lunedì 20 maggio 2013

Serie A: il pagellone di fine campionato

V'avverto subito: delle previsioni che avevo fatto a inizio campionato ho azzeccato solo quelle facilissime: Juve campione, Napoli secondo, Pescara retrocesso... Roba che se ci giocavo dieci euro adesso andrei a incassarne dodici al massimo: non state per leggere le opinioni di un fine opinionista, ma di uno che ci capisce il minimo necessario per godersi due/tre (ok: alle volte cinque) partite a settimana.
Alla Juve resterà Antonio Conte, che però a quanto pare s'è finalmente impuntato e pretende un attacco degno di questo nome: fosse per me li cambierei tutti (vogliamo tenerne uno? voto per Quagliarella). Ma non solo attacco, a quanto pare: nella rosa del prossimo campionato ci saranno almeno 4/5 giocatori nuovi. Se non partirà nessuno tra Pirlo, Marchisio, Vidal e Pogba credo sia molto probabile una Juve 2013/2014 schierata spesso con un'unica punta (e dite quel che volete: tra tutti i nomi girati finora, quello che preferisco è di gran lunga Zlatan Ibrahimovic).
Conte ha fatto i miracoli per due anni di fila: secondo me però ha un punto debole di cui si parla troppo poco: usa pochissimo, e spesso in ritardo, i cambi.
Lippi, che è stato "campione mondiale di cambi azzeccati" per parecchi anni, pensava sempre ad una formazione di quattordici persone per ogni partita: aveva già un'idea precisa di chi schierare in campo a partita in corso (idea che era prontissimo a cambiare a seconda dell'andamento del match). L'attuale allenatore juventino, invece, pare partire convinto di arrivare al novantesimo con gli undici schierati all'inizio, e secondo me ha sbagliato la gestione dei cambi in almeno un paio di partite decisive (all'andata col Bayern, soprattutto).
Detto questo, resta il miglior allenatore del campionato italiano e, in prospettiva, uno dei big mondiali negli anni a venire. Ma non chiamiamolo più "il Mou italiano", per piacere: non dopo il fallimento indecoroso di Mourinho a Madrid, perlomeno... (Voto alla stagione: 8,5)

Napoli: 7,5
Non ci sarà più Mazzarri e, tranne colpi di scena al momento imprevedibili, nemmeno il mostruoso Cavani. Chissà che squadra ci consegnerà il mercato estivo... Ottima stagione (il secondo posto, però, era abbastanza scontato), peccato per l'Europa League...
Milan: 8
Stessimo parlando di una società con un presidente normale il compito di tutti i massimi dirigenti, da ALMENO un paio di mesi a questa parte, sarebbe quello di supplicare Allegri di restare... Però Berlusconi è così, prendere o lasciare, e secondo me cambierà allenatore. In ogni caso il Milan partirà molto meglio dell'anno scorso, con una base solida (anche se molto -forse troppo- giovane): un attacco stellare, un buon centrocampo e una difesa ben più solida di quanto la somma dei nomi potesse far sperare a inizio campionato. A occhio (e prima di sapere cosa succederà nel mercato estivo) i rossoneri saranno la prima alternativa alla Juve per lo scudetto.

Fiorentina: 8
Perderà Jovetic (occhio a Giuseppe Rossi, comunque: se la sfortuna l'ha abbandonato -e sarebbe ora!- il cambio potrebbe essere alla pari) ma ha confermato Montella: si preannunciano anni divertenti per i tifosi viola.

Udinese: 7,5
I Pozzo sono tra i migliori manager calcistici che mi sia mai capitato di vedere all'opera (capaci di gestire tre squadre nei principali campionati del mondo -Italia, Spagna, Inghilterra- con risultati sorprendenti ovunque: la promozione in Championship del Watford allenato da Zola è l'ennesima impresa), Guidolin un allenatore fantastico (anche se riesce a piazzarsi sempre molto in alto nel "premio piangina"), Di Natale un campione che diventa più bravo invecchiando. Ci sono tutti i presupposti per un ulteriore campionato da incorniciare, l'anno prossimo.
semifinale per il passaggio in Championship (la B inglese) tra Watford e Leicester: novantaseiesimo. Rigore per il Leicester che, se segna, elimina il Watford. Un finale di partita pazzesco!

Roma: 5,5
Non si può prendere Zeman senza essere straconvinti dei suoi metodi e del suo calcio. Il ceco ottiene risultati solo quando ottiene obbedienza e fiducia cieche (eheh!). Peccato, perché la squadra mi sembrava competitiva.

Lazio: 6
La squadra si è un po' persa dopo un ottimo inizio, forse eccessivamente penalizzata dall'infortunio di Klose (che non è una scusa, ma un difetto). Meno forte sulla carta dell'altra squadra della capitale, ha praticamente gli stessi punti della Roma. Ma in Europa League doveva arrivarci...

Catania: 7,5
A Catania gli allenatori diventano tutti fenomeni: sarà un caso? L'ultimo della lista è Rolando Maran, alla prima esperienza in Serie A. Europa sfiorata e record di punti: impossibile sperare in qualcosa di meglio...
Inter: 4
D'incoraggiamento. Un disastro sotto ogni punto di vista: che si sarebbe pagata l'inesperienza di Stramaccioni  era nelle previsioni di tutti (ma forse non di Moratti), che il prezzo sarebbe stato così alto non se l'aspettava nessuno. Non vedo come sia possibile riconfermare il tecnico (pare arriverà Mazzarri... e se invece tornasse Mancini?), ma chissà...
E qualcuno convinca Bonolis a smettere di parlare di calcio: non gli è bastato rovinare gli ascolti della Serie A, quando la presentava lui?

Parma: 6,5
Stagione tranquilla e senza patemi: i fasti e le ambizioni dell'epoca Tanzi sono lontanissimi, ma a Parma non hanno fatto drammi e si sono rimboccati le maniche. Più di così, al momento, è difficile chiedere.

Cagliari: 6,5
Alla squadra, ché il casino dello stadio è stato uno dei punti più bassi raggiunti dal nostro calcio negli ultimi trent'anni (prima non c'ero o non seguivo abbastanza).

Chievo: 6,5
Salvezza raggiunta agevolmente, e l'anno prossimo torna il derby in Serie A. Il fatto di essere riusciti ad aspettare il non facile ritorno del Verona senza mai retrocedere è frutto di un piccolo miracolo di gestione societaria.

Bologna e Sampdoria: 6
Due buone squadre che hanno rischiato di complicarsi la vita quasi da sole...

Atalanta: 6,5
L'ultimo campionato con partenza ad handicap ha portato ad una salvezza quasi in extremis (ma nemmeno così tanto, dai...). Denis è pronto per una grande squadra, Bonaventura forse addirittura di più.
Torino: 6
In realtà mi aspettavo qualcosa di più... però mai visto un Cerci così decisivo.

Genoa: 5,5
Salva solo perché il Palermo ha fatto di tutto per retrocedere.

Palermo: 3
Di solito Zamparini fa e disfa: quest'anno si è fermato a metà dell'opera, demolendo le certezze di una squadra che già non era eccezionale di suo. Una retrocessione fortemente voluta.

Siena: 5
Peccato Emeghara sia arrivato troppo tardi, perché con Rosina e Vergassola (un giocatore che mi è sempre piaciuto molto) andava a completare un ottimo reparto offensivo.

Pescara: 4,5
A guardare le cifre meriterebbe molto di meno... ma che colpa hanno i giocatori se la società ha deciso di affrontare la serie A demolendo la squadra che l'aveva conquistata? I migliori sono stati i portieri, Perin ed il redivivo Pelizzoli, che si sono dovuti abituare a subire almeno tre gol a partita. Un monito per le neopromosse: che senso ha conquistare la A se non si prova nemmeno a giocarsela?

domenica 19 maggio 2013

Ho scritto una poesia per una cosplayer che ho visto oggi a Fumettopoli

Bukowski, che era uno che ce ne sapeva, ha spiegato così la differenza tra prosa e poesia: "La poesia dice troppo in pochissimo tempo, la prosa dice poco e ci mette un bel po'.".
E così ero lì al mio stand quando a un certo punto mi vedo questa tizia che... ma la poesia, insomma! Eccola:

"..................
Angurie
.................."

Occhio! senza le pause perde tutta la sua aurea romantica...
Ho pensato di aggiungere qualcosa sul come la ragazza avesse squarciato le nubi di una piovosa giornata milanese portando il sapore dell'estate (i cocomeri, si sa, sono frutti tipicamente estivi), ho subito scartato una versione alternativa perché i meloni sarebbero stati mostruosamente inadeguati... per farla breve: caro il mio Ungaretti, stavolta t'ho fregato!
E la tizia, invece, era davvero bellissima: seni enormi trattenuti a stento da due triangolini di stoffa semplicemente eroici (la visione "di schiena" era incredibile: strabordavano letteralmente) profonda invidia per il suo ragazzo, che s'addormenta tra quei due cuscini enormi (io lo farei, perlomeno...)

venerdì 17 maggio 2013

Un libro sulla Fenech e di come non si dovrebbe scriverlo... per fortuna c'è Cristicchi

Edwige Fenech su Playmen, marzo 1968
Sono passate un po' di settimane da quando ho finito di leggere il libro Il corpo dei settanta: il corpo, l'immagine e la maschera di EDWIGE FENECH di Stefano Loparco (Edizioni Il Foglio, 332 pagine, bianco e nero, € 18,00).
Non ne ho scritto subito perché ho preferito "allontanarmi" temporalmente dalla lettura, che mi aveva interessato ma anche, in più punti, irritato.
 
"Magari mi passa", mi sono ingenuamente detto...
A pagina settantuno sono tentatissimo dal mollare il libro, ché mi tocca leggere: "Lo Sconosciuto (1975), primo fumetto pornografico pubblicato in Italia".
Perché io capisco che si voglia (e si debba) contestualizzare tutto, anche (se non soprattutto) la carriera di colei che fu responsabile di uno dei più massicci sollevamenti delle masse italiane di tutti i tempi (Edwige Fenech, ovviamente e sì: c'è un doppio senso), ma se l'autore scrive certe cazzate su un argomento che conosco bene (Lo Sconosciuto non è un fumetto pornografico, anzi, non è nemmeno erotico, e in ogni caso non sarebbe stato il primo: Jacula è stata pubblicata nel 1969, Zora la Vampira nel 1972, Lando nel 1973....) come posso fidarmi di quello che scrive su tutti gli altri?
Fosse solo quello, il problema: gli approfondimenti sono troppo lunghi (che senso ha pubblicare TUTTA l'ultima lettera di Aldo Moro alla moglie, in un libro sulla Fenech?) e lo stile di scrittura di Loparco... insopportabile.
 
Che poi l'autore è il primo che, dopo averne più volte sottolineato le (legittime? non lo sapremo mai) ambizioni attoriali ("è impiegata in forza della sua bellezza, da registi che non ne hanno colto la personalità, e stanti così le cose è costretta ad adeguarsi alla sceneggiatura, senza riuscire a imprimerle una propria identità"), tende talvolta a limitare il "fenomeno Fenech" alle sue tette.
(che è comunque un bel "limitare", eh?)
Mi ritengo una persona di discreta cultura, con buona padronanza della lingua italiana e la conoscenza di parecchi termini desueti (tipo "desueti", ecco!). E allora perché mi sento un bambino dell'asilo, che deve andare a cercare il vocabolario ogni cinque minuti? Che senso ha scrivere "fenomeno neghentropico" in un libro dedicato alle tette di un'attrice protagonista perlopiù di filmettini senza nessuna pretesa? E intitolare un capitolo "Mitopoiesi del "corpo di Fenech""?
Cosa vuol dire "Mitopoiesi" e, soprattutto: perché non me lo spieghi? Vuoi proprio farmi usare il dizionario? E mica solo quello italiano, ché l'autore dà per scontato che tutti noi, che abbiamo spiato per anni il corpo di Edwige sotto la doccia beandoci delle facce buffe di Alvaro Vitali, si sia fatto almeno il Liceo Scientifico e ci si ricordi le basi del latino: cos'è la "lectio magistralis"?
magistralis = magistrato? no: forse non si parlava di questo film...
E poi: nessuna spiegazione del perché venisse sempre doppiata quando la sua voce ha sì un accento francese, che però non toglie nulla al suo fascino, anzi. Non dico di aprirci un'inchiesta ma, vista la facilità con cui si possono rintracciare i protagonisti del cinema di quel tempo, almeno un paio di dichiarazioni da parte di un regista, di un collega o, magari, sue (come ha vissuto la cosa? e, ritenendosi un'attrice sottostimata: quanto ne era frustrata?)
La Fenech resta la più grande attrice di tutti i tempi (sì, vabbe': c'è un filo d'esagerazione ma... con tutte le soddisfazioni che m'ha dato.....) o meglio, come l'ha definita Morando Morandini: "Edwige Fenech, attrice, per definizione, al di là dal bene e dal male".
Beh: ormai l'ho letto e me lo tengo ché la vita della Fenech, seppure perfino banale sotto il profilo amoroso (pochi uomini, a quanto pare, per il sogno erotico di almeno due generazioni) si rivela comunque interessante (la fuga da bambina dall'Algeria, il matrimonio a diciassette anni, un figlio avuto da un padre mai svelato, i tentativi di passare al cinema "maggiore"...)
E pensare che per Laura Antonelli, un altro dei sogni erotici di quegli anni (che ha avuto una vita molto più complicata di quella di Edwige: e certo che le storie tragiche emozionano più di quelle "normali"), Simone Cristicchi è riuscito a scrivere una canzone spettacolarmente bella come questa:
Laura nella sua vestaglia sola come un cane beve
sopra il tavolo in salotto una montagna di neve
Laura pazza, Laura ingenua, Laura povera drogata
Laura fragile, sensibile, alla gogna trascinata
Laura aspetta la sentenza crocifissa sul giornale
condannata per dieci anni ad impazzire

No: non mi aspetto la stessa vena poetica di Cristicchi... e capisco la passione per l'attrice e per i propri ricordi di gioventù. Ma ne Il corpo dei settanta io ho trovato la ricerca di una scrittura complicata immotivata e, in fondo, autocompiaciuta (e, quindi, a mio parere, semplicemente antipatica).
Poi di certo sarò io che esagero, eh? E non mi risulta ci sia grande scelta, se si volesse leggere una biografia della Fenech, ma l'impressione è quella di un libro profondamente sbagliato.
Però... come si fa a dimenticarla?
 

giovedì 16 maggio 2013

Dylan Dog nel 2018

Capita che mi capita (eggià: riesco a scrivere anche cose così) tra le mani un vecchio albo del "vecchio" Dylan (confesso: sono colpevole di abbandono della lettura della collana, da qualche anno): I killer venuti dal buio, del marzo 1993.
E mi viene proprio la voglia di rileggermelo per tanti motivi:
- quelli di Sclavi me li ricordo bene (come se fosse possibile non ricordarseli!) e... sì: Dylan Dog è quello lì.
La leggenda nasce con quegli albi e difficilmente toccherà nuovamente quei picchi: tutto era perfetto: periodo storico, genialità sclaviana, argomenti trattati, filosofia del personaggio, scelte grafiche che si pensavano improponibili in edicola (ricordo Stano che raccontava di quando, andato in redazione a consegnare le tavole del numero uno, venne circondato da altri disegnatori con commenti tipo: "oh! ma si può fare anche così?"), violenza e sesso, carisma del personaggio (ideale per far breccia nei cuori di un'intera generazione e, per la prima volta, capace di avvicinare al fumetto anche il pubblico femminile), eccetera, eccetera, eccetera...
quelli di tutti gli altri sceneggiatori, invece, specie dopo molto tempo, sono rimasti meno impressi nella memoria. C'era la voglia di ricordarmi il Dylan forse "meno nobile" ma, comunque, ancora molto simile a quello degli inizi;
- Claudio Chiaverotti è un amico e uno sceneggiatore che stimo. Tra gli albi non-sclaviani che mi hanno segnato ci sono, di sicuro, almeno i suoi Goblin e Il buio.
E pensare che il nostro primo incontro non pareva incoraggiante: si era ad una Lucca di metà anni novanta e i tizi di una televisione locale cercavano qualcuno con un minimo di competenza per porre domande sensate ad alcuni autori... io non fui simpaticissimo: "hai scritto alcuni dei Dylan più belli, tipo Goblin, ma anche alcuni dei peggiori, tipo La sfida: come spieghi un rendimento così oscillante?"
- L'albo segna il debutto di Luigi Siniscalchi, un autore che ho avuto il piacere (e il privilegio) di pubblicare con le Edizioni Arcadia ai tempi della raccolta 4 volti della paura (ottobre 2007).

Ma il senso di questo post?
Tutto in questa immagine: ultima pagina dell'albo, ambientata nel lontano futuro: 
Ho detto "lontano futuro"? Insomma: la vignetta è ambientata nella metropolitana di Londra, il 27 agosto 2018.
E quindi, in pratica, Dylan tra poco più di cinque anni avrà i capelli alla Mister No e, insomma: sarà decisamente invecchiato.
Vabbe'... grazie dell'obiezione: lo so che non si possono non inserire alcune date, qua e là, in una pubblicazione a lungo termine. E so anche che è normale che, prima o poi, quelle date (funzionalissime, ai tempi della pubblicazione) "tornino" indietro come boomerang e l'unica cosa da fare è far finta che non siano mai state utilizzate. Oppure vogliamo dire che Tony Stark era uno scienziato già ai tempi della guerra in Vietnam e quindi adesso DEVE per forza avere una settantina d'anni?

Però quel Dylan un sorriso me l'ha strappato, ecco. Personalmente dovrei essere più "anziano" del Dylan attuale, ma non riesco ad immaginarmi così "vecchio" tra soli cinque anni...

Cosa dire della storia, quindi?
La prima sensazione è la stessa che si prova rileggendo cose tipo il Silver Surfer di Stan Lee: i fumetti "vecchi" erano molto più "parlati", ed i tempi di lettura di quest'albo in particolare sono più lunghi di quelli di un Dylan attuale.
Però lo stile di Chiaverotti è già tutto lì: violenza:
atteggiamento critico verso la società del consumo, che regala sogni troppo brevi pagati troppo cari:
poveri cristi che si rendono conto troppo tardi di non aver vissuto davvero:
incubi che non si capisce mai quanto (e, soprattutto, se) siano separati dalla realtà:

ma, soprattutto, lirismo:
"loro sono dei mostri...
Poco da fare: a prescindere dall'amicizia, ritengo Claudio lo sceneggiatore che più è riuscito ad avvicinare le vette sclaviane su Dylan Dog.
E, comunque: in 94 tavole ci sono nove assassinii (compresa la morte dei tre killer del titolo, nelle pagine finali, per mano di Dylan), di cui uno solo immaginato e due "visivamente esagerati", un tentativo di stupro e due camicette strappate, più apparizioni di zombie varie: un livello di violenza parecchio distante da quello attuale ma che certo non basta a giustificare l'enorme differenza tra il Dylan di vent'anni fa e quello attuale. Il personaggio ha perso parte della sua identità -ed è normale, essendo passato "attraverso" un sacco di sceneggiatori ed avendo "perso per strada" il suo creatore- ma soprattutto ha perso l'empatia che, ai tempi dei primi cento numeri, aveva non solo con il proprio pubblico, ma con gli adolescenti italiani.
E anche questo, purtroppo, è inevitabile: difficile, per un personaggio del 1986, rappresentare i giovani di venticinque anni dopo.
Da qui al dire che Dylan è finito ci passa non un'autostrada, ma l'Oceano Atlantico: l'Indagatore dell'Incubo ha patito i primi anni "d'invecchiamento", ma resta un personaggio estremamente affascinante, con un sacco di cose da dire ed aperto a milioni di possibilità narrative. Io, per esempio (ma, ovviamente, è solo una questione di gusti personali), leggo tuttora volentieri le storie scritte da Michele Medda (evvabbe': sono da un po' in forzata astinenza ma sono sicuro che tornerà all'Old Boy, prima o poi (oddio! fa anche rima!)), la maggior parte di quelle scritte da Recchioni (Mater Morbi è sicuramente il miglior Dylan degli ultimi dieci anni) e quando mi capita di prendere tra le mani un nuovo albo, incuriosito magari dal titolo o dal disegnatore, ci trovo spesso qualcosa di piacevole.
Facendo un paragone automobilistico a me Dylan sembra un pilota partito con troppo vantaggio, che si è rilassato un po' -forse anche per un normale eccesso di sicurezza- facendosi superare da qualcuno (la migliore testata italiana in edicola, da parecchi anni? Tex, senza alcun dubbio) ed ha preso male qualche curva, ma che ha tra le mani un bolide vero e davanti a sé un rettilineo lunghissimo (e magari ancora qualche piccola curva: c'est la vie).
No: il Dylan Dog del 2018 non sarà imbolsito come quello disegnato da Siniscalchi, ne sono sicurissimo.
E guarda che vignette s'inventava il giovanissimo Siniscalchi!!!
Qualche testa leggermente sproporzionata, qualche vignetta un po' statica ma, senza dubbio, un debutto strepitoso per un ragazzo che, a ventun anni, si è trovato nello staff di una serie che vendeva cifre spaventose e che leggevano davvero tutti (e che ha poi mantenuto tutte le promesse, piuttosto e anzichenò).


Bravo, Mario: bella pensata! "Prendo questo disegno così me la cavo con un post di quattro righe, che stasera non ho voglia di scrivere tanto..."

mercoledì 15 maggio 2013

Long Wei a Bergamo, sabato 15 giugno

Visto il rinvio dell'uscita in edicola del primo numero della nuova serie di Diego Cajelli (di cui ho già parlato qui e qui), s'è deciso di posticipare la giornata dedicata a Long Wei a sabato 15 giugno: incontro in negozio con gli autori alle ore 16,00 e poi, per chi vorrà partecipare, cena al ristorante cinese Bai Wei Guan, a un attraversamento di strada dalla fumetteria:
Decideremo al momento, e in base ad eventuali prenotazioni (il ristorante è abbastanza capiente) come verrà diviso il conto (sarebbe bizzarro, però: una cena a Bergamo per celebrare un personaggio cinese che abita a Milano... e magari si finisce per pagare "alla romana"), ma sappiate che bisogna mettersi d'impegno (parecchio d'impegno) per spendere più di venti euro, e che si riesce tranquillamente a stare nei dieci.

Sarà anche il primo incontro nel nuovo (e rimpicciolito, ma sempre molto figo) negozio, quindi speriamo di non incontrare particolari problemi logistici che, però, potrebbero anche esserci:

Fumetteria ARCADIA
via Quarenghi, 46/C
BERGAMO
www.nuvoleshop.com

Per ulteriori informazioni (ma anche per il vostro semplice gaudio) cercate -e iscrivetevi a!- il gruppo facebook del negozio.

Noi vi s'aspetta!

martedì 14 maggio 2013

... maalaaaatoo....

riemergo da una settimana d'incubo, vissuta/non vissuta tra letto e tentativi di rialzarmi in anticipo frustrati da rovinose ricadute.
riassunto: mercoledì vado a giocare a calcetto. Torno a casa dopo mezzanotte e sono un tremolio unico: mangio un piatto di cereali col latte per provare a rimettermi in forze e mi butto sul letto.
il giovedì ho una commissione da sbrigare assolutamente a Bergamo: riesco ad alzarmi verso le undici e per le due sono di nuovo a dormire, massacrato da un mal di testa terrificante.
venerdì sto quasi per chiamare Arianna e dirle che non riuscirò ad andare a prendere la bimba, ma verso le cinque sono seduto sul divano e, d'un tratto, mi accorgo che l'emicrania è passata: vado da Lucrezia e riesco addirittura a vedere la prima partita Milano-Siena di basket: fossi stato appena passabile avrei scritto subito qualcosa dopo l'esaltante vittoria dell'Armani (il primo titolo che m'è venuto in mente? "Milan l'è un gran Milan": che, a vedere certe partite, ci si stupisce di come una squadra così forte sia capace di rimediare sconfitte sinceramente pazzesche come quella ad Avellino). Bizzarre, certe scelte che ti segnano la vita: e pensare che ho iniziato a tifare Milano perché mi piacevano un sacco le spremute d'arancia della Billy...
Sabato azzardo il pomeriggio in negozio, e riesco addirittura a fermarmi a cena con amici (ma non sono troppo presente, purtroppo!) fin quando la bimba non mi chiama per chiedermi a che ora torno a casa... tra l'altro ci sarebbe una news davvero grossa sul mondo del fumetto ma vedo che non ne ha ancora parlato nessuno e, siccome sarà solo questione di giorni e non mi va di passare per quello che rincorre gli scoop, vi lascio il piacere (o meno) di leggerne da qualche altra parte.
Domenica il mal di testa è passato del tutto, ed è solo allora che mi accorgo di aver preso anche la tonsillite: Gaia (che è quasi infermiera e ce ne sa) mi rassicura sul fatto che non morirò nemmeno stavolta, anche se in fondo speravo rispondesse al primo sms con qualcosa tipo: "sono solo le tonsille: se passi da casa mia te le tolgo e non se ne parla più..."
E invece scopro che, adesso, "l'intervento viene preso in considerazione solo dopo la terza recidiva in un anno", e che c'è da sentire un medico che mi prescriverà un antibiotico. Antibiotico che non posso procurarmi da solo tramite farmacia, ché le farmacie non danno medicinali a casaccio (proprio come le infermiere non effettuano operazioni "volanti" senza autorizzazioni: poi ci si chiede perché il nostro sistema sanitario vada a rotoli...) incredibile, comunque: sono capace di giocare a pallone all'aperto, sotto la pioggia, con 38 di febbre, ma non appena finisco a letto divento lagnoso e pure petulante: sembra che stia portando su di me tutti i mali del mondo e invece lo so benissimo, che è una robetta che passerà senza far danno... credo sia un problema dell'uomo in generale: finché resta in piedi da solo è pronto a sfidare il mondo e tutti i dolori possibili e immaginabili. Non appena è costretto a piegarsi, anche poco, capisce di non essere poi quell'essere indistruttibile che è portato a credere di essere, e tende ad esagerare coi lamenti. O magari sono solo io che son fatto così e tendo a generalizzare.
Nel pomeriggio accompagno la bimba alla pista quod, e poi nella piscina del centro benessere: ennesima cazzata, perché la sera devo abbandonare la cena (e, comunque, non sarei riuscito a ingurgitare nulla a prescindere) e rituffarmi nel letto, col mal di testa che torna a farmi compagnia.
Ieri, dunque, vado dal mio dottore di fiducia (che è poi l'unico che conosco e che mi vede una volta ogni due anni) che mi prescrive antidolorifico, antibiotico e un collutorio che a lui piace tanto (che, a quanto pare, il mio è molto meno affascinante).
- "L'antibiotico è quello dell'altra volta"
- perché, ho già avuto la tonsillite?
- "Sì, quindici anni fa"
(le cose che non si scoprono, andando dal medico...)

Passo la giornata sul divano, ma già la sera sembro un ometto nuovo (beh: quasi nuovo... ho pur sempre una certa età).
La bimba mi facilita le cose non dormendo tutta la notte, ma stamattina mi sono alzato, ho fatto la doccia e mi son ripreso il sole in faccia, come una persona che sta bene...
at the end of the tunnel there's a light
o, per "cantarla" come nello splendidevolissimo "Starlight Express":
peccato solo questa non sia la (spettacolare) versione on-stage
sul palco vero era tutta un'altra cosa

mercoledì 8 maggio 2013

La pagina facebook di Marco De Lotto: dateci un'occhiata, che è un grande...

sì, lo so: può sembrare che il mio giudizio sia influenzato dall'amicizia e sì, non ci girerò intorno: a Marco voglio così bene che potrei anche mentire, quando parlo dei suoi lavori.
per fortuna i suoi disegni non mi hanno mai messo in difficoltà: oltre che una grande persona, Marco De Lotto è anche un disegnatore coi controfiocchi, persosi chissà perché nel marasma che era il panorama fumettistico degli anni '90, ma ancora in grado di deliziare gli occhi di ogni appassionato di fumetti.
Era il 1995, avevo appena "uscito" i primi due numeri di Nuvole e, tra le tante nuove pubblicazioni del periodo, mi aveva favorevolmente colpito ARACNO, una parodia dell'Uomo Ragno pubblicata dalla Scuola Internazionale di Comics: l'autore era stato selezionato come "allievo dell'anno" e... vabbè: l'avete già capito, vero, che sto parlando di Marco?
Sono all'Expocartoon del 1996 quando arriva un ragazzo allo stand: mi dice che ha visto la fanzine, gli è piaciuta e vorrebbe pubblicare un fumetto con noi. Mi mostra una tavola e gli chiedo: "ma sei Marco De Lotto?" e lui "Sì": "Ti stavo cercando anch'io per chiederti la stessa cosa!"
E' iniziata così una collaborazione che, negli anni, ci ha portato a pubblicare un paio di storie di Aracno, un'intervista, qualche adesivo e un sacco di pin-up: quando andavo a Roma mi fermavo sempre a dormire da lui, coccolato da famiglia e amici.
Nel 2000 non ho avuto dubbi nell'affidargli il disegno per l'insegna della fumetteria Arcadia: un disegno che aveva colpito parecchia gente, ad iniziare da Sergio Bonelli che mi chiese di mandargli una foto della vetrina per pubblicarla nella rubrica della posta di Tex o Zagor: ma non mi è mai piaciuto approfittare della disponibilità della gente, e quella foto non la mandai mai...
E quando la fumetteria ha riaperto, qualche mese fa, ho pensato solo a lui come possibile disegnatore della nuova insegna.
Marco ha uno segno perfetto per il fumetto umoristico ma sa adattarsi anche a quello realistico:
e mica solo a quello:
La pagina la trovate cliccando qui. E usatela, la funzione "mi piace": in pochi giorni ha superato la soglia dei cento click, ma ne merita molti di più.

e poi ci sarebbe anche la nuova pagina su deviantart di Teresa Marzia (aperta quasi in contemporanea a quella facebook di Marco), ma stavolta ne accenno soltanto: ci sarà tempo per parlarne più approfonditamente.
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