martedì 14 luglio 2015

Sull'inutilità della pena di morte

Albert Pierrepoint, "il più grande boia della storia inglese" (non si sa di preciso quante esecuzioni abbia compiuto: la cifra "quasi ufficiale" è 435, ma per alcuni supererebbero le 600), nelle sue memorie ha scritto:

Tutti gli uomini e le donne con cui mi sono trovato faccia a faccia nel momento finale mi hanno convinto che, con quanto ho fatto, non ho contribuito ad impedire un singolo omicidio. Le esecuzioni non risolvono nulla. Sono solamente una reliquia antiquata di un primitivo desiderio di vendetta.

Albert Pierrepoint, "the executioner", al bancone del pub che aprì dopo il suo ritiro
Io credo non serva molto altro, per ribadire la barbarie, ma soprattutto l'inutilità (già: in America è tuttora in vigore e tutto si può dire, degli USA, tranne che siano un paese che ha debellato la criminalità) della pena di morte. Ma tanto lo sapete che non sono capace di essere sintetico, e vi propongo qualche altro scritto... per esempio questa intervista (realizzata dal sito Promiseland.it nel dicembre 2000) ad un boia kenyota in pensione:
Kirugumi wa Wanjuki di anni 76, è stato il boia della prigione di massima sicurezza Kamiti per 13 anni, l’unica struttura di massima sicurezza dove i condannati incontravano il loro fato. In questa intervista egli parla della sua esperienza, dei suoi pensieri e sentimenti riguardo il suo lavoro.
Ora è andato in pensione.
Prima di cominciare a prestare servizio alla prigione all’età di 37 anni, egli aveva svloto vari lavori, ed aveva anche lavorato per la polizia nella caccia ai combattenti per la libertà di Mau Mau.
Era il momento culminante della guerra per la libertà e Wanjuki, che agiva anche come informatore di Mau Mau, fu arrestato quando tentò di rubare 2 pistole ad un funzionario del governo delle colonie britanniche.
Nonostante questi fatti, egli fu assunto per sorvegliare centinaia di uomini che erano stati radunati e tenuti in campi di concentramento a Nyeri e altre parti della Provincia Centrale. Lavorò presso i campi di lavoro di Kangubiri per sette anni prima di unirsi al Dipartimento delle Prigioni nel 1961 dove gli fu assegnata la prigione di Kamiti.
D: Come venne coinvolto nelle esecuzioni?
R: Lavoravo alla prigione da un paio d’anni e avevo imparato come le guardie carcerarie portavano a termine le esecuzioni. Un giorno fui chiamato e mi fu detto di prepararmi. Non mi fu dato nessun dettaglio. Comunque, alcuni dei miei colleghi che lavoravano lì da diverso tempo mi dissero che questo significava che dovevo indossare la mia uniforme migliore assicurandomi però di non indossare una cintura o comunque niente di metallico. Eravamo in 2…L’uomo che dovevamo portare al patibolo era un Asiatico che, in un eccesso di gelosia, aveva ucciso la moglie e i tre figli.
D: Quali compiti svolse prima di diventare un boia?
R: Ero solito portare i condannati a morte dalle celle alla zona di esecuzione, pochi metri distanti dalle 4 celle riservate a coloro che stavano per morire. Lo facevo salire sul patibolo, legavo le sue braccia strette al corpo, gli mettevo il cappuccio nero in testa e il cappio intorno al collo. Questo è qualcosa che ho fatto molte volte.
D: Cosa provò la prima volta che ha giustiziato qualcuno?
R: Ero spaventato…tremavo per la pura. L’altra guardia che era con me mi disse di smettere di tremare perché sarei stato picchiato se gli altri avessero notato la mia paura. Mi disse di non essere un dume-kike (poco uomo ndr), altrimenti avrei dovuto togliermi la divisa, andare via e lasciare la prigione per non tornarci più. Mi disse di considerare quello alla stregua di qualsiasi altro lavoro e di ricordare che il condannato aveva tolto la vita a qualcuno ed era nostra responsabilità esigere la punizione. Non ebbi più paura da quel momento.
D: Aspettava con ansia un’esecuzione?
R: Era un lavoro che doveva essere fatto, ed io ero lì per farlo. Mi sentii dispiaciuto per il primo uomo che prelevai. Era quell’asiatico accusato che aveva ucciso la moglie e i tre figli. Piangeva e mi supplicava di non farlo. Ero spaventato ma poi mi resi conto che era come fare qualsiasi altra cosa. Si sviluppa uno strano rapporto con il condannato a morte. Alcuni mi piacevano anche, specialmente quelli nel braccio della morte che aspettavano l’appello. Quando erano rilassati (e ce n’erano pochi) avrei voluto abbracciarli e baciarli! Oh! Che sollievo avrei provato!
D: Come si sentiva dopo un’esecuzione? Come cristiano non la preoccupava il fatto che stesse commettendo un peccato dal momento che toglieva la vita ad un altro uomo, cosa proibita nella Bibbia?
R: Dopo la prima volta mi sentii davvero male e bevvi fino a non capire più niente per dimenticare ciò che avevo fatto quella notte. Ma dopo aver portato a termine molte esecuzioni smisi di sentirmi male…è come quando si comincia un nuovo lavoro…ti vengono date le istruzioni, e dopo dipende da te. Sa, le esecuzioni erano sempre compiute di notte…tra le 20.30 e le 21.00. Ogni qualvolta doveva esserci un’esecuzione, la sicurezza veniva ristretta ma questo non era davvero necessario. In qualche modo, il resto della popolazione carceraria, specialmente quelli della sezione generale, venivano a saperlo e sul posto cadeva un profondo silenzio. Quando la botola veniva aperta, faceva un tale rumore che avresti giurato che tutti lo avessero sentito. (ma io non la penso così). Non mi sono mai sentito preoccupato per quello che facevo…la mia coscienza è pulita e lo è sempre stata, perché ciò che facevo non era altro che uno dei lavori che dovevano essere fatti. Quelle persone che io impiccavo avevano tolto la vita a qualcun altro…dovevano pagare.
D: Come compivi le esecuzioni?
R: E’ un processo lungo e meticoloso. Nel giorno dell’impiccagione dovevo esaminare tutto il materiale occorrente per essere sicuro che funzionasse in modo corretto. Facevo questa verifica riempiendo un sacco con 200Kg di sabbia e simulando poi un corpo impiccato. La botola costruita sotto veniva aperta e nel giro di un attimo il sacco scompariva e veniva poi tirato su di nuovo. Inoltre cospargevo d’olio tutte le parti del congegno. Prima di questo il condannato veniva trasferito dal braccio della morte ad una delle 4 celle riservate proprio a quelli la cui data d’esecuzione era stata fissata. Egli veniva vestito con una speciale uniforme, diversa da quella indossata dai suoi compagni nel braccio della morte che è a sua volta differente dalla divisa indossata dalla popolazione generale. 24 ore prima dell’impiccagione, ai condannati viene concesso il completo accesso di visita di famigliari e parenti, e possono scegliere qualunque cosa vogliano da mangiare per il loro ultimo pasto. Un prete o un pastore viene chiamato per pregare insieme al condannato qualche tempo prima dell’ora stabilita per l’esecuzione. Il condannato viene poi guidato fuori dalla cella per compiere gli ultimi passi verso la struttura per l’impiccagione. Questo congegno può impiccare due corpi simultaneamente. Le braccia del condannato gli vengono legate dietro alla schiena, prima che la sua testa sia coperta da un cappuccio nero. Il cappio viene poi posto intorno al suo collo. Due guardie stanno da entrambi i lati del condannato ma lontano dalla botola. Ad un segnale dato dal comandante della prigione, che presenzia tutte le esecuzioni, la leva viene tirata e la botola si apre immediatamente. Se batti un occhio puoi perderti l’intera cosa…il collo della vittima è spezzato. E’ rapido e pulito.
D: Avrebbe giustiziato un parente o un membro della sua famiglia se fossero stati condannati a morte?
R: Mi sarebbe dispiaciuto, ma avrei portato a termine il lavoro comunque. Dopo tutto, la persona sapeva cosa la aspettava quando commise il crimine, perciò non si sarebbe dovuta aspettare nessuna misericordia da me. Non posso fare niente, perché le corti avrebbero deciso il caso. Qualche volta gli ufficiali della prigione potrebbero decidere di far condurre l’esecuzione ad un’altra guardia, specialmente se il condannato proviene dal tuo villaggio. Ricordo un’istanza quando dovevo giustiziare il figlio di una persona che abitava nel mio villaggio. Era stato condannato a morte per omicidio. Quella fu una brutta esperienza…l’avevo visto crescere!!!
D: Pensa che tutte le persone da lei giustiziate meritassero di morire?
R: Un crimine è un crimine e se uno è stato condannato a morte, allora non c’è niente che si possa fare! La persona sarebbe andata presso la corte e se fosse stata condannata a morte, allora questo è ciò che accadeva. Non dovevo sentirmi colpevole o triste riguardo a loro, dopo tutto erano stati condannati a morte dalla corte e non da me. Il mio lavoro era di portare a termine l’impiccagione e non di decidere se meritassero di morire o no!
D: Qual è per lei la sua più memorabile esecuzione?
R: Fu quando fu giustiziata Grace Karisa ed il suo uomo, John, un Mumero. Avevano ucciso un ispettore di polizia. I due furono condannati all’impiccagione e fu deciso che sarebbero stati giustiziati insieme. Il patibolo può impiccare due persone alla volta, sa? Comunque, ad entrambi fu chiesto quali fossero i loro ultimi desideri (ridendo). Grace lasciò tutti di stucco quando disse che l’unica cosa che voleva era che le fosse data l’opportunità di fare l’amore con John, l’uomo accusato con lei, per l’ultima volta. La maggioranza degli uomini condannati a morte farebbe una faccia coraggiosa e ti direbbe: “Kwaheri mpaka tuonane tena mbiguni (addio fino a che ci incontreremo in paradiso!) Non era cosa comune impiccare le donne e Grace è l’unica donna che ho giustiziato durante tutto il tempo in cui ho svolto questo lavoro. Era una ragazza allegra e scherzò fino all’ultimo. Dopo che fu finita, il suo corpo e quello di John furono entrambi sepolti in due bare separate nelle terre d’estensione della prigione. Lo sa? Ci sono circa 9 acri di tombe nel complesso! Ognuna di esse con i resti di una persona impiccata dalle corti! Heh…mi chiedo quante altre tombe sono state sotterrate da quando sono andato in pensione!!
D: Se potesse rinascere a nuova vita, diventerebbe un impiccatore?
R: Perché no? E’ un buon lavoro che paga bene. Ricevo ancora la pensione, anche ora. Non posso dirle quanto perché questo è il mio segreto. E’ un buon lavoro e mi ha dato abbastanza per mantenere la mia famiglia. Andrei avanti e farei il lavoro ancora. Non c’è niente che cambierei. Mi fu data una posizione di autorità…di potere; e questo è qualcosa che la maggioranza della gente non avrà mai nel proprio lavoro.
D: La sua famiglia sa che lei era un impiccatore?
R: Loro sapevano che impiccare le persone era uno dei miei compiti a Kamiti. E’ un’informazione che filtrò in qualche modo. Anche ora, non dico che ero un boia. Io ero una guardia della prigione e questo è tutto. Se qualcuno come lei viene a chiedermi riguardo alle mie impiccagioni, allora parlerò di quello.
"Era un lavoro che doveva essere fatto, ed io ero lì per farlo": parole che mi ricordano una canzone dei Mercanti di Liquore, Huntsville (a proposito: "la vecchia Sparky" è la sedia elettrica... non so se lo sapete, ma all'ingresso del Texas ci sono cartelli con la scritta "Welcome in Texas, home of the Old Sparky!":
Io sono quello che abbassa la leva 
e mette fine a tutte quante le discussioni 
si perchè qui nella rispettabile cittadina di Huntsville 
siamo poco propensi alle divagazioni 

Il mio corpo ha un nome, si chiama "Ranger del Texas", 
mentre della mia anima se ne occupa Dio, 
io mi attengo ai passi del cerimoniale, 
capirne i motivi, non è certo affar mio 

Il giorno del ballo ti spetta una doccia, una camicia pulita e un pasto decente, 
noi siamo convinti che occorra essere in forma, se devi fare il rodeo con la corrente 

ne ho fatti sedere, sulla vecchia "Sparky" 
ci ho fatto sedere un sacco di gente 
360, 360 cowboy che lasciano il Texas verso il niente. 

Non ricordo le loro facce, soltanto qualcuna, 
Ricky però me lo ricordo bene, quel matto di Ricky, 
Quando andammo a prenderlo stava finendo l'ultimo pasto della sua storta vita 
Ci sorrise e ci seguì senza fare alcuna resistenza, 
Ci chiese soltanto se potevamo tenergli da parte il dolce, 
Disse che lo avrebbe mangiato dopo 

Questo è un grande paese, io amo il mio paese e faccio quello che occorre al mio paese 
Cos'altro dovrei dire, è un lavoro, è una lavoro e va fatto anche bene 
E mio figlio dice che da grande vorrebbe essere come me 
La gente ha il diritto di sentirsi al sicuro 

Io sono quello che abbassa la leva 
e mette fine a tutte quante le discussioni 
Qui nella rispettabile cittadina di Huntsville 
siamo poco propesi alle divagazioni

Finisco con la descrizione (tratta dal consigliatissimo libro "Occhio per Occhio", di Sandro Veronesi) di una esecuzione capitale in Russia (wikipedia ha dati vecchissimi, tanto che scrive "Negli ultimi anni, il presidente Vladimir Putin ha dichiarato più volte che la Russia manterrà la moratoria almeno fino al 2010"; ed io un paio di anni fa avevo scritto questi appunti -che dovrebbero essere ancora validi-: l'ultima esecuzione capitale in Russia è stata nel 1996. La pena di morte non è stata abolita, ma una moratoria del Consiglio d'Europa è riuscita (fino ad ora) a fermare le esecuzioni che, comunque, erano moltissime: secondo le dichiarazioni del Ministero della Giustizia, sarebbero state "circa" 730 nel 1985, "circa" 460 nel 1986, "circa" 280 nel 1987, "circa" 180 nel 1988 e "circa" 250 nel 1989. Togliendo la Cina, che nel 2011 ha giustiziato almeno quattromila persone, e l'Iran, secondo con 676, tutte le altre nazioni che non hanno abolito la pena capitale hanno numeri nettamente inferiori):

Eppure, molti russi sanno come avvengono le esecuzioni. Alcuni colleghi di Sasa me l'hanno raccontato e io sono stato indeciso se crederci o no finché il giornale sovietico "Trud" ha pubblicato una lunga intervista con un boia di professione, e dopo qualche tempo la cosa si è saputa anche in Occidente. Stando alle dichiarazioni di quel boia -che, ripeto, coincidono esattamente con quanto mi veniva sussurrato a Mosca- l'esecuzione avviene così: si comunica al condannato che il suo ultimo appello è stato respinto e che deve presentarne un altro, o che verrà trasferito in un altro carcere, lo si affida al boia che lo preleva dalla cella con il compito di scortarlo e durante il tragitto, lungo un corridoio, senza avvertimento né testimoni, il boia gli spara un colpo a un organo vitale. Se necessario, il boia spara il colpo di grazia.

Tornando a Pierrepoint: nel 2005 venne girato un film di discreto successo in Inghilterra, che venne esportato anche negli USA, e che si trova anche su youtube:

martedì 23 giugno 2015

Ritorno al Futuro by Claudio Sciarrone

Ecco: mancava giusto questo disegno per completare la panoramica delle illustrazioni realizzate da Mastro Claudio Sciarrone per il LUCIGNOLO di Lovere... e quale occasione migliore del suo compleanno (di Claudio, non del locale!) per offrire tale meraviglia a quanti più occhi possibili?

Pace & prosperità, mille auguri e altrettanti abbracci. E grazie di tutto, Claudio! è stato un onore (e non è detto che sia finita qui).

lunedì 22 giugno 2015

Venti canzoni di Vasco da ascoltare comunque... (parte 1 di 2)

del mio rapporto conflittuale con Vasco ho già parlato in passato (qui!): posso riassumerlo con "l'ho adorato fino a C'è chi dice no, poi l'ho seguito comunque per qualche anno, ma non mi piace quello che è diventato".
In questi giorni, vista anche l'attualità dei concerti di San Siro, ho parlato spesso di Vasco... e mi sono ripassato le sue canzoni che preferisco e/o che ritengo più significative a livello di scrittura. Faccio un elenco (abbastanza) ragionato, mettendole in ordine di data d'uscita perché una classifica proprio non voglio farla e lasciando fuori anche parecchi brani che, di primo acchito, pensavo non potessero mancare (Splendida Giornata e La Noia, per esempio).
Sono canzoni che, a mio parere, andrebbero ascoltate soprattutto da coloro a cui non piace Vasco: che -al di là dei gusti personali- rimane uno dei dieci cantanti italiani più importanti di sempre.
Dai titoli scelti credo risulterà abbastanza chiaro il motivo per il quale non sono più interessato ad andare a vedere Vasco dal vivo.
DISCLAIMER: questa non vuole essere una classifica di alcun tipo; il metro di giudizio è IL MIO GUSTO -che è assolutamente opinabile, ci mancherebbe-.

*...MA COSA VUOI CHE SIA UNA CANZONE... (1978):
Personalmente, questo è uno degli album che preferisco della discografia del Blasco (soprannome che ho sempre trovato orribile), tanto che sarei tentato di inserire tutti i brani del disco; sicuramente è quello più cantautorale (e se mi conoscete sapete quanto questo sia un presupposto decisamente positivo).

1) LA NOSTRA RELAZIONE
La prima canzone "ufficiale" di Vasco parla di un rapporto finito sotto ogni punto di vista, ma che la donna cerca comunque di difendere agli occhi della gente:
La nostra relazione è qualche cosa di diverso/ non è per niente amore e non è forse neanche sesso
ci limitiamo a vivere dentro nello stesso letto/ un po' per abitudine o forse un po' anche per dispetto
non è un segreto dai, lo sanno tutti
e tu sei buffa quando cerchi di nasconderlo alla gente che ci vede litigare
per qualsiasi cosa o niente/ per la noia che da sempre ci portiamo dentro... è inutile negarlo
La cosa che mi sorprende di più è lo stridire dell'argomento con l'immagine di quello che vuole andare sempre al massimo e vivere una vita spericolata: vero che tornerà qualche anno dopo, su "Bollicine", con La Noia... diciamo che il primo mattone del "personaggio Vasco" è certamente inaspettato.

2) ... E POI MI PARLI DI UNA VITA INSIEME
Qui c'è il Vasco incapace di uniformarsi al "pensare comune", innamorato di una ragazza che, invece, non riesce proprio a staccarsi da una vita borghese (per dirla usando il linguaggio del periodo). Da segnalare, però, che nello stesso disco Vasco colpisce anche il "comunista dogmatico" (nella canzone Ambarabaciccicoccò: "Ma tu continua pure ad invecchiare/convinto, sì: convinto! Convinto che il partito è l'unica soluzione"): la sua, quindi, non è semplicemente una "posizione di sinistra", ma un voler star lontano da tutti i dogmi. Tutt'altro che banale, specie in Emilia, specie alla fine degli anni settanta:
E poi mi parli di una vita insieme/ di una casa, di bambini
del nostro amore e di me che vado a lavorare
ma che ne sai tu di un mondo/ che si può vivere soltanto se stai attento/ a dove metti i piedi!
E ogni volta che usciamo/ mi dici che tuo padre vuole sapere cosa intendo fare
ma che ne sa lui di fare/ se tutta la vita non ha fatto altro che stare a guardare.
Io vorrei che tu/ che tu avessi qualcosa da dire... che parlassi di più
che provassi una volta a reagire/ ribellandoti... a quell'eterno incanto
per vederti lottare contro chi/ ti vuole così
innocente e banale, donna/ donna sempre uguale/ donna per non capire
donna per uscire/ donna da sposare...
no, senti: stammi a sentire un po'/ non è te che detesto in fondo, sai
la colpa non è tua/ la verità è che al mondo tu servi così

3) SILVIA
Una delle canzoni seminali di Vasco, la prima in cui canta il fascino perverso dell'innocenza (e, secondo me, anche la più poetica):
Silvia si veste davanti allo specchio/ e sulle labbra ha un po' di rossetto
andiamoci piano però con il trucco/ se no la mamma brontolerà:
"Silvia fai presto, che sono le otto! se non ti muovi fai tardi lo stesso
e poi la smetti con tutto quel trucco/ che non sta bene, te l'ho già detto!"
Silvia non sente... oppure fa finta/ guarda lo specchio poco convinta
mentre una mano si ferma sul seno/ è ancora piccolo ma... crescerà!
(...)
Silvia ora corre/ oltre lo specchio/ dimenticando che sono le otto!
E trova mille fantasie/ che non la lasciano più andar via...

* NON SIAMO MICA GLI AMERICANI (1979)
Disco davvero strano: la title track (+ una reprise) parla dell'inutilità del servizio militare (appena svolto dal cantante di Zocca, riformato per "abuso di psicofarmaci") e Vasco la intona urlando alla faccia di ogni regola del "bel canto" tanto che, soprattutto all'inizio, sono davvero in pochi a capire la genialità del brano e del disco tutto. Le uniche canzoni che rimarranno nella memoria sono FEGATO, FEGATO SPAPPOLATO e, soprattutto, ALBACHIARA (e qui so che mi attirerò le ire dei fan di Vasco, visto che non ho inserito quello che praticamente tutti ritengono il suo brano più bello in questa lista: chevvedevoddì? Non dico sia brutto, ma proprio non riesco a "sentirlo" come un capolavoro. Anzi: per me è una delle canzoni "minori" di Vasco. E ora partite pure con i BUUUUUU!!!!).

4) FEGATO, FEGATO SPAPPOLATO
Eccolo, il Vasco "maledetto" e simbolo di una (per il momento: poi diventeranno due, tre, quattro...) generazione: gli anni a cavallo tra i settanta e gli ottanta sono quelli delle "morti per eroina", delle vite bruciate e di un futuro che si fatica a intravvedere... chi, meglio di lui? (a livello musicale, in Italia, ché altrimenti mi gioco la carta Andrea Pazienza!):
La primavera insiste la mattina/ dalla mia cucina vedo il mondo, tondo
sempre diverso sempre ogni mattina, sì dal giorno prima, dal giorno prima...
con in bocca un gusto amaro che fa schifo chissà cosa è stato, quello che ho bevuto
m'alzo dal letto e penso al povero mio
fegato, fegato, fegato spappolato/ fegato, fegato, fegato spappolato
Dice mia madre "devi andare dal dottore a farti guardare/ a farti visitare
hai una faccia che fa schifo, guarda come sei ridotto/ mi sa tanto che finisci male".
La guardo negli occhi/ con un sorriso strano
neppure la vedo, ma forse ha ragione davvero


5) SBALLI RAVVICINATI DEL TERZO TIPO
Sorpresi, eh? Il titolo riprende ovviamente quello del film di Spielberg e parla di alieni: esseri da un altro pianeta che avrebbero dovuto "risolvere tutto senza fare il minimo rumore". I terrestri li aspettano invano, ed è proprio quando tutti hanno perso la speranza che gli alieni iniziano il viaggio verso la terra (e, me l'immagino io: non trovano nessuno ad aspettarli):
E centomila mani cominciarono ad alzarsi verso il cielo
si stava già facendo giorno/ e non era arrivato nessuno
non si poteva... più... aspettare invano
qualcuno già diceva/ che non esistevano nemmeno...
... dovevano fare da loro!
Fu allora che presero il volo...


6) (PER QUELLO CHE HO DA FARE) FACCIO IL MILITARE
Canzone, come dicevo all'inizio, impresentabile sotto il punto di vista canoro (eppure -ma per chi mi conosce non sarà certo una sorpresa- a me piace anche, se non soprattutto, per quello), ma dotata di un umorismo corrosivo ("domani sera scrivo a mia madre/ che non voglio tornare/ sto troppo bene le dico/ prepara il letto solo per Natale (astro del ciel...)": già... credibilissimo che Vasco -e con lui decine di migliaia di giovani- si trovasse "troppo bene" durante il servizio obbligatorio, tra nonnismo, sveglia all'alba, rancio da schifo e ordini da eseguire...); lo spauracchio -davvero poco realistico- di un'invasione comunista e l'invidia per gli americani, il cui esercito poteva esercitarsi contro gli indiani, mentre qui in Italia si poteva solo marcire in caserma... il tutto ben accompagnato dalla chitarra e dalle frasi dei "commilitoni":
Domani sera sono di guardia... alla polveriera/ mi scoccia un poco a dire la verità
perché è domenica sera/ ma non ci si può rilassare! i russi possono arrivare... ogni ora! ogni ora!
e se ci portano via le armi ("ah zozzi!") come facciamo la guerra, dimmi... coi bastoni?
"mah: non lo so... io piango e basta"
domani c'è esercitazione di tiro con il cannone/ spariamo colpi che possono arrivare
fino in Giappone... Buuuuuu...
ma non si può provare/ non si può stare a sparare in giro:
non siamo mica gli americani! che loro possono sparare agli indiani ("vacca, gli indiani!")


7) LA STREGA
Eccola per la prima volta, la "donna forte" protagonista di molte delle (soprattutto prime) canzoni di Vasco. E ci sarebbe da scriverci molto più di questi due post, sull'argomento: perché tanto del successo di Vasco dipende dalla forza -soprattutto di fronte all'uomo, visto a volte come un burattino nelle loro mani- delle "sue" donne:
c'è chi dice "è una strega"/ tanto lei se ne frega
ai giudizi degli altri non fa neanche una piega
fa l'amore per gioco... e le piace anche poco
non s'impegna abbastanza e la testa/ non la perde mai.
Entra il sabato sera/ nella sua discoteca
con le amiche fidate/ tutte molto affamate
poi da vera regina/ da le dritte ad ognuna:
"quello è il maschio più bello/ non toccatemi quello!"


*COLPA D'ALFREDO (1980)
S'inizia a far sul serio, e molti intuiscono le potenzialità del personaggio Vasco Rossi: questo è l'album che darà i primi momenti di popolarità al rocker di Zocca, anche se l'unico singolo pubblicato (Colpa D'Alfredo è stato, ovviamente, bandito dalle radio), NON L'HAI MICA CAPITO, è solo all'ottantasettesimo posto nella classifica italiana del 1980 (preceduto, per dire, da brani tutt'altro che epocali tipo Te Ne Vai di Michele Pecora, Angelo Prepotente di Sydney Rome, Innamorati di Toto Cutugno, La Balena di Orietta Berti, Meravigliosamente dei Cugini di Campagna e La Puntura di Pippo Franco). La svolta arriva dopo una fugace apparizione a Domenica In, in collegamento dal Motor Show di Bologna: Vasco canta Sensazioni Forti:
e si guadagna le feroci critiche del giornalista Nantas Salvalaggio (mica uno qualsiasi: tra le altre cose è stato il fondatore e primo direttore di Panorama):
“…Ma poi, come una manciata di guano in faccia, è apparso un “complessino” che io destinerei volentieri a tournée permanenti in Siberia, Alaska e Terra del Fuoco.
Il divo di questo “complesso”, che più complessato di così si muore, è un certo Vasco. Vasco de Gama? Ma no, Vasco Rossi…per descriverlo mi ci vorrebbe la penna di un Grosz, di un Maccari: un bell’ebete, anzi un ebete piuttosto bruttino, malfermo sulle gambe, con gli occhiali fumè dello zombie, dell’ alcolizzato, del drogato “fatto”. Unico dubbio, e se fingeva? E se alcolizzato o drogato non era per niente?
Eh no: un vero artista, anche quando interpreta uno “zombie”, un barbone da suburra, un rottame umano, ci mette quel lievito che ti ripaga dalla bruttura del fango, dell’ orrido che contiene il personaggio.
Invece, quello sciagurato di Vasco era “orrido-nature”, orrido-allo-stato-brado. E non è tutto: era anche banalmente, esplicitamente allusivo. Diceva in parole povere: emozioni forti, sensazioni violente, questo voglio, violente sensazioni, sempre più forti, anche se il prezzo da pagare è la vita…era una visione così sgradevole, un messaggio talmente abbietto, che lo stesso Baudo, quando il guittone stracotto è riapparso per ricevere gli applausi di rito, ha tagliato corto con un saluto gelidino (mi è parso): un arrivederci freddo…
Ma quell’uomo barcollante, sullo sfondo della periferia bolognese, non lasciò presto la mia mente. Continuò a turbarmi in quanto immaginavo le centinaia di migliaia di ragazzini imberbi, succubi, che dalla tivù bevono tutto quello che viene, come fosse rosolio o elisir di vita eterna. Quell’ebete che esalta le emozioni forti, pensavo, in un crescendo da allucinogeno, è il “profeta audace”, il “filosofo del nuovo verbo”. E intanto mi chiedevo: gente della Tv, della stampa, del governo, ma quando faremo un’ indagine seria, un calcolo approssimativo, di tutti i giovani che si sono “fatti”, che si sono procurati un passaporto per l’ altro mondo, sulle orme dei cantori dell’eroina, come quel tale Lou Reed, che a Milano si pronuncia giustamente Lùrid?
Dicevo, all’inizio, che ci sono mattine in cui provi un bisogno fisico, impellente, di “andare giù piatto”. E allora, molto piattamente, io chiedo al programmatore di “Domenica In”, al mio collega Egidio Sterpa che è nella commissione parlamentare di vigilanza della tivù: “Chi ha chiamato quel povero guitto da suburra? Non esiste un dizionario alla RAI? Oppure: quale partito politico, quale vescovo o notabile o senatore, ha raccomandato il Vasco suonato?”. A questo punto, temo, “alti lai” si alzeranno da ben noti ambienti industriali: da quelle case discografiche, voglio dire, che si sono da tempo ritagliato questo losco praticello che esalta con psichedeliche suggestioni, il “messaggio”, la “ribellione” della droga. “Ecco”, inveiranno, “ecco l’ inquisitore, il cieco reazionario: spara sulla cultura!”. Cultura? Eh, già, lettore: è di moda, oggi, chiamare cultura tutto, anche il pernacchio da stadio, anche le scritte nei cessi pubblici. Esiste un sociologo che difende “la cultura della droga”.
Così va la cultura: mi piacerebbe tanto ascoltare ciò che ne pensano gli illuminati ometti del passato: ma si, alludo a un Platone, a un Socrate, un Seneca: cosa direbbero del Vasco cotto da periferia?…”.
quale pubblicità migliore, per un "cantante maledetto", di una stroncatura simile da parte di un giornalista "vecchia scuola"? Comunque, torniamo all'elenco:

8) COLPA D'ALFREDO
"negro" e "troia" nella seconda strofa: niente da dire... un inizio a effetto. Ma si farebbe un torto alla canzone, se ci si fermasse alle parolacce (eddài: per quanto possa non piacere Vasco non è Zucchero, che sceglie una frase volgare e poi ci scrive le canzoni intorno): l'epica della ragazza che preferisce chi non sembra avere altre qualità oltre ad una bella macchina allo sfigato senza soldi è abusata, ma le parole di Vasco suonano (a me, perlomeno) anche ironiche:
"Mi puoi portare a casa questa sera? Abito fuori Modena, Modena Park!"
Ti porterei anche in America! Ho comperato la macchina apposta!
... e mi ero già montato la testa... avevo fatto tutti i miei progetti...
se la sposavo non lo so, ma cosa conta!

Poi, oltre alle schitarrate, mi è sempre piaciuto come canta, senza pause, la strofa "l'ho vista uscire mano nella mano con quell'africano che non parla neanche bene l'italiano..."
9) ANIMA FRAGILE
Capolavoro assoluto.
In assoluto forse la mia canzone preferita di Vasco (se la gioca solo con Ridere di te: poi dipende dagli stati d'animo, ma vince quasi sempre) e uno dei più bei brani d'amore della discografia italiana:
E tu, chissà dove sei... anima fragile?
(...) avrai trovato amore/ o come me cerchi soltanto le avventure... perché non vuoi più piangere
E la vita continua anche senza di noi/ che siamo lontani ormai
da tutte quelle situazioni che ci univano/ da tutte quelle piccole emozioni che bastavano
da tutte quelle situazioni che non tornano mai/
perché col tempo cambia tutto lo sai/ cambiamo anche noi


10) ALIBI
Improbabile cronaca di una rapina, con finale decisamente esagerato (il commerciante che ha subito la rapina finisce in prigione e "uscirà tra qualche mese": il tempo necessario per controllare i suoi alibi). Però mi ha sempre fatto impazzire questo pezzo: 
A questo punto la signora disse "per favore/ son qui da un quarto d'ora e lei mi deve ancora servire"
"La prego, signora, mi scusi, cosa vuole?"
"Vorrei un etto e mezzo di prosciutto con le cipolline"
"Va bene gliele incarto. Così fanno sessantamila tonde.
Mi scusi non ho il resto/ le do anche 400 caramelle"
"In cartone?" "No. Sciolte!"
...sciuf ...sciuf ... sciuf...
fu proprio in quell'istante che la porta si aprì
entrò un uomo col vestito nero/ e disse "tutti a terra, faccia contro il muro!
Questa è una rapina per davvero!"

io rido ancora adesso su "le do anche 400 caramelle" "in cartone?" "no. sciolte!"

11) ASILO "REPUBLIC"
Per chi l'ha sempre ascoltata senza analizzare bene il testo è, probabilmente, una canzone "idiota" o, al massimo, "stupidamente divertente".
Per capirla davvero bisognerebbe ascoltarla guardando queste immagini:
difficile non dare ragione all'autore del video, che la definisce "provocazione punk (che) racconta il movimento studentesco e gli anni '70" e semplicemente impossibile pensare che la strofa "ci sarà stata una disattenzione della maestra/ e subito uno si è buttato giù dalla finestra" non sia un riferimento diretto alla morte dell'anarchico Giuseppe Pinelli, precipitato in circostanze mai chiarite ufficialmente (zia wiki scrive: "Improvvisamente il Pinelli ha compiuto un balzo felino verso la finestra che per il caldo era stata lasciata socchiusa e si è lanciato nel vuoto", dalle (prime, poi ritrattate n.d.M.) dichiarazioni del questore) dal quarto piano della questura di Milano, durante un interrogatorio (era tra i sospettati -ma il suo alibi risulterà inattaccabile- per la strage di Piazza Fontana).
Una delle canzoni più potenti -dal punto di vista sociale sicuramente (e di gran lunga) la migliore- di Vasco: i contestatori, visti da politici e potenti vari, sono bambini dell'asilo che fanno casino... come fermarli?
Con la violenza, ovviamente:
ci vuole un agente! allora vedrete con la polizia/ la situazione ritornerà
come prima/ più di prima 
t'amerò... yeah! t'amerò... (e qui il tono ricorda molto quello di "Su, cantiam" di Dario Fo n.d.M.)
più di prima ci sarà ordine e disciplina/ e chi non vuole restare qui/ vada in collina
e se qualcuno la vuole menare/ con quella vecchia storia sull'educazione
abbiamo già bruciato tutti i libri... bruciamo lui! bruciamo anche lui!
I bambini dell'asilo non fanno più casino
sono rimasti troppo pochi/ dopo i fuochi...
Oltre a Dario Fo mi verrebbe da scomodare perfino De André e la sua "Canzone del maggio" (che Vasco -l'ha detto lui, eh? mica me le invento, certe cose- ha sicuramente ascoltato più e più volte):
e se credete ancora che tutto sia come prima
perché avete votato ancora la sicurezza, la disciplina
convinti di allontanare la paura di cambiare
verremo ancora alle vostre porte e grideremo ancora più forte:
"per quanto voi vi crediate assolti/ siete per sempre coinvolti"


Okay: a brevissimo le altre nove canzoni!

giovedì 18 giugno 2015

Vacanze al rettilineo finale e voglia di fare cose fumettose

Ormai è quasi un mese che sono a casa a fare un cazzo (scusate il francesismo) e... boh: sto ancora valutando cosa fare ma fortunatamente ho alcune ottime opzioni.
So che non interessa praticamente a nessuno ma era una premessa necessaria: sarà che in queste settimane mi sono rilassato come non mi capitava da anni, ma ieri finalmente mi è tornata la voglia di fare.
Ed è sorprendente (in realtà non così tanto: i fumettisti che conosco sono persone disponibilissime) la facilità con la quale, nel giro di poche ore, ho contattato alcuni autori che stimo molto (a livello artistico e personale) per delle iniziative che partiranno in tempi brevissimi: non svelo nulla perché non c'è ancora niente di definitivo ma... ecco: ci tenevo a dirlo subito perché è la prima volta, da parecchi mesi a questa parte, che ritrovo l'entusiasmo.

Cheddire? Stiamo parlando di autori e personaggi che hanno segnato la mia vita di lettore, appassionato e/o editore. E non vedo l'ora di cominciare a lavorarci!

martedì 16 giugno 2015

L'estate musicale 2015 a Bergamo e provincia

Estate, per me, ha sempre fatto rima con "concerti" (lo so: mai capito un cazzo, di rime e poesia...).
Rispetto all'anno scorso (ne avevo parlato qui) non è cambiato praticamente niente: il nulla o poco più in città, una marea di appuntamenti interessantissimi (senza nessun nome davvero di richiamo, però) in provincia.
Parto dal "poco o nulla" cittadino: la scorsa settimana si è concluso l'HAPPENING DELLE COOPERATIVE SOCIALI: Eugenio Finardi, i Mellow Mood, Moni Ovadia, Carmen Cangiano,  SNU 14, Giulia Spallino, La Famiglia Rossi, i Tre Allegri Ragazzi Morti con la Abbey Town Jazz Orchestra e chiusura con gli S.o.s.
Cheddire? Ho visto tre concerti (i Mellow Mood, La Famiglia Rossi e i TARM): tutti molto belli ma, ripeto: manca il nome "grosso" che Bergamo si merita (a Brescia, tanto per non alimentare il campanilismo, quest'estate suonano Billy Idol, Van Morrison, Anastacia, J-ax e poi mi fermo perché altrimenti divento nervoso: fosse una partita di pallavolo ci batterebbero 25-5, 25-10, 25-15).
I Mellow Mood sono stati una gran bella sorpresa (ne avevo sentito parlare benissimo ma non li conoscevo), La Famiglia Rossi una piacevole conferma (i loro sono gli unici concerti estivi che non mi perdo davvero mai), mentre ho ascoltato con interesse le contaminazioni jazz (e swing) dei Tre Allegri Ragazzi Morti:
musicalmente bellissimo, ma l'esperimento (il gruppo era accompagnato da una jazz band di una ventina di elementi) non mi ha convinto del tutto: sarà che associo lo swing a canzoni "leggere", ma i testi dei TARM mi sembrano davvero poco adatti ad essere suonati così. Poi, oh!: li ho ascoltati volentieri e probabilmente comprerò il disco, ma preferisco le versioni originali.
La Famiglia Rossi e Mellow Mood 
foto scattate da me medesimo (sì: proprio io!) al Lazzaretto di Bergamo
e qui sotto: uno spezzone di "Lillipuziani", sempre de La Famiglia Rossi:
video
Oggi, sempre al Lazzaretto (già, perché a Bergamo si fa poco ma tutto insieme, così si risparmia sulla location), inizia il SUMMER SOUND FESTIVAL: 
 
una line-up che più alternativa non si può, tanto che il concerto più importante è quello di questo venerdì, con gli Assalti Frontali + Inoki:
Assalti Frontali: "Il rap di Enea"
per dire: erano a Pisogne (ottomila abitanti) solo qualche mese fa e non hanno smosso le folle.
Ripeto perché non vorrei essere frainteso: non c'è niente di male -anzi: è fantastico che trovino spazio anche realtà musicali decisamente "di nicchia" e se riesco ci vado-, ma va bene la crisi e va bene tutto, però Bergamo non può fermarsi qui.

Per fortuna, però, ci sono decine di manifestazioni in provincia che -e anche qui è ormai diventata una tradizione- superano e di parecchio quelle cittadine.
Feste della birra con concerti gratuiti che -loro sì!-, pur non facendo suonare nessun "grosso nome" (nel senso meramente commerciale del termine), si sono costruite negli anni una propria identità, diventando appuntamenti imperdibili. Comincio dalla mia preferita, la FOREST SUMMER FEST a Foresto Sparso, anche perché vorrei fare un elenco (giocoforza incompleto: ma se qualcuno volesse segnalarmi mancanze significative lo faccia senza problemi!) in ordine di data:
Si parte il 25 giugno con Tonino Carotone, i Get up! (Joao&Mekis), Eazy Skankers & Awa: mi spiace ma conosco solamente Carotone (e non mi fa impazzire), ma già la sera dopo il Forest si gioca le carte Bud Spencer Blues Explosion:
Bud Spencer Blues Explosion: "Hey Boy Hey Girl"
e Rachele Bastreghi dei Baustelle:
Rachele Bastreghi: "Il ritorno"
Il sabato si preannuncia epocale, con i Lo Stato Sociale feat. Magellano (questi ultimi li ho sentiti qualche settimana fa al Carroponte: fighissimi). Ma partiamo dal video realizzato da Sio (sì: quello degli Scottecs Comics!):
Lo Stato Sociale: "questo è un grande paese"
Sio è un autore che può piacere o fare schifo come fumettista, ma come fa ridere lui, con i video su youtube, ci riescono in pochi (e proprio oggi è uscita la nuova collaborazione Sio/Lo Stato Sociale: "L'invenzione dei piedi").
Il Carroponte, dicevo: i Lo Stato Sociale sono stati assolutamente fantastici, e mi spiace davvero moltissimo che abbiano deciso di "prendersi una pausa" proprio nel momento di massimo successo (l'anno scorso sono stati primi nella classifica di iTunes)
Mi seccherebbe maledettamente se la pausa si risolvesse in uno scioglimento (gli indizi ci sono: l'ultimo tour si chiama "l'inizio della fine"), anche perché il loro secondo album è addirittura meglio del primo!
Sull'altro palco ci saranno i Marta sui Tubi, uno dei miei gruppi preferiti in assoluto:
Marta sui Tubi: "Cinestetica"
nella "nuova/vecchia" formazione, annunciata con non poco scalpore solo pochi giorni fa (il gruppo è tornato, senza preavviso e a metà della tournée estiva, ad essere un trio) e in compagnia di Cristina Donà!
Già così è una serata che si "mangia" tutta l'estate musicale cittadina, ma a Foresto esagerano e ci aggiungono Ghemon:
Ghemon: "Quando imparerò"
uno dei rapper (insomma: ci sarebbe da discutere sul significato della parola "rapper" in Italia al giorno d'oggi) più interessanti degli ultimi anni. Mille volte meglio di Fedez ed Emis Killa, giusto per non fare nomi a caso.
E pure L'orso, un cantante che conosco poco ma che m'intriga abbastanza:
L'orso: "Giorni migliori"
Vabbe': gli "abbracci gratis" erano una bella idea ma hanno frantumato i coglioni da almeno tre anni... però c'è da dire che forse è un fenomeno relegato alle fiere dei fumetti (io a un certo punto volevo appendere un cartello al mio stand: "niente abbracci gratis! qui si accettano pompini, anche a pagamento"; ma in effetti sarebbe stato eccessivo).
Il 28 giugno chiudono i Fast Animals and Slow Kids (li ho visti due anni fa in concerto: davvero niente male):
Fast Animals and Slow Kids: "Come reagire al presente"
Appino (il front-man dei The Zen Circus):
Appino: "Che il lupo cattivo vegli su di te"
e Paolo Benvegnù, un altro cantante che conosco poco ma, per quel poco che conosco, mi piace un sacco:
Paolo Benvegnù: "Io e il mio amore"
Secondo me, insieme alla Festa della Birra di Trescore, la punta di diamante dell'estate musicale bergamasca.

Ai primi di luglio, ad Albino, si svolgerà YOUNG'N TOWN (se ho "tradotto" bene la grafica), che mi sta simpatica anche solo per la specifica sui volantini: "cucina (anche per vegetariani)":
Il nome davvero interessante è quel John De Leo che era il cantante dei mai troppo celebrati (e sicuramente troppo in fretta dimenticati) Quintorigo: una voce fantastica al servizio di un gusto musicale davvero elegante:
John De Leo: "Apocalissi Mantra Blues"
Un grande in bocca al lupo agli organizzatori: se appena riesco, un salto ce lo faccio volentieri!
La settimana successiva ci sarà l'AMBRIA MUSIC FESTIVAL in un'edizione decisamente reggae:
io, però, ci andrò soprattutto per Giorgio Canali & Rossofuoco (mi sto ancora mangiando le dita per non essere riuscito ad andare ad ascoltarlo al Circolo Maite a Bergamo Alta). Questa è "Nuvole senza Messico":
Forse il cantante "di protesta" italiano più incisivo: strana la vita (o strano io), perché il suo disco che io davvero adoro è Nostra Signora della Dinamite, che i fan "duri e puri" tendenzialmente, schifano...

Altro appuntamento ormai classico è il MUSIC FOR EMERGENCY di Cenate Sotto:
questi sono i Punkreas, uno dei gruppi storici del punk italiano, con "Polenta e Kebab":
L'anno scorso ero andato a ROCK SUL SERIO (Villa di Serio) per ascoltare La Famiglia Rossi, quest'anno potrei tornarci per la Piccola Orchestra Karasciò, un gruppo che non sono mai riuscito a vedere dal vivo nonostante la vicinanza geografica:
Piccola Orchestra Karasciò: "Club delle 6 a.m."
A cavallo tra luglio e agosto sarà il turno del FILAGOSTO FESTIVAL:
anche qui, un cast di tutto rispetto: de L'Officina della Camomilla ho appena comprato un album, che però non sono ancora riuscito ad ascoltare seriamente... c'è da dire che i titoli delle canzoni (e la casa discografica, la stessa dei Lo Stato Sociale, L'Orso e dei Magellano) promettono molto bene.
Ma è ovvio che le maggiori aspettative sono per le Pornoriviste:
Pornoriviste: "Come piace a me"
e per i Verdena:
Verdena: Scegli me "(un mondo che tu non mi vuoi)"
che hanno da poco pubblicato un album che ha lasciato all'inizio interdetti, poi ha conquistato praticamente tutti.

Il vero botto di fine estate, come sempre, è affidato alla FESTA BIRRA E MUSICA di Trescore Balneario (di qui sono passati, giusto per citare gente che mi piace tantissimo, Caparezza e gli Elio e Le Storie Tese), dal 20 al 30 agosto:
Questo il programma:
20: Awolnation;
21: Paps'n'skar;
22: Ruggero dei Timidi:
Ruggero dei Timidi: "Padre e figlio"
sono andato a vederlo un mesetto fa a Nembro e no: non mi ha esaltato, dal vivo (anche perché era da solo e cantava su una base registrata), ma i testi e il personaggio che si è creato sono esilaranti (al primo posto personale metto Quello che le donne dicono; ma trovo geniale anche la strofa: "cos'ha New York che Udine non ha?" in Torna a Udine). Difficilmente sarò tra i presenti, ma immagino che con un'orchestra "vera" lo spettacolo migliorerà parecchio;
23: Olly Riva;
24: Bandabardò:
e la Bandabardò -a parte piacevoli ricordi personali (è a un loro concerto, proprio a Trescore, che sono uscito per la prima volta con Arianna: è anche merito loro se ora ho Lucrezia)- è un gruppo del quale sentivo parecchio la mancanza: non vedo l'ora di rivederli suonare;
25: Sergio Sgrilli;
26: Il Cile:
"Sapevi di me" è una di quelle canzoni (e video) che hanno segnato un periodo della mia vita (non lunghissimo, per fortuna o purtroppo) e... chevvedevoddì: a me piace un sacco!;
26: Folkstone;
27: Modena City Ramblers:
Modena City Ramblers: "I cento passi"
Fantastici: che altro aggiungere?;
28: Djs from Mars;
29: Kutso:
Kutso: "Questa società"
Assoluta rivelazione dello scorso Festival di Sanremo, i Kutso (approposito: secondo voi come si pronuncia?) girano video semplicemente spettacolari (guardatevi anche l'ultimo: "Io rosico") e cantano canzoni che non hanno nessuna logica, nel mercato odierno. E infatti li adoro;
30: Mellow Mood.


p.s.: dall'elenco manca Lo Spirito del Pianeta, un'altra delle manifestazioni imperdibili della bergamasca. Però i concerti sono incentrati sulla musica etnica e, insomma: a me interessa poco e non riesco a vederlo come un evento musicale. L'anno scorso c'era stato anche Bob Geldof: quest'anno l'unico artista conosciuto era Hevia, che sapevo non mi avrebbe entusiasmato (e infatti ho ascoltato solo metà concerto, poi ho più che altro girato per gli stand).

sabato 6 giugno 2015

"Scrivevamo così": Juve - Milan 2-3 (Gazzetta dello Sport, 29 maggio 2003)

Rispolvero questa rubrica anche per scaramanzia, perché certi articoli preferisco leggerli oggi e non domani... e torno all'ultima finale di Champions della Juve, quella giocata (e persa) a Manchester contro il Milan di Ancelotti (il miglior allenatore del mondo).
Una Juve fortissima, che aveva eliminato uno dei Real Madrid più forti di sempre con i gioielli di Del Piero (che gol nella partita di ritorno!), Trezeguet e Nedved sfida un Milan che sembra la vittima sacrificale (Ferguson disse: "ho giocato parecchie volte questa partita nella mia testa: vinceva sempre la Juve"). Lippi, privo del Nedved più forte di sempre, sbaglia formazione (non è una novità: col Borussia Dortmund aveva lasciato in panchina Del Piero) e sicuramente l'approccio: dov'è la Juve arrembante e lottatrice che si è vista per tutta la stagione?
I giocatori juventini sembrano impauriti: la rabbia, una delle principali caratteristiche della squadra, è stata dimenticata negli spogliatoi.
Il Milan quasi non ci crede e incassa: Dida diventa un fenomeno, Sheva vola verso il Pallone D'Oro e Ancelotti passa dallo stato di "perdente di lusso" a quello di grandissimo allenatore.

Bellissime le pagine a pagamento della Juve sulla Gazzetta, dove i favoriti del giorno prima dimostrano di saper perdere:
 
La scritta in piccolo nell'ultima pagina è:
"Complimenti al Milan.
E soprattutto ai nostri tifosi e ai Partner per questa stagione straordinaria. Una stagione coronata dalla vittoria del 27° Scudetto, della Supercoppa Italiana e da un'indimenticabile finale di Champions League. L'appuntamento è per l'anno prossimo. Per prendere la Coppa siamo disposti a scendere all'inferno."

Ecco: spero che quelle parole siano profetiche, perché nel calcio di oggi non c'è nulla di più vicino alla definizione di "inferno" di una partita contro lo splendido Barcellona di questi anni (per quel che mi riguarda, la squadra più forte che abbia mai visto giocare).

Due parole sulla finale di stasera: Allegri ha dimostrato quanto mi sbagliassi nei suoi confronti e, anzi: come allenatore mi piace già adesso più di Conte. Partiamo sfavoriti e per noi è un bene: abbiamo sempre toppato, quando non potevamo che vincere...
Nel caso (remoto, ma non impossibile) in cui vincessimo noi: mi piacerebbe DAVVERO TANTO se si potesse abbandonare il termine TRIPLETE (così lasciamo il copyright all'Inter) e usare l'italianissimo TRIPLETTA.
Altrimenti: onore ai vincitori.
Stasera Juve-Barcellona: che paura... che bellezza!
BUFFON EROE NON BASTA (di Germano Bovolenta)
Para due rigori, ma la sua grande serata è triste

Che prodezza su Inzaghi, nel primo tempo, e poi su Kaladze e Seedorf dal dischetto

Una stagione ricca di colpi di classe: a Manchester la sua bravura non è servita alla Juve

MANCHESTER - Il colpo del singolo, la prodezza, la grande giocata, il prodigio. Quindici giorni di avvicinamento a Manchester, al teatro del calcio, e tutti a parlare dell'uomo partita. Con Nedved, è stato detto, sarebbe stato Nedved perché nessuno meglio di lui ha rappresentato la Juve tricolore ed europea. Sarebbe stato Pavel. E in campo ci va. Ma da protagonista televisivo, a parlare di finale, di successi ed emozioni. Il "singolo" Nedved, squalificato, raggiunge la tribuna. Gli altri "singoli" candidati all'oscar come migliore protagonista si scaldano nervosi. Ciro Ferrara, grande attore, aveva parlato di film "girato" nella notte. Un film complicato, difficile ma che potrebbe diventare spettacolare. Sarà Ciro l'uomo della notte inglese? Ciro si piazza bene al centro e fa la sua bella figura e, a parte questa notte, meriterebbe l'oscar alla carriera.
Sarà Del Piero "the best"? Del Piero il grande e il freddo? L'uomo delle punizioni d'oro e dei tiri arcuati detti anche "tiri alla Del Piero"? Il tempo scorre lento e il grande Ale galleggia e fa qualcosina dentro lo splendido Old Trafford. Aveva detto: giocare qui una finale italiana è il massimo, un orgoglio per il calcio italiano. Al massimo non va Alessandro, soprattutto nel primo tempo. Il suo film da chi è stato girato? Potrebbe essere, non è escluso, anzi probabile, che la notte dei Campioni diventi la notte di Trezeguet. Il famoso bello di notte juventino, Zibì Boniek, lo aveva indicato come uomo del destino. Lui, che ha già risolto una finale, contro l'Italia all'Europeo 2000 con il golden gol, tenta subito il gol di testa vincente. Una buona palla che il vero Trezeguet avrebbe trasformato forse in gol. Poi, poco.
Cercasi disperatamente protagonista. E se, vista la Juve iniziale, il premio toccasse a Gianluigi Buffon? La nomination, quando lui si piazza al centro del set, cioè in mezzo alla sua bella porta, è naturale. Quasi ovvia. E poi lui un bel nome cinematografico se l'è già guadagnato: Superman. Impegnativo, pesante, ma giusto. Lui è l'uomo che vola, blocca e raccoglie. Dopo lo scudetto e la semifinale con il Real Madrid i consensi sono stati unanimi: Gigi super, determinante ha salvato tutti.
Buffon quindi l'uomo della notte? I rigori parati a Fiore all'Olimpico (vale quasi uno scudetto) e a Figo al Delle Alpi (valore finale Champions) hanno caratterizzato la sua stagione. Non era partito alla Buffon, qualche "tuffo in secca", qualche sbavatura l'aveva esposto a rilevi critici impensabili e a piccole perplessità. Subito però cancellate da prodezze che ne stabilivano il ritorno alla sua normalità di uomo protagonista.
Gigi all'Old Trafford subisce gol da Sheva. Ancora, un altro. Ma non è buono, davanti a lui, a coprirlo, a nascondere il tiro dell'ucraino c'è Rui Costa. Fuorigioco, annullato. Poi Buffon fa il colpo e cancella un colpo di testa di Inzaghi. Lungo cross, perfetto per la bella testolina di Pippo che si distende in tuffo e cerca l'angolo basso. L'altro tuffo, quello di Buffon, è plastico e decisivo. Grande, grandissima parata con la mano sinistra.
Il pallone è "quasi" dentro, ma lui l'uomo delle grandi notti (e giorni) bianconere la ricaccia fuori. In calcio d'angolo. Ecco, quella è una prodezza. Quello può diventare il colpo, il prodigio, la stoccata, la giocata del match. Quella mano che stoppa, dice no a Inzaghi si potrebbe allungare sulla Coppa. Potrebbe bastare.
Milan e Juve si conoscono. Il Milan sa tutto della Juve, la Juve sa tutto del Milan. Inzaghi, che a Parma è stato suo compagno, sa molte cose su Buffon. Ma non tutto, quella eccellente parata potrebbe bastare. Se si va ai supplementari al silver gol o, eventualmente, ai calci di rigore.
Supplementari.
Poi i famosi crudeli rigori. E non c'è lo specialista Pirlo sostituito. Quello del "cucchiaio" è stato sostituito. Bene, è già un piccolo vantaggio. Almeno, si sente dire in tribuna, a livello psicologico. Gigi Buffon contro i rigoristi del Milan. Gigi contro il brasiliano Serginho, altro specialista. Niente da fare, palla a mezza altezza. Gigi contro Seedorf: paratona, alla Superman. Poi Gigi contro Kaladze. Parata. E due. Due rigori e quella prodezza in una finale Champions. Potrebbero bastare? Non bastano, non sono sufficienti. Dida, che di nome fa Jesus ne para tre.

mercoledì 3 giugno 2015

La scuola di Lucrezia

paiono passati secoli, e invece Lucrezia non ha ancora compiuto i sei anni...
qui è con la mamma alla comunione della cuginetta
a settembre, quindi, inizia la scuola: l'abbiamo iscritta alla Santa Capitanio di Bergamo: Arianna c'è affezionata perché ha fatto lì le medie, io perché Bartolomea Capitanio è una delle due sante loveresi, fondatrice della Scuola Capitanio dove ho fatto le elementari... e la mia prima classe è stata proprio quella dove insegnava lei (parecchi anni dopo: NON SONO COSI' VECCHIO!)
Tra l'altro: l'altra santa loverese è Vincenza Gerosa... e quando mi sono messo con Arianna lei abitava proprio in Via Gerosa a Bergamo: chiamali misteri della vita:
canterebbe Ferradini
Comunque: campi di pallavolo, calcio e basket nel cortile, laboratorio linguistico e utilizzo del computer sin dal primo anno... mi è piaciuta subito.

Più o meno un mese fa Arianna mi chiede se voglio venire all'incontro introduttivo per i genitori: certo che sì, le rispondo... nel frattempo avevo iniziato a nutrire i primi dubbi: Arianna abita ad Albano Sant'Alessandro e, per essere a Bergamo la mattina presto, Lucrezia deve fare almeno mezz'ora di macchina... non è un po' troppo, per una bimba di sei anni?
All'inizio c'era anche il fatto che Arianna lavorava lì vicino, ma nel frattempo s'è licenziata e boh: io comunque arrivo deciso a farmela piacere davvero, la scuola.

Ci troviamo in un'aula e il preside (forse adesso non si chiama davvero così, ma chi se ne importa: sono un uomo del secolo scorso) inizia a parlare e a mostrare delle slide: all'inizio penso a uno scherzo, poi mi accorgo che non è così e rimango basito, tanto che a metà incontro sto pensando di chiedere ad Arianna di cambiare scuola alla bimba: nulla da dire (anzi!) sul senso del discorso, ma le slide sono piene di errori pazzeschi... e no: non sono errori di battitura! Cioè: un paio sì... ma il resto è davvero imbarazzante: chi le ha trascritte non conosce le basi della punteggiatura e della battitura a macchina: spazi prima delle virgole, punti esclamativi messi a casaccio, quattro, addirittura cinque puntini di sospensione, maiuscole dopo i due punti, "né" senza l'accento: un vero e proprio festival degli orrori.
Certo: sarà stata un'impiegata... ma mi posso fidare di una scuola che non controlla (bastava leggere una volta!) quella che dovrebbe essere la sua "vetrina" di fronte ai nuovi "clienti"? Se sono loro i primi a non sapere scrivere in italiano (o, comunque, a non notare certi errori), come possono insegnarlo a mia figlia?

Arianna è molto più accomodante e mi rassicura sulla bravura delle insegnanti e sulla serietà dell'istituto: mi fido... per il momento.

Un paio di settimane dopo c'è la presentazione della scuola ai bambini: Arianna e Lucrezia ci vanno... e anch'io (che, insomma: meglio togliermeli subito, i dubbi).
Le maestre sono affabili e, anzi: si ricordano i nomi di TUTTI i bambini (sono circa una sessantina) dopo una sola presentazione! Beate loro: se in una sera mi presentano cinque persone, bene che vada ricordo il nome di due...
Dopo un breve ritrovo in cortile visitiamo le prime elementari:
 
eccola sul primo banco!!! io mi ci sedevo solo quando (e non era rarissimo) mi obbligava il professore di turno
E qui tornano le belle sensazioni: nel primo incontro il preside aveva puntato molto su "l'imparare divertendosi"... e gli alunni delle prime o sono dei grandi attori o si divertono davvero. Alla fine cantano una canzone in inglese (in prima elementare, e con ottima pronuncia!): anche abbastanza complicata, devo dire. Complimenti!
Dopo le prime passiamo alle quinte, dove Lucrezia aiuta a preparare una sfera di cartone e a disegnarci sopra la Terra:
Trasalisco quando vedo in classe una foto di Roberto Maroni: controllo meglio e beh...è il presidente della Regione Lombardia, quindi il fatto che ci sia una sua foto in una scuola elementare è anche un po' colpa mia, che non ho convinto abbastanza persone a non votare Lega:
Battutaccia di cattivo gusto: alla parete c'è un elenco di famosi popoli storici, più un insulto:
razzista io? ma per piacere: figuriamoci se ho qualcosa contro gli ebrei... anzi!
però difendo il mio diritto al cattivo gusto. Ogni tanto, almeno.
Sorrido nel vedere i cartelloni con le descrizioni dei personaggi dell'Antica Grecia:
Posizione sociale di Saffo: POCO POVERA.
... cosa vuol dire? boh: immagino qualcosa come "più indigente che benestante".
Ippocrate, invece, viene ricordato per "aver reso famosa la sua scuola" nel mondo: e io che pensavo fosse più rilevante l'essere considerato il padre della medicina...
Cazzate, comunque: è chiaro che le scuole elementari debbano fornire nozioni di base e che i cartelloni li hanno scritti gli alunni.

Eqquindi?
Eqquindi io sono un gran rompicazzo e lo so... ma l'impressione è buona. Per dire: c'è una parete dedicata a omaggi a Charlie Chaplin realizzati dai bambini e beh: a parte il buon gusto degli insegnanti, c'è da dire che i disegni sono davvero belli. Io, ovviamente, controllerò per un bel pezzo i compiti di Lucrezia!
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