venerdì 18 aprile 2014

Domani a Roma

Okay: chevvedevoddì?
Non ho idea di come reagirò vedendo e ascoltando dal vivo un volto, una voce e una canzone che sono mito. So che è irrealistico pensare che Ted Neeley abbia la voce di quarant'anni fa, e che un Gesù settantenne potrà risultare decisamente strano... ma certi ruoli portano chi li interpreta nel mito, e sì: so che basterà vederlo sul palco per sentirmi parte di un qualcosa di davvero grande. Semplicemente, aspetto questo momento da più di vent'anni:
Io voglio soltanto dire, se esiste un modo,
allontana questo calice da me, poiché non voglio assaggiarne il veleno,
sentirne il bruciore; sono cambiato,
non sono più sicuro come quando ho iniziato.
Allora ero ispirato, ora sono stanco e sfiduciato.
Ascolta, sicuramente ho superato tutte le aspettative,
ho tentato per tre anni che sembrano trenta.
Potresti chiedere altrettanto da qualsiasi altro uomo?
Ma se io muoio,
se vado fino in fondo e faccio le cose che Tu mi chiedi,
se lascio che mi colpiscano, mi feriscano, mi inchiodino al loro albero ...
Voglio sapere, vorrei sapere, mio Dio,
voglio sapere, vorrei sapere, mio Dio,
voglio capire, vorrei capire, mio Dio,
voglio capire, vorrei capire, mio Dio,
perché devo morire.
Diventerei più noto di quanto non sia stato finora?
Le cose che ho detto e fatto avrebbero più valore?
Devo sapere, dovrei sapere,
mio Signore, devo sapere,
dovrei sapere, mio Signore,
se muoio quale sarà la mia ricompensa?

Devo capire, dovrei capire,
mio Signore, devo capire,
dovrei capire, mio Signore,
perché devo morire?
Potresti dimostrarmi adesso che non sarò ucciso invano?
Mostrami almeno un poco della tua mente onnipresente!
Dimostrami che c’è una ragione per cui tu vuoi
che io muoia: sei così preciso su dove e come,
ma non sul perché.
Va bene! Morirò! Guardami morire! Vedi come muoio!

Allora ero ispirato, adesso sono stanco e triste,
dopo tutto, ho tentato per tre anni;
sembrano quasi novanta...
Perché ho tanta paura di concludere ciò che ho cominciato... che Tu hai cominciato,
io non ho cominciato nulla.
Dio, la Tua volontà è dura, ma sei tu che dai le carte...
Berrò il Tuo calice di veleno, inchiodami alla Tua croce
e spezzami, insanguinami, percuotimi, uccidimi,
prendimi adesso...
prima che io cambi idea

Un Lupo nell'uovo di Pasqua!

Ricordo che la mostra su Lupo Alberto è aperta anche nel week-end pasquale e sarà visitabile fino al primo di maggio: Corte 105, Via XX Settembre 105 nel centro di Bergamo.
Potrete ammirare (e acquistare direttamente lì, facendoveli consegnare subito) 35 disegni originali, tra tavole -compresa "La (mal)educazione sentimentale", una storia completa del 2008- e illustrazioni, realizzati da Giacomo Michelon. Di seguito posto alcune foto realizzate sabato scorso, durante l'incontro/workshop (gran bell'esperimento, perfettamente riuscito: nel pomeriggio sono passate quasi ottanta persone. Da rifare) con il disponibilissimo Michelon:
 
 
  

Il 3 maggio, invece, parte la mostra su PINOCCHIO, che si preannuncia spettacolare. Ho già anticipato qualcosa, ma la fame vien mangiando e allora passo da "Giac" (Michelon) a "Jack" (Pueroni) con il suo omaggio a POVERO PINOCCHIO:

giovedì 17 aprile 2014

Questo week-end sono a Roma per il Jesus Christ Superstar: sarà come la gita delle medie

Un giorno qualunque dello scorso autunno: probabilmente s'era dalle parti di fine settembre: su Facebook vedo che Paola Barbato ha postato un video del Jesus Christ Superstar.

Ora: io ho una LEGGERA passione per i musical e credo che il JCS sia il più bello di tutti per un miliardo di motivi che, ovviamente, prima o poi vi propinerò (ma non oggi).
Magari basta dire che, insieme a La Buona Novella di Fabrizio De André, ritengo il Jesus Christ Superstar il punto più alto della visione umana della figura di Cristo. Diciamo del ventesimo secolo, così non faccio torto a cose che non conosco. Ed è di una potenza -anche emotiva- spaventosa. 
Il film l'ho visto quelle poche centinaia di volte, la colonna sonora la conosco a memoria e l'ho acquistata in una decina di versioni: l'ho visto anche a teatro, una ventina di volte o poco più.
Quindi... diciamo che l'argomento mi interessa.
Però non sono tipo da commentare sulle pagine facebook di gente con la quale ho poca confidenza nella vita reale (Paola dal vivo l'avevo vista solo alle fiere del fumetto, senza mai parlarle), e quando leggo i commenti al video lo faccio senza voler intervenire nel discorso.
Giorgio Salati, sceneggiatore Disney e Bonelli e co-creatore di Law per la Star Comics, è il più attivo nella discussione: si vede che lui e Paola sono innamorati forte del JCS... inizio a sentirmi a casa, ma non posso più esimermi dall'intervenire quando iniziano a parlare di Carl Anderson, l'interprete di Giuda nel film del 1974: io l'ho conosciuto...
Era successo a Milano tipo nel 1999, nell'epoca d'oro del musical teatrale in Italia: Massimo Romeo Piparo era da poco partito da Messina alla conquista dei palcoscenici milanesi, portando in scena un JCS fedele all'originale, con tutta la sua potenza rock e una generazione di artisti come Olivia Cinquemani, Paride Acacia ed Egidio La Gioia (anche l'interprete di Caifa era meraviglioso, ma non ricordo come si chiamasse) che, per un certo periodo, furono gli unici "rivali" di quelli proposti dalla Compagnia della Rancia. Il successo a Milano fu strepitoso: il Teatro Nuovo tenne in cartello lo spettacolo per un sacco di tempo e decise di alzare la posta, chiamando Amii Stewart e, soprattutto, Carl Anderson, che ritornava sul palco dopo una lunga pausa (o almeno, così mi dissero).
Non so come fu la Maddalena di Amii Stewart (Egidio La Gioia mi disse che era ottima, ma che lei rimaneva Amii Stewart anche durante la recitazione), ma il Giuda di Carl Anderson... beh: immagino non facciate fatica a credermi, quando dico che era spaventosamente eccezionale. Andai a vederlo una decina di volte, fino a farmi invitare a vedere le prove.
E fu davvero strano, vedere IL Giuda che arrivava puntuale e provava una parte che aveva definito e che, di sicuro, conosceva a memoria: un grande, sia per l'impegno che per la simpatia.

Mi son rivisto quel pomeriggio a teatro e... beh: ho iniziato a commentare anch'io.
A un certo punto spunta (eheh!) Fabio Celoni che fa: "ma lo sapete che ad aprile rifanno lo spettacolo a Roma, con Ted Neeley (quello del film) nel ruolo di Gesù?"
Per un attimo non scrive più nessuno: siamo tutti troppo impegnati a fare "Ohhh!"
immagino una ola virtuale che parte da Verona, passa per Bergamo, Milano e finisce a Praga (che magari lo immaginate ma è meglio precisarlo, sono le città dove viviamo noi quattro).
Poi le parole scorrono da sole:
"chebbello! andiamo?"
"Sì!"
"Sììì!!"
"Sììììììì!!!!!"
Ci s'impiega due minuti a metterci d'accordo: Giorgio comprerà i biglietti per tutti e glieli si pagherà a Lucca.
Paola assicura che non si schioderà dai camerini finché non incontrerà Ted. Nessuno ha obiezioni.

Come la gita delle medie: il pullman (la macchina di Fabio), gli amici, le chiacchiere, i fumetti (no: alle medie non parlavo di fumetti), le fermate in autogrill...
Quando si inizia a parlare di prenotare l'albergo dico che mi arrangerò: con tutti gli amici che ho lì non sarà certo un problema trovare un letto. E' solo due settimane fa che mi rendo conto che saremo nella capitale il giorno di Pasqua, e che i romani a Pasqua sono ovunque tranne che a Roma... e tutti a dirmi: come cazzo pensi di trovare una stanza proprio in quel week-end? Che lo sai, vero, che a Roma c'è un filino di turismo cattolico e la Pasqua è una festa abbastanza importante?
Con il solito aplomb decido di fottermene e di prenderla con calma.
Risultato: inizio a cercare solo ieri. Trovo la camera alla prima telefonata, a 500 metri dall'albergo degli altri.
Sempre detto, io: perché affannarsi quando ci si può affidare alle botte di culo?

Giusto per ribadire la cosa: chi interpreterà Maddalena?
Simona Molinari.
  
Ok: non so se ce la faccio a farcela...
sarebbe triste, per gli altri, vedermi sbavare nei camerini. Ma potrebbe succedere.

Qui c'è un servizio di SkyTG24, con un'anteprima di quello che andremo a vedere: sabato mattina si parte, domenica si è in giro senza apparente meta:
Hosanna Hey, Sanna Sanna Sanna Ho
Sanna Hey Sanna Ho Sanna
non vedo l'ora.

mercoledì 16 aprile 2014

Folco Orselli al Maite, "Milanin Milanon" al Piccolo: una settimana di sapore milanese

... che finirà con l'apoteosi romana del Jesus Christ Superstar (ma quella è tutta un'altra storia).

Domenica sera al Circolo Maite (con il quale stiamo studiando una cosa figa e una figherrima) era di scena Folco Orselli, cantautore misconosciuto ma davvero interessante, con all'attivo quattro album.
Il palco è piccolo, c'è giusto lo spazio per una sedia, la chitarra e il pianoforte: lui è da solo e canta per più di due ore il meglio del suo repertorio in un'atmosfera da rimpatriata tra vecchi amici (che è poi la norma, viste le dimensioni del locale): cheddire? Orselli ha una voce roca e profonda, che può ricordare quelle di Capossela o Tom Waits, e sul palco si comporta come Jannacci: ha la passione per l'alcol, il gusto della battuta nonsense e spiazzante. Non dico che lo scimmiotti -grazieaddio! che Jannacci è, come tutti i grandissimi, inimitabile- ma l'approccio comportamentale (sempre che la definizione "approccio comportamentale" abbia un senso) è molto simile.
 
I suoi pezzi spaziano tra jazz e blues... parlano di un'umanità di terza classe, come La Ballata del Paolone che ricorda molto la storia di El Purtava i Scarp del Tennis, e d'amore:

Balla che sei diversa (...)
Balla che sei come il vento/ e come il primo sole
e quando sono nel tormento mi basta solo l'odore
e quel tocco che non mi stanca/ come carezza di mare
è solamente un espediente per poterti guardare...
(Balla, da "Generi di conforto", 2011)

Poi ci sono l'amore per Milano -testimoniato ogni 15 giorni con la partecipazione al progetto "Scuola Milanese" di cui ho già parlato un paio di volte- e la voglia di stupire, come quando dice alla sua bella: "vieni con me/ vieni in Piazzale Machiachini/ son tutti buoni a portarti a spasso sui Navigli":
Non è il primo, né il caso più eclatante, ma è un peccato che un autore così -bravissimo, tra l'altro, dal vivo- sia costretto ai margini, praticamente sconosciuto (ricordo di aver letto di lui solo parecchi anni fa, su L'Isola Che Non C'è: decisamente non una rivista destinata alle masse). Se dovessi consigliarvi una canzone punterei deciso su L'Amore Ci Sorprende:
Ma oggi è già domani/ domani è uguale a ieri
sei già nei miei pensieri/ che aspetti ad arrivar...

Ieri sera invece ero al Piccolo Teatro Grassi per la riproposta di "Milanin Milanon", lo spettacolo che consacrò proprio Jannacci (che calcava il palco insieme alla splendida Milly, Tino Carraro, Anna Nogara e Sandra Mantovani) nel 1962.
Sempre per la regia di Filippo Crivelli (che continua a lavorare -e bene, a giudicare da questo spettacolo- nonostante gli 85 anni compiuti), che ha portato in scena un pianoforte, una fisarmonica e due chitarre, ha ampliato lo spazio dedicato a Jannacci (inevitabilmente sacrificato, a inizio carriera, rispetto a quelli che erano i pezzi da novanta della Milano dell'epoca), aggiunto alcuni omaggi a Gaber e depredato le teche Rai per offrire delle vere e proprie chicche (tipo Strehler che canta Ma Mi): sette voci molto azzeccate tra le quali scopro esserci Luca Sandri, che dovrebbe essere il direttore del doppiaggio di How I Met Your Mother che mi ha bacchettato (anche a ragione: rimango convintissimo di quello che ho scritto, ma potevo e dovevo usare altri termini) qui sul blog, qualche tempo fa.
Peccato: me ne fossi reso conto in tempo, probabilmente sarei andato a parlarci...
Lo spettacolo è un ritratto di Milano attraverso le "sue" canzoni, dal 1850 agli anni '60, ed è quasi tutto in dialetto, ma valeva davvero il viaggio: oltre a classicissimi come El Me Ligera e Nustalgia De Milan ci sono canzoni molto meno note, risalenti anche al periodo fascista (peccato manchi Stramilano).
Guardandolo mi veniva da pensare al delitto del quale ci stiamo macchiando tutti, da qualche decennio a questa parte: con la complicità (o la regia occulta: dipende dai punti di vista) della televisione abbiamo relegato il dialetto a un qualcosa di cui vergognarci, buono per i vecchi e senza futuro. E invece non solo fa parte della nostra cultura (che è imperdonabile dimenticare), ma è assolutamente adeguato, tuttora, agli spettacoli d'intrattenimento (De André diceva che i dialetti sono le uniche lingue "vive"): penso a Davide Van De Sfroos, ovviamente, ma anche al Bepi che canta "Mé rèste ü bergamàsch" ("la legge della tivù è chiara a tutti, ma a Bergamo no: mi guardano dall'alto al basso ma io resto un bergamasco")

Sandro Dossi per "PINOCCHIO: Disegni con il Naso Lungo"

La mostra sta prendendo forma: i volantini son quasi pronti per essere distribuiti all'urbe e all'orbi (o qualcosa del genere), gli autori iniziano a consegnare [quelli che davo per dispersi si sono addirittura fatti risentire (grazie!!! siete bellissimi)], il sito -almeno nella sua forma base- è quasi pronto... insomma: si fa sul serio.
Ed è una gran bella soddisfazione postare l'omaggio di Sandro Dossi, autore del mio amatissimo Geppo ma non solo: Gatto Felix, Puffi, Disney, Braccio di Ferro, Tiramolla, Will E. Coyote, Bugs Bunny, Tom & Jerry... insomma: uno di quegli autori che a me, cresciuto anche a Edizioni Bianconi e Il Giornalino, sono entrati nel Dna.
Che io i fumetti di Braccio di Ferro me li portavo all'asilo, prima di imparare a leggere, e raccontavo le storie alla maestra, e la domenica andavo a messa anche perché poi era facile scroccare Il Giornalino, che vendevano direttamente in chiesa.
Mia madre si ricorda ancora di quella volta che disegnai un Geppo bellissimo (òi! non rovinatemi il ricordo: facciamo finta che fosse bellissimo davvero e che io fossi in grado di disegnare): avrò avuto sei anni e lei voleva incorniciarlo, ma poi passò un'amica di famiglia e lo regalai a lei... Tra l'altro me la ricordo perfettamente, la copertina che avevo copiato: c'era Geppo seduto davanti a un fuoco che preparava le caldarroste.
Eccolo qui, dunque... il Geppetto di Sandro Dossi:
che non ringrazierò mai abbastanza.
Restate tonnati: sono in arrivo grandi cose (ah! la mostra aprirò il 3 maggio alla Corte 105)

martedì 15 aprile 2014

Protocosplayer: foto quasi archeologiche

"Cosplay è un termine della lingua giapponese che indica la pratica di indossare un costume che rappresenti un personaggio riconoscibile in un determinato ambito e interpretarne il modo di agire. Il fenomeno nacque in Giappone tra la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta": questo è quello che dice wikipedia.
Che, però, evidentemente si sbaglia (non che sia mai stata infallibile... anzi).
Perché il fenomeno cosplay, a giudicare da queste foto, si è sviluppato ben prima negli Stati Uniti:
1958: lei si chiama Karen Anderson... però non sono riuscito a risalire al personaggio (provateci voi, a cercare "Bat and the Bitten", e vedrete quanti risultati inutili!)
Per la cronaca: le ali non erano rigide ma si potevano chiudere, e la ragazza usava liberamente le mani, "tipo per bere un drink".
 
la prima foto è addirittura del 1939: lui si chiama Forrest J. Ackerman e la convention è la prima NyCon
la seconda, invece, è del 1954: la ragazza è Marjii Ellers, il costume è quello dell'Imperatrice di Xandra -che non so chi sia

E, se la Wonder Woman che apre questo post (circa 1977) è accettabile anche per i canoni odierni (anzi! il costume è fatto proprio bene e lei, per dirla con un elegante giro di parole, è decisamente pisellabile), la Cosa qui sotto fa scappare più di un sorriso:
Ma cerchiamo di inquadrare i tempi: realizzare un costume come quello del nipote preferito di Zia Petunia è tutto tranne che facile adesso... figuriamoci ai tempi dei cosplay pioneristici (che, poi: "cosplay è un termine della lingua giapponese" scrive wikipedia, e a me viene da aggiungere "nato dalla fusione delle giapponesissime parole costume e play"), quando non c'erano i tutorial per costruirsi il proprio costume su facebook né siti dedicati, e anche il solo incontrarsi con altri appassionati era mostruosamente (detto alla Fantozzi) più complicato. Eppoi: stiamo parlando di tutta un'altra epoca (le foto della Cosa -gran costume: davvero!- sono del 1967) e certe cose non le si potevano certo sapere! Altrimenti i due qui sotto se la sarebbero evitata, questa figuraccia epica del 1977:
George Lucas l'ha fatta proprio sporca, vero?
che poi non ci ha mai creduto nessuno, che avesse deciso dall'inizio che Luke e Leia erano fratelli
Flash, Robin, Batman, Ibis l'Invincibile e Thalia (1962)
 
Capitan Marvel & Mary Marvel (Dick & Pat Lupoff), 1960 
a destra: Bruce Pelz nei panni di Fafhrd (1963)
 
The Shadow e, a destra, Superjew (applausi!!!), entrambi 1971
 
Ann Chancellor: Malefica (1971) e, a destra, Heidi Saha nelle succinti vesti di Vampirella (1973).
Non guardatela troppo -nonostante l'evidente carineria- quella Vampy: ai tempi la ragazza aveva solo 14 anni!!!
La signorina indossa il costume di Valaria, una delle protagoniste dello spettacolo teatrale WARP, andato in scena a Chicago nel 1971 e, per poco tempo, anche a Broadway nel 1973 (le foto sono del 1974 e lei si chiama Angelique Trouvere): David Carson, impiegato in banca, scopre di essere il "vendicatore dell'universo" e viene trasportato sul pianeta Fen-Ra, dove deve combattere contro Lord Chaos e i suoi scagnozzi, tra cui Valaria, una maga-insetto.
E che ci fa un personaggio del genere in una convention di fumetti?
Chissà poi come, la First Comics decise di pubblicare 19 numeri della serie Warp, dal 1983 al 1985, con disegni di Frank Brunner, Lenin Delsol (con chine di Joe Staton!), Jerry Bingham e addirittura Steve Ditko!!!
Furono inoltre realizzati tre speciali, scritti da Peter B. Gillis e disegnati rispettivamente da Howard Chaykin, Mark Silvestri e George Freeman (i primi due nomi credo non abbiano bisogno di presentazioni, Freeman, invece, ha collaborato persino con Alan Moore ed è uno dei più importanti fumettisti canadesi di sempre (non che ci siano stati chissà quanti fumettisti in Canada... ma il Canada -ricordiamolo sempre- è il paese che ha dato i natali a Cobie Smulders!)
    
 
Troppo nuda, dite?
Beh... parliamone:
 
E anche:
Il tizio dovrebbe essere Freff, un disegnatore semi-professionista (ha realizzato le illustrazioni per il romanzo Titan, di John Varley:
 
), e la tizia con il serpente e il mantello dell'invisibilità blu la sua ragazza dei tempi: sono vestiti come i protagonisti del romanzo IL FIGLIO DEL SOLE (Flesh), di Philip Jose Farmer: 
 
le foto sono del 1974 e il serpente è vivissimo (oddio: magari adesso non più...)
Le nudità erano tutt'altro che rare (si tratta, in fondo, dell'epoca del libero amore), tanto da far creare quella che, per lungo periodo, fu l'unica regola: "essere nudi non vuol dire essere in costume" (o, per dirla in lingua originale: "no costume is no costume"). Poi un tizio fece una di quelle cose che elevano dalla mediocrità e portano direttamente nel mito: preparò un costume da stronzo (sì: esatto... proprio nel senso che state pensando in questo istante), e si ricoprì interamente di burro d'arachidi... dopo qualche ora sotto i riflettori il burro si rancidì, emettendo un fetore nauseabondo! E lì nacque la seconda regola: "è vietato utilizzare il cibo per realizzare i propri costumi".
Scott Shaw nei panni dello Stronzo (1972)
The Turd era il personaggio di un fumetto underground: a quanto pare la storia è vera.
  
Foto 1) Sempre The Turd - Foto 2) Necron-99, dal film a cartoni animati Wizards (ne parlo sotto) 3) la maschera della Morte Rossa (1972)

foto di gruppo con divinità e capezzoli

Perché si è sentito il bisogno di fissare delle regole?
"Ricordo di aver sentito di persone che dovevano competere contro quelli di San Diego che, probabilmente, era un gruppo che potrebbe corrispondere alla descrizione di "fans professionali in costume". Di sicuro il budget era in multipli di migliaia di dollari, e nei primi anni '80 erano cifre altissime!"
Gare vere e proprie? A giudicare dalle foto, spesso scattate su un palco, sembrerebbe proprio di sì:
Probabilmente il primissimo gruppo cosplay di Star Trek (Nycon 3, 1967) e... là, dove nessun uomo è mai giunto prima:
Enterprise in scala umana (1973)

La tizia con la spada, qui sotto, è Wendy Pini, una delle creatrici della saga fantasy a fumetti Elfquest, pubblicata a più riprese anche in Italia, che era una delle più famose protocosplayer:
i costumi sono ispirati al lungometraggio animato "Wizards" (1977 -stessa data delle foto- di Ralph Bakshi): lei è Weehawk, la tizia con le trasparenze interessanti è Elinore la Fata:
 
A quanto pare la Pini non ha mai realizzato cosplay dei suoi personaggi, ma c'è gente che se la ricorda vestita da Red Sonja insieme a Frank Thorne (in abito da mago), uno dei disegnatori della serie.

Proseguiamo con le splendidezze: ecco Brucaliffo & Farfalla (lei è Ann Chancellor, la stessa di Malefica):
  
Ed ecco uno splendido Groucho Marx con gli occhi puntati al posto giusto:
lei si chiama Kris Lundi ed è vestita da Arpia: le foto sono del 1974:

La Bestia (Pamela Faint) e la Bella (Sally Fink), 1978:

Questi due sono Jim e Selma Burrows, da un cosplay presentato alla Suncon del 1977:
 
Storia bizzarra: i due avevano chiesto all'illustratore Frank Kelly Freas -famoso per i suoi lavori fantasy e fantascientifici- uno studio per la realizzazione dei costumi che vedete nelle foto: quella specie di cerchio rosso sulla chiappa destra della tipa è la tipica firma di Freas.
Angelique Trouvere: la Fata dei Lilas (da "La bella addormentata), 1986
 
Le Auree Mele del Sole e Le Argentee Mele della Luna, da un racconto di Ray Bradbury del 1953: loro sono Kathy Bushman e Drew Sanders (1977)
 
foto a destra: Carol e Mike Resnick nei panni del Demone dei Ghiacci e della Sibilla Bianca, 1974
 
foto del 1974: si parla di un fumetto underground con parecchie sfumature erotiche, ma il tizio nel costume aveva SOLO SEI ANNI e girava per la fiera urlando in continuazione "ti do un calcio nei coglioni!"
Il fumetto si chiamava The Cheech Wizard ed era realizzato da Vaughn Bodé: una delle istituzioni del fumetto underground (ha vinto due volte il Premio Hugo e anche lo Yellow Kid a Lucca), morto nel 1975 in seguito a un "esperimento di asfissia erotica" (è il figlio a confermarlo al New York Times):
Tra l'altro si è ipotizzato che i disegni di "Wizards" siano un plagio di quelli di Bodé: Ralph Bakshi ha sempre sostenuto, invece, che si tratti di un omaggio all'arte di un amico.
 
a sinistra: Marjii Ellers vestita da Regina Nera (dal film Barbarella), LACon 1, 1972
a destra: sfilata per The Galactic Sweepstakes Prize, 1964
La tizia teneva in mano un bicchiere di vino: il titolo del cosplay era: "come accogliere il marito dopo un duro giorno di lavoro a caccia di draghi", 1967
  
a destra: Kathy Bushman, Lamia (1972)
 
Sopra: un drago ispirato ai disegni dell'illustratore Tim Kirk -vincitore degli Hugo Awards come Best Fan Artist nel 1970, 1972, 1973, 1974 e 1976 (il cosplayer è Randy Bathurst, nel 1976)- e una tizia mezza nuda che ho inserito volentieri. 
 
 Tars Tarkas, dai romanzi di John Carter di Marte (1976)
Ok: chiudiamo in bellezza:
Tutto molto fico, vero?
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