli addetti ai lavori... quella volta mi raccontò anche di come ogni anno, per andare in ferie, passando davanti alla fabbrica del Chinotto Neri si fermava e faceva una riverenza in segno di rispetto e di gratitudine.
Ecco: son quei momenti così.

sabato 4 ottobre 2014

"Scrivevamo così": la Juventus torna in Serie A

Torno dopo quasi una settimana di latitanza (e non è capitato molto spesso). Più che altro, in realtà, riesco finalmente a prendermi una mezzora per il blog: ci sarebbero milioni di cose di cui scrivere ma il tempo è tiranno e, visto che domani andrà in scena la sfida tra le due principali (uniche?) pretendenti allo scudetto, mi son voluto ricordare i tempi bui...
Quelli del calcio scommesse, della retrocessione e di Cobolli Gigli & gli altri, dei tre campioni che sono voluti restare e dei due che l'hanno fatto controvoglia, ma poi hanno colorato il loro cuore di bianconero (Camoranesi e Trezeguet). Dei giocatori che sono arrivati con tutt'altre prospettive (Cristiano Zanetti, Marchionni) e di quelli che se ne sono voluti -anche giustamente- andare: gli unici che ho visto come traditori furono Zambrotta e Cannavaro. E uno dei miei giorni più brutti da juventino fu quello in cui vidi tornare Cannavaro (superato solo dalla retrocessione e dalla sconfitta ai rigori a Manchester).
Secondo me, comunque, noi domani vinciamo.
Tre articoli, tutti dal Corriere dello Sport-Stadio: l'editoriale, l'intervista al "mio" capitano e quella all'allenatore della squadra avversaria, tale Antonio Conte. E la cronaca di Arezzo-Juve:

Corriere dello Sport - Stadio
domenica 20 maggio 2007
I QUATTRO PROTAGONISTI
ALEX, NEDVED, BUFFON E DIDI'
di Sergio Rizzo

Ha festeggiato, con sobrietà ma ha festeggiato. E almeno per un giorno ha voluto lasciarsi alle spalle i problemi. La Juve è tornata in A dopo un anno di purgatorio, e tutto sembra così scontato, ovvio, persino banale. Invece non è così perché giusto un anno fa stava festeggiando il suo scudetto numero 29, ben sapendo che la festa era finta e che il futuro sarebbe stato nerissimo. E' ripartita, per la prima volta nella storia del nostro calcio, dalla B e con due scudetti di meno, dopo aver sfiorato la C, s'è affidata a dirigenti (quasi) tutti nuovi, ha licenziato Moggi e Giraudo prima ancora che esplodesse lo scandalo definitivo, ha scoperto che (quasi) tutti volevano scappare.
S'è ritrovata sola, ha scelto Deschamps, ha fatto appello all'orgoglio bianconero. Hanno risposto in pochi: Del Piero, Buffon, Nedved... Altri sono rimasti di traverso, e di traverso hanno giocato per tutto il campionato di B. Una sola componente è rimasta interamente legata alla Juve: la sua gente. Record d'incassi in ogni trasferta: così ha risposto il popolo bianconero. Che ha accettato la B ed ha sempre accompagnato la squadra. In molti si sono vergognati scoprendo certe nefandezze del passato, altri no: ci sono ancora i nostalgici, e magari continueranno ad esserci, ma è bene che capiscano che sta nascendo un'altra storia, moralmente migliore di quella degli ultimi anni. E più affascinante proprio perché più complicata. Ma anche all'epoca della grande Inter, finita l'epoca di Boniperti, Charles e Sivori, la rinascita sembrava impossibile. E nove anni sono passati dall'ultimo Trapattoni al primo Lippi: in mezzo c'erano stati il Napoli di Maradona, il Milan di Sacchi, la Samp di Vialli e Mancini.
Questa promozione è la vittoria soprattutto di Deschamps, e di Del Piero, Buffon e Nedved. E dei ragazzi che si sono calati in una realtà difficile ed oggi sono un patrimonio (a partire da Marchisio). Deschamps era davvero felice ieri, e bene ha fatto almeno per un giorno a dimenticare i problemi. Le cifre sono tutte dalla sua parte: è stato promosso in anticipo nonostante i 9 punti di penalizzazione, sarebbe tornato in A anche con i 17 iniziali, senza lo sconto dell'Arbitrato, giunto a campionato già iniziato. E avrebbe centrato l'obiettivo persino se fosse partito da meno 30, come aveva stabilito la prima sentenza. Certo, avrebbe dovuto affrontare i playoff: ma con tutto il rispetto per le altre, qualcuno pensa che non ce l'avrebbe fatta?
Il difficile, paradossalmente, comincia adesso. Anche i nostalgici dovranno capire che la retrocessione in B è costata 150 milioni, e che gli attuali dirigenti hanno dovuto cedere tanti fuoriclasse per tappare il buco. Ripartire sarà difficile, perché se ti chiami Juve non puoi avere un futuro anonimo. Ci vorranno investimenti, tanto lavoro, tanta fortuna. Tanti atti di fede (si aspetta soprattutto quello di Buffon). E qualche certezza: ieri Cobolli e Blanc hanno confermato Deschamps e Secco. Va bene per il giorno della festa, ma già da oggi bisognerà prendere atto che la convivenza è impossibile. Non si può partire da questo equivoco di base.
La gente è dalla parte di Deschamps semplicemente perché ha avuto cuore e coraggio all'inizio, e poi ha saputo costruire la promozione giorno dopo giorno. Deschamps merita di restare al suo posto, e la società deve dargli risposte chiare, oltre ai giocatori che vuole (senza ovviamente fare pazzie), per far partire un progetto di grande spessore. Sarà dura tornare ai vertici, recuperare un distacco che oggi è vistoso. Ma sarà anche bello: basterà mettere la gente giusta al posto giusto, gente che lavori con entusiasmo e pazienza. Il resto lo faranno i tifosi: sono sempre stati loro la vera forza della Juve.
"ORGOGLIOSO DELLA JUVE"
Del Piero: sono fiero di essere il capitano di questa squadra
La serie A ci mancava tantissimo, è stata un'annata da incubo
Dall'inviato Alessandro Rialti

Ancora due gol, festeggiati come il primo della sua lunga carriera, da eterno ragazzino, da eterno punto di riferimento, da capitano bianconero. Ancora due gol e fa 218, che vuol dire un pezzo della storia della Juventus, del calcio di serie A e adesso di serie B. Ancora Del Piero, doppietta anche a Arezzo, come è giusto che sia, una sorta di marchio di origine controllata. L'origine della storia recente della Juve. Ma è inutile nasconderlo: nella festa della promozione, del ritorno in A c'è soprattutto l'amaro, un retrogusto di fiele. E Del Piero il capitano, Mister 218, non riesce a dissimularlo: "Finalmente possiamo festeggiare il ritorno in serie A. Ci è mancata tantissimo. E' stata molto dura, una cavalcata difficile, quindi è giusto festeggiare. Perché per un club come la Juve è un altro traguardo raggiunto e io sono orgoglioso di essere il capitano di questa squadra". Il capitano che non ha mai avuto dubbi, che ha affrontato la B come fosse la Champions League, una eterna finale europea. "Ma più che il campionato di B il vero incubo è stato tutto quello che ci è successo in questa annata. Penso alla morte dei due ragazzi del settore giovanile, parlo di Riccardo Neri e Alessio Ferramosca. Penso alla scomparsa del nostro magazziniere Francesco Romeo. E penso poi a tutte le polemiche, i veleni, le illazioni che ci hanno accompagnati per tutto questo lungo anno, un anno letteralmente interminabile".
Alex racconta tutto come guardasse dentro di sè. Una rilettura di un'angoscia che ha avviluppato tutti, una sorta di sudario. "Adesso sono felice. Ma non costringiamo nessuno a esultare...". Eccola la vittoria che nasce dentro, in mezzo all'orgoglio. Dentro come le emozioni più delicate, quelle che vivono nel cuore, delle quali si è un po' gelosi. Perché assolutamente intime. "E' stata dura ma proprio per questo oggi è e deve essere un giorno di festa...". Dedicata a un intero mondo, quello bianconero, che Del Piero sa interpretare come nessun altro. Più di qualsiasi giocatore, più di qualsiasi dirigente. Del Piero è l'immagine migliore della Juve, il simbolo più autentico. Per tutti, anche per i non juventini, soprattutto per i giovani della squadra, quelli che sono la vera e più importante eredità. E lui, il capitano, a loro dedica questo primo momento di gioia dopo un anno vissuto come un dolore, atroce. "I giovani sono stati importanti, ci hanno permesso di andare avanti, ci hanno aiutato a superare momenti difficili, cominciando dalla prima partita di campionato a Rimini in poi". Quell'inizio maledetto, quando tutto pareva in salita, una sorta di Mortirolo del calcio, dove ogni minuto era un tornante. E Del Piero è ancora qui a ricordarlo a tutti. Sofferenza che troppo pochi hanno compreso, troppo pochi hanno valutato interamente. Sottile, poco esposta c'è la rivalsa contro un intero mondo, contro quelli che erano al di là della trincea bianconera.
Alex non è uomo da proclami, da menar fendenti, però pure lui è stanco, con eleganza ma sottolinea come la Juve alla fine sia rimasta sola e sola è giusto che festeggi. "Adesso sono felice anche perché la nostra società potrà muoversi in modo diverso, finalmente potrà concentrarsi sulla prossima stagione". Spinge il capitano per un nuovo sforzo comune, per nuove battaglie e nuove vittorie. Già, ma lui, Alex, cosa farà domani? "Io il prossimo anno penserò solo a giocare...". E' l'annuncio che non molla, vuole un'altra rivincita, contro tutti gli avversari i un tempo. Perché adesso la Juve è tornata.
Il tecnico dell'Arezzo, grande ex bianconero: "Che belli gli applausi dei tifosi. Ma non meritavamo di perdere 5-1"
CONTE: LA JUVE SARA' PRONTA PER LA A
di gio.mel.

I momenti più belli del sabato di Antonio Conte ci sono stati prima del fischio d'inizio. Applausi per lui da tutto lo stadio. Mentre i tifosi di casa lo incitavano a proseguire la miracolosa rincorsa che permette ancora all'Arezzo di credere nella salvezza, i supporter bianconeri lo ringraziavano per tutto quello che ha dato in 13 anni di onorata militanza bianconera.
"Non nascondo che gli applausi ed i cori dei tifosi juventini mi hanno fatto un piacere immenso. E' bello sapere che sono ancora nel loro cuore. Vuol dire che tutto ciò che ho dato alla Juventus nei miei anni di militanza è stato importante per loro e che la mia "juventinità" è ancora riconosciuta."
Purtroppo, però, la sua Juve, in campo, non ha avuto pietà e gli ha inflitto una sconfitta pesantissima. "Perdere con uno squadrone simile ci sta. L'unica cosa che non mi va giù è il punteggio. E' esagerato perché i miei ragazzi hanno dato il 110% e, anche sotto di due o tre gol, hanno continuato ad attaccare. Sono veramente orgoglioso di loro. Mi rimane solo il cruccio dei primi venti minuti. Nella fase iniziale l'Arezzo ha giocato meglio dell'avversario ed ha avuto tante occasioni per passare in vantaggio. Ci siamo divorati un paio di gol clamorosi e la Juventus, alla prima occasione, ci ha punito".
Chi è stato il bianconero decisivo? "Direi che Marchionni è stato devastante, forse una spanna sopra gli altri. Questo, però, conta poco, è tutto l'insieme Juventus ad essere di un altro pianeta. Del Piero, Trezeguet, Nedved, Buffon e soci non c'entrano niente con la serie B. Il loro posto è in A ed ora che ci sono tornati si faranno subito valere. Basterà solo qualche ritocco e la Juventus sarà subito competitiva". Conte analizza la sconfitta dall'ottica Arezzo, quella che gli interessa maggiormente. "Purtroppo i risultati delle nostre dirette concorrenti hanno complicato notevolmente i nostri piani. Adesso dobbiamo fare punti in tutte le partite rimanenti, a partire dalla trasferta di Rimini, un impegno per niente agevole visto che i romagnoli sono ancora in piena lotta per i play-off". Cosa deve fare l'Arezzo adesso? "Dimenticare immediatamente questa battuta d'arresto e rimettersi alla rincorsa delle avversarie con lo stesso spirito, la stessa voglia e la stessa determinazione che ci hanno permesso di ottenere 19 punti in sette partite".

Per la cronaca: l'Arezzo, che aveva esonerato e poi richiamato in panchina Antonio Conte, retrocederà comunque, e proprio a causa della Juve che, nell'ultima di campionato, venne sorprendentemente sconfitta a Torino dallo Spezia. Conte la prese benissimo:
Una vittoria che lascia l'amaro in bocca ad Antonio Conte, il suo tecnico, la cui reazione è quella che non ti aspetti. "C'è profonda delusione e profonda amarezza, rispetto tanto i tifosi juventini ma ho poco rispetto per la squadra". Ha dichiarato l'ex bianconero, per anni centrocampista della Juve, deluso per la retrocessione dell'Arezzo a causa della sconfitta casalinga della sua ex squadra con lo Spezia. "Retrocedere così fa male però mi fa capire cose che già sapevo...Nel calcio si parla tanto, tutti sono bravi a parlare, adesso sembrava che i cattivi fossero fuori e che adesso ci fosse un calcio pulito, infatti siamo contenti tutti, evviva questo calcio pulito".
Gli spezzini vinsero 2-3 con un gol al 90' di... Padoin!

Arezzo - Juventus 1-5
AREZZO (4-4-2): Bremec 5, Capelli 6 Terra 5,5 Ranocchia 5,5 (1' st M.Conte 5,5) Barbagli 5 (7' st Togni 6); Bondi 6 Bricca 5,5 Di Donato 6 Croce 5,5; Martinetti 6 (37' st Grabbi sv) Floro Flores 6,5. A disposizione: Lanza, Vigna, Roselli, Cavanga. Allenatore: Antonio Conte 5,5
Fuorigioco fatti 6
Falli commessi 11
JUVENTUS (4-4-2): Buffon 6,5; Zebina 6,5 (25' st Birindelli sv) Boumsong 5 (32' st Kovac sv) Chiellini 7,5 Balzaretti 6,5; Marchionni 6,5 (37' st Palladino sv) Marchisio 7 C.Zanetti 6 Nedved 7; Trezeguet 5 Del Piero 7,5. A disposizione: Mirante, A.Bettega, Giovinco, Zalayeta. Allenatore: Deschamps 7,5
Fuorigioco fatti 5
Falli commessi 19
ARBITRO Rizzoli di Bologna 6
Guardalinee Pascariello e Viazzi
Quarto uomo:                          (no: non è un errore mio... è proprio in bianco sul giornale!)
MARCATORI: 20' pt Del Piero (J),34' pt Chiellini (J), 45' pt Floro Flores (A), 4' st Chiellini (J), 31' st Del Piero (J), 42' st Trezeguet (J)
AMMONITI: 10' pt Ranocchia (A), 22' pt Boumsong (J) per gioco falloso
NOTE: spettatori paganti 9.435 per un incasso di 333.134,00 (mini abbonati 265 per una quota partita di 5.416,65). Calci d'angolo 12-1 per l'Arezzo. Recuperi: 2' nel pt, 2' nel st.

AREZZO - Cinque gol farebbero pensare a una vittoria facile, ma così non è stato. La Juventus ha sofferto prima di prendere il volo verso la serie A. Il ventesimo gol di Del Piero e l'incornata di Chiellini nel primo tempo erano state guastate da un gol di Floro Flores (distrazione di Boumsong, neanche l'unica) che aveva reso la partita aperta. Non solo: la Juve soffriva le ripartenze dei toscani, e spesso è caduta in affanno. Ma nella ripresa i bianconeri hanno forse annusato la promozione anticipata e si sono scatenati: secondo gol di Chiellini, secondo gol di Del Piero, sigillo finale di Trezeguet.
Deschamps ha presentato la squadra ipotizzata con il giovane Marchisio accanto a Cristiano Zanetti e Marchionni e Nedved esterni. La partita se la sono caricata sulle spalle Nedved e Del Piero splendidamente coadiuvati dal giovane centrocampista torinese diventato in questi due ultimi mesi una delle più belle realtà della Juventus. Marchisio si è espresso con eccellente senso tattico, ha spesso dettato i tempi di gioco, non ha mai sbagliato un movimento supportando con continuità e ardore l'azione dei grandi campioni Nedved e Del Piero. Il cekio ha vestito come sempre i panni del trascinatore, Alex ha dipinto gioco e prodotto idee a ritmo continuo ingentilendo la sua prova con due gol decisivi: il primo perché ha sbloccato il risultato e il quarto che ha definitivamente chiuso la giostra.
E' incappato in una giornata storta Boumsong che nel corso della stagione, malgrado le critiche a raffica, è stato sempre tra i migliori. Il francese ha patito oltre misura le incursioni di Martinetti e soprattutto di Floro Flores che in occasione del gol lo ha messo in evidente impaccio. Talmente in difficoltà Boumsong che Didì gli ha risparmiato l'ultima quarto d'ora mettendo in campo Kovac. Poi è stata festa.
l.be.
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