mercoledì 1 aprile 2015

"non ho saputo/ non mi hai saputo amare"

Mirco Menna (uno di quelli che le radio non passerebbero mai, nemmeno sotto tortura)
e Adriano Celentano, il cantante italiano più famoso di sempre non hanno nulla in comune... eppure hanno scritto (vabbé: Celentano l'ha solo cantata) due canzoni che sembrano parlare di me. Ed è a questo, che servono le canzoni:

Fantasmi Solamente:
"non ho saputo, non mi hai saputo amare
anche questa è una mezza verità
tu soffri perché son rimasto di là
io perché non mi hai fatto entrare.

Temo la notte ancora
e già da un po' l'aurora non mi dà sollievo
e rido un po'
... se bevo"

Per Averti:
"per averti/ farei di tutto
tranne perdere la stima di me stesso
e se è questo
che tu mi chiedi
io ti perdo ma stavolta resto in piedi
anche se qui dentro me qualcosa muore
... sì, per averti/ farei di tutto
ma rinuncio con dolore
sì, per averti/ farei di tutto
ma non ti voglio, non ti voglio senza amore"
Dai corpo a corpo tra me e me 
non ne vengo fuori mai vinto, né vincente 
e nelle notti insonni e nelle stanze chiuse 
mi dibatto e inseguo fantasmi solamente 

Ah, cos'è che mi consuma 
in questa notte di dopo pioggia 
una pozza piena di luna 
scheggia di malinconia 
ed una smania di vento mi piglia 
come un veliero che voglia il mare 
ma la trappola di una bottiglia 
non lo fa volar via 
... non lo fa naufragare 

E tu che vuoi che sia felice 
chi ti ha insegnato a giocare così 
scherzare l'amore fin qui 
all'ombra di ciò che non si dice
 
non ho saputo, non mi hai saputo amare 
anche questa è una mezza verità 
tu soffri che son rimasto di là 
io, perchè non m'hai fatto entrare 

Temo la notte ancora e già da un po' l'aurora 
non mi dà sollievo 
e rido un po'
... se bevo 

ma non so volar via 
e non so naufragare 

Ho fallito proprio là dove dico 
che essere meglio è meglio che no 
complicando ogni giorno di un po' 
le parole e lo spartito 
non ho potuto, non mi hai potuto amare 
è soltanto una mezza verità 
ma c'è ancora qualcuno in città 
che mi sorride se mi vede arrivare
Girasoli a testa in giù/ avviliti come me 
come posso immaginare tutta la vita senza te 
per averti/ farei di tutto 
tranne perdere la stima di me stesso 
e se è questo/ che tu mi chiedi 
io ti perdo ma stavolta resto in piedi 
anche se qui dentro me qualcosa muore 

sì per averti, farei di tutto 
ma rinuncio con dolore 
sì per averti, farei di tutto 
ma non ti voglio, non ti voglio senza amore. 

Tu due cuori non li hai e a me non basta la metà 
se tu scegliere non sai, scelgo io che male fa... 

Ma senza voglia e senza futuro 
vado incontro tutto solo a un cielo nero. 

Io non mi vendo/ ma sto morendo 
morsicato da un serpente e senza siero 
disperato ma però un uomo vero. 

Sì per averti, farei di tutto 
ma non voglio avere un animo più brutto 
sì per averti, farei di tutto 
tranne perdere la stima di me stesso 

Cartomantica

"Le tre carte che riassumono il tuo rapporto con questa ragazza sono Il Vedovo, che rappresenta le sofferenze d'amore, L'Ammalato e Il Nemico, che mi sembra inutile spiegarti cosa possano significare..."

"... 'nammerda, insomma"

"non avrei saputo dirlo meglio"

  
Giusto per dire (copioincollo dal primo sito trovato):

Carta del VEDOVO:
SIMBOLOGIA: carta da considerare di pessimo auspicio per tutto ciò che concerne la vita del consultante, in quanto viene raffigurato attraverso immagini di abbandono, solitudine, paura e sofferenza (cimitero, croce, un uomo triste e angosciato). Il Vedovo è anche indice di nostalgia e rimpianto per le cose passate (fiore).
DIRITTA: simbolo di uno stato di paura e nevrosi dovuto alla presenza di conflitti, discussioni, liti, ritardi su progetti, disarmonia, contrarietà, solitudine volontaria o involontaria piena di sofferenze, il Vedovo è una carta sfavorevole e nefasta in tutti i sensi. In genere annuncia rotture definitive di rapporti e la possibilità di un fallimento su progetti fondamentali per il consultante. Sono in agguato la perdita inattesa di un familiare o di un conoscente, la possibilità di contrarre una malattia molto grave e dannosa. Tirando le somme, si può considerare questa carta tra le peggiori del mazzo, il che la rende degna di attenta valutazione. 
I SIGNIFICATI DELL'ESPERIENZA: isolamento, scoraggiamento, tristezza, antipatia, incompatibilità, odio. E' una delle carte più negative del mazzo e la abbino spesso anche alla chiusura definitiva di una rapporto (economico o sentimentale che sia). 

Ed, infine, IL CONSIGLIO DELLA CARTA: Non fuggire la solitudine ma utilizzala per reintegrare le tue energie e dialogare con te stesso.

Carta dell'AMMALATO:
SIMBOLOGIA:Questa carta è indice di uno stato di sofferenza, la cui gravità è determinata dalle carte ad essa vicine. L'Ammalato è per il consultante un segnale della comparsa di pericoli e avvenimenti negativi entro breve tempo. Materialmente la carta rappresenta un riposo forzato, una convalescenza, l'allontanamento dalla quotidianità e dai propri doveri. 
DIRITTA: si possono verificare avvenimenti nefasti, causa futura dell'allontanamento dalla vita socio quotidiana. È alle porte un periodo caratterizzato da aspetti negativi: solitudine, carcerazione, malattia, ricovero ospedaliero, conflittualità nei rapporti di ogni genere. Il consultante, in seguito a questa situazione, cadrà in uno stato di abbattimento fisico e psichico che darà luogo solo a idee nefaste e grande depressione e non riuscirà a reagire. 
I SIGNIFICATI DELL'ESPERIENZA: Questa carta simboleggia non solo la malattia ma anche il desiderio di solitudine, il bisogno di staccare la spina per ritemprarsi, la chiusura in sé stessi a contatto con le forze segrete di rigenerazione. Per questo motivo, e per la mia esperienza, l'Ammalato non è una delle carte più negative, anzi! Molto spesso la interpreto come: isolamento voluto per introspezione! Abbattimento morale, spossatezza, isolamento

Ed, infine, IL CONSIGLIO DELLA CARTA: Se le cose non girano non forzare la mano, retrocedi di un passo e prenditi una pausa. Anche la malattia può insegnarti ad apprezzare ciò che hai.


Carta del NEMICO:
SIMBOLOGIA: Il Nemico indica la presenza di un uomo d'onore, maligno, con un atteggiamento ostile e nocivo, inaffidabile e falso. Il suo intento è quello di portare sconfitte e inganno e lo si può identificare in un personaggio triste, depresso, calcolatore, senza alcuna gioia per ciò che la vita offre. Quest'uomo si può tranquillamente cercare tra gli amici del consultante, contro il quale è sempre pronto a agire creando danno con la sua ambiguità, allo scopo di raggiungere i propri subdoli fini. 
DIRITTA: carta indice di spionaggio, furbizia, inganno, imbrogli da parte di falsi amici "fidati". Al Nemico nulla sfugge, egli può scoprire le cose più nascoste e ignote. La carta è generalmente veicolo di eventi spiacevoli: liti, pettegolezzi, minacce, discussioni insensate e avverte la presenza di pericoli nascosti consigliando prudenza 
I SIGNIFICATI DELL'ESPERIENZA: CARTA PERSONAGGIO finto amico che in realtà si dimostrerà nemico, imbroglione. Ipocrisia, minacce, pericoli, ostilità, insidie.

Ed, infine, IL CONSIGLIO DELLA CARTA: Ogni tua mossa è sorvegliata, guardati alle spalle a ogni passo.


... fortuna che non ci credo.

martedì 31 marzo 2015

Falò Acustico - Carlo Biglioli live al LUCIGNOLO


uso pochissimo questo blog per pubblicizzare le attività del Lucignolo (il locale che sto gestendo da settembre, a Lovere), ma stavolta lo faccio volentieri: perché il concerto di questo giovedì sarà una gran cosa e anche perché Carlo è una persona che mi piace... appassionato di fumetti (che è sempre una cosa bella) e cantante/autore/essereumano intelligente.
Il suo album d'esordio è stato il primo prodotto dalla Sugar di Caterina Caselli ("Stoffa", 1989): un "essere apripista" che ha pagato a caro prezzo, rimanendo per qualche anno prigioniero di un contratto di esclusiva che non gli ha permesso di pubblicare nuovi dischi. Nel 1994 è tra i fondatori de LA FAMIGLIA ROSSI, gruppo che ha pubblicato due minialbum oltre a quattro dischi, che ha raggiunto il successo soprattutto con il brano MI SONO FATTO DA SOLO ("Discorsi da bar", 2003), che ironizzava sul tizio che recentemente ha di fatto depenalizzato il sesso con ragazze minorenni.
Il gruppo ha collaborato negli anni con gente del calibro di Paolo Rossi, i Punkreas e Ricky Gianco; i loro concerti, anche se concentrati nei soli mesi estivi, attirano tuttora il pubblico delle grandi occasioni.
Carlo ha anche un mestiere "normale": insegnante in una scuola materna (è che mia figlia abita troppo lontano, altrimenti l'avrei iscritta lì senza dubbio). E insieme ai bambini ha scritto un disco bellissimo PINOCCHIO: CANZONI CON IL NASO LUNGO (in omaggio al quale ho curato una gran bella mostra, l'estate scorsa), oltre ad altri concept-album (Kirikù e la strega Karabà, Il mago di Oz...) per il momento inediti.

Dunque: questo giovedì sarà al LUCIGNOLO con il suo FALO' ACUSTICO: un concerto/omaggio interattivo ai grandi cantautori italiani (abbiamo parlato -per esempio- di De André, Jannacci e Pino Daniele): ci sarà spazio anche per le richieste del pubblico.
E, ovviamente, anche per qualche brano del repertorio della Famiglia Rossi.

E non posso che postare questo, che ormai è a tema con quello che faccio:

cheddite: ci vediamo giovedì?

contenuti speciali di alta qualità:

giovedì 26 marzo 2015

Come la volpe e l'uva

... sono finalmente riuscito a convincermi che lei non era la ragazza per me.

ancora un poco d'impegno e riuscirò addirittura a convincermi d'esserne davvero convinto.

lunedì 23 marzo 2015

Sergio Caputo (e non solo lui) boicottato dalle radio italiane

Son cose che dico da anni, epperò è bello (per modo di dire: in realtà è tragico) scoprire che uno dei miei miti assoluti -Sergio Caputo: ché, non lo sapevate?- è tra i primi a denunciarle pubblicamente.
Il suo post su facebook al momento attuale ha 10.018 "mi piace", 1925 commenti, 2471 condivisioni e più di mezzo milione di visualizzazioni.
Cos'è successo?
Nulla di nuovo sotto l'italico sole: Radio 105 ha deciso di non mettere in programmazione nessun brano dal nuovo album -il primo dopo più di vent'anni- di Sergio Caputo, in quanto "non in linea con la radio", una frase che, in realtà, non vuol dire proprio nulla. Perché, come spiega meglio di me l'interessato, la musica trasmessa da Radio 105 è decisamente eterogenea e, escludendo la musica classica, i canti gregoriani e pochissimi altri generi, non si vede nessun motivo per il quale un brano di Sergio Caputo (che ha un repertorio di grandi classici) non possa farne parte.
Il vero problema è, proprio come afferma sempre Caputo, che la programmazione delle radio non viene più decisa dai deejay ma da un ufficio apposito, che opera in maniera davvero poco ambigua: per quale motivo, altrimenti, è praticamente inutile cambiare stazione radiofonica, in Italia?
A parte pochissime eccezioni, i brani sono sempre quelli.
E sono sempre di artisti sotto contratto con le grandi etichette.
Quelle che hanno più soldi a disposizione.

Pazzesco il caso di Radio Italia, che ignora volutamente una quantità enorme di artisti italiani: non solo Caputo ma anche Vinicio Capossela, Dente, Le Luci della Centrale Elettrica, Brunori Sas, Musica Nuda, Pacifico, Alberto Fortis, Davide Van De Sfroos (con l'unica eccezione di "Yanez"! come si fa a limitare la sua carriera ad un solo brano?), i 99 Posse, Giorgio Canali, Lo Stato Sociale, i Tre Allegri Ragazzi Morti eccetera eccetera eccetera... Scrive Caputo:
Dicevo, 105 non è la sola.  RTL non mi passa.  E così altre emittenti.  Un esempio clamoroso? RADIO ITALIA (solo musica italiana), pure quella non passa le mie canzoni perché “non in linea con la direzione editoriale della radio”.  E che sono io, francese? Bulgaro? Indonesiano? Non mi passano.  Lo hanno detto chiaro e tondo a mia moglie (e mia socia) quando un anno fa li ha chiamati per chiedergli come mai ero sparito dai palinsesti - nonostante proprio loro mi avessero poco tempo prima cercato come autore per un emergente - ma questa è un’altra storia. A quei tempi (l’anno scorso) facevo ancora dischi in italiano, non in inglese come adesso.  Se non ero un artista italiano io, che ho scritto UN SABATO ITALIANO e ITALIANI MAMBO, e ho portato la mia musica in America, e sono rinomato per il mio uso della lingua italiana, non so chi altro potesse esserlo.
 “Qui siamo tutti fans di Sergio”, le ha detto il direttore, “ma l’editore ha deciso così”.
Strano, anche perché il direttore mi risulta essere Mario Volanti, fondatore e presidente (immagino anche socio) di Radio Italia, oltre che -da circa un anno- vicepresidente di Monradio, il polo radiofonico di Mondadori (di cui fa parte R101, la ex Radio Milano International).
Ops! No: il direttore di Radio Italia (e di R101) è Marco Pontini. Ma direi che cambia poco, visto che è in pratica il braccio destro di Volanti.

Altra perplessità: sapete come si chiama la Casa Discografica dei Modà?
Ultrasuoni.
Wikipedia la descrive così:
Ultrasuoni Srl. è un'etichetta discografica italiana creata nel luglio 2010 da un'idea di RTL 102.5Radio Italia e Radio Dimensione Suono.
Appartiene in egual misura a Baraonda Edizioni Musicali (appartenente a sua volta al presidente di RTL Lorenzo Suraci), da Mario Volanti (presidente di Radio Italia), e da Eduardo Montefusco (presidente di RDS), anche se è amministrata dal solo Suraci.
Tre dei maggiori network radiofonici italiani, ai quali direi che possiamo tranquillamente aggiungere R101: difficile non raggiungere il successo quando si è trainati da certi colossi... o dite di no? (poi, che magari i Modà avrebbero venduto ugualmente è tutto un altro discorso: non dico sia solo quello. Però di certo li ha aiutati).
Come si può pensare che le radio siano diventate anche case discografiche senza boicottare la concorrenza?
Sarò abituato a pensare male (che "di solito ci si azzecca"), ma io non riesco a non dar ragione a Sergio Caputo quando parla di monopolio...

Se poi non volete leggere tutto il pezzo di Caputo (se invece volete aumentare le visite al suo blog, lo trovate qui), vi agevolo copiaincollando prima le parti che ritengo più importanti:

Il fatto è che - lo sanno in molti ma nessuno lo dice -  c’è una LOBBY delle radio - che decide CHI nella musica debba esistere e chi no.  E chi è che deve esistere? Indovinate un po?   Ci torniamo più avanti.

Oggi i DEE-JAY non decidono più una minchia, le scalette vengono scolpite nel marmo dall’editore o dal programming manager, i brani - alternati da spot pubblicitari già montati nella scaletta - vengono messi in onda dal computer che ha un server centralizzato saldamente custodito dalle sacre mani dei responsabili della linea editoriale della radio che sono - per lo più - impossibili da contattare.  Per non sentirsi del tutto inutili, i Dee-Jay di alcuni network si sono riciclati come apostoli del cazzeggio più o meno scurrile (il sottoscritto non è sicuramente un moralista, ma che cazzo, ci sono dei limiti ;-)), e la radio è diventata un casino allucinante di gente che parla una sopra l’altra e in mezzo un bombardamento continuo dei soliti venti brani.  In tutte le radio.  Cambiare stazione non serve.  Linea editoriale de che? I network sono tutti uguali e mandano tutti la stessa roba. 

E arriviamo al punto. Lo sanno tutti e nessuno lo dice: c’è una lobby di radio che si sono unite per dominare la musica, la discografia, le edizioni, inzuppare il biscotto nel LIVE, e guadagnare percentuali di vario tipo dagli artisti che mettono in onda.  C’è una etichetta discografica associata a tre grossi network in particolare (indovinate voi quali), e guarda caso quelle radio trasmettono solo gli artisti che ne fanno parte (ed eventualmente quelli enormi che non è possibile ignorare per questioni di audience).  Ci sono artisti di questa etichetta che scrivono i pezzi di tutti gli emergenti.  Ma se sei un emergente non sponsorizzato, non hai nessuna possibilità di passare in radio.  Questo in termini schietti si chiama MONOPOLIO, e in Italia sarebbe proibito, ma nessuno parla.  Perchè? Omertà. La gente ha paura di essere boicottata, e si fa censurare, mettere alla porta senza dire niente nella speranza che “un domani”…  In questo quadro, la lobby ha interessi concreti ad oscurare chi della sua cerchia non fa parte, perché vuole che tutti i soldi che la gente ha intenzione di spendere in intrattenimento finiscano nelle loro casse e non vadano dispersi altrove.  Se non ti passano in radio, hai più difficoltà a fare concerti.  Se sei in radio 40 volte al giorno, batti che ti ribatti alla fine riempi i palazzetti.  Ecco il giro di affari, ecco perchè certi artisti si sentono in radio duecento volte al giorno, e altri MAI.  Sto aspettando il giorno - che forse non arriverà - in cui un giornalista particolarmente idealista, invece di sedere nella giuria di questo o quel talent show, inizi un’inchiesta per esporre questo marciume che è senza il minimo dubbio la punta di un iceberg di nome RADIOPOLI.


qui, invece, c'è tutto il pezzo "incriminato":
RADIOPOLI

Attenzione: questo articolo si riferisce esclusivamente alla politica inammissibile adottata da certi grossi network radiofonici.  Io amo la radio, ci sono cresciuto, mi ci sono formato culturalmente, e ed è un mezzo senza il quale non sarei mai diventato un cantautore di successo. In Italia ci sono centinaia di radio che svolgono correttamente il loro lavoro di diffusione della cultura musicale, e a loro porgo i miei omaggi.

Non sono tipo da far polemiche a vanvera, o mettermi a sparare a zero su nessuno. Stavolta, ho ritenuto di non star zitto e di svelare al pubblico qualcosa che il pubblico generalmente non viene a sapere.  Perciò approfondisco con voi il motivo del mio post apparso il 21 marzo sulla mia pagina facebook e su twitter.  Ecco cosa ho scritto:

Comunico a tutti che - come mi informa il mio ufficio stampa - radio 105 non passerà alcun brano del mio nuovo album POP, JAZZ and LOVE in quanto "non in linea con la radio". Ne consegue che ciò che si sente in alcuni network non nasce dai gusti del pubblico, ma da un filtro dai criteri quantomai oscuri esercitato da - tipo - due o tre persone che decidono quali artisti debbano esistere e quali no. In attesa di spiegazioni, consiglio cortesemente a tutti i miei estimatori di non ascoltare più questa radio”.

LA STORIA

Il post è stato accolto da uno tsunami di consensi, migliaia di condivisioni, centinaia di migliaia di views, e poche, anzi pochissime critiche.  
Che è successo? E’ successo che ho appena pubblicato il mio nuovo album POP JAZZ and LOVE, ricevendo finora accoglienze entusiasmanti.  L’album ha un brano in italiano (il singolo) e nove in inglese, e come promette il titolo lo stile è pop-jazz. A mio avviso, uno dei migliori album della mia carriera.
Sono un artista indipendente, e non avendo una grossa casa discografica a farmi da guardaspalle, ho assunto un ufficio promozionale - la Comunicazione Globale di Giovanna Palombini e Giorgio Cipressi - per far conoscere il mio nuovo lavoro ai media, e far entrare il singolo “A BAZZICARE IL LUNGOMARE” (o un altro brano dell’album) nelle playlist delle radio.  Perché se una canzone non va in radio, la gente non la sente, e se la gente non la sente, non può sapere che tu esisti o che hai scritto nuove cose.  
Insomma, mentre sono lì che spingo i miei bimbi sull’altalena al parchetto vicino casa, ricevo da Giovanna Palombini un sms criptico con la frase: “105 ha detto di no”…   Eh? Che? Radio 105 ha detto di NO? A chi? A me? A te? A che? La chiamo, voglio capire bene, e Giovanna mi spiega che la radio - per bocca di due redattrici - non metterà in onda alcun brano del mio album in quanto non in linea con la filosofia editoriale dell’emittente.  Porca vacca, che notizia! E adesso? Dovrei calare le braghe e cambiare lavoro alla mia età?   Fare il disoccupato? Sono assalito da immagini sfocate di me, che spendo parsimoniosamente gli ultimi spiccioli in verdure, salumi e baghette al mercato, e dal di là del bancone mi sento chiedere “E allora? Non canta più? Ha smesso?”.  Dopo un po’ diventa un coro assordante.  Mi sveglio urlando tutto sudato.  Insomma, queste due tipe avrebbero deciso che io dovrei sparire dal panorama musicale italiano e forse mondiale in silenzio e senza fare una piega. 
Ma poi, chi sono io? Con mio sommo stupore, mi ritrovo ad essere un artista dalla carriera trentennale; non ho la pensione, ma ho avuto l’immeritata fortuna di scrivere dei classici entrati così tanto nella storia della musica italiana che quasi non mi appartengono più, al punto che molta gente conosce le mie canzoni pur senza sapere chi io sia (il che non è sempre un male).  Non so se post-mortem metteranno mai il mio busto a Villa Borghese vicino a quello di Giuseppe Verdi, ma mi capita di sentirmi dire dalle persone più insospettabili cose tipo “sai Sergio, anni fa stavo passando un periodo orribile, e solo la tua musica mi ha tirato fuori” (il miglior complimento che possano farmi). 
Sono un ARTISTA, cazzo.  C’è scritto così  nero su bianco sui miei contratti scaduti con la CGD WARNER, con la defunta Polygram (ora Universal), che continuano a vendere tutti i miei vecchi album più varie compilation pagandomi pochi centesimi.   Mai e poi mai, nella mia carriera, ho scritto una sola canzone tentando di modellarla in linea con la filosofia editoriale di nessuna radio.  Io sono quello che è andato tre volte a Sanremo portando lì brani difficili - IL GARIBALDI INNAMORATO, RIFARSI UNA VITA, e FLAMINGO.
Per carità, non mi aspetto che i miei album piacciano a tutti, né che tutte le radio mi accolgano a braccia aperte. Ma non mi aspetto neanche di essere messo alla porta da nessuno, liquidato o schifato come uno indegno di essere messo in onda da questa o quella radio, con la motivazione implicita che la mia musica potrebbe rovinare la linea editoriale dell’emittente.  
Dopotutto, sono uno che scrive musica contemporanea e in tutta Italia riempie teatri e locali di gente che non era neanche nata quando ho iniziato la mia carriera. 

Qualcuno obietterà: ma una radio è ben libera di mandare in onda ciò che meglio crede, e se non lo ritiene opportuno non ti manda in onda; che problema c’è? Dipende. Intanto, una radio di portata nazionale, che ottiene le sue licenze dallo Stato ottemperando ad una serie di regole - prima fra tutte quella di trasmettere le news e di avere un certo numero di notiziari al giorno - e prende contributi dallo Stato - è una realtà sociale di tutti, insomma è un servizio pubblico;  come tale, prima di discriminare, censurare o oscurare un personaggio pubblico o un artista affermato come me, deve avere dei buoni motivi.  Che non possono risiedere nei gusti personali dell’editore. Ovvio che talvolta è lecito censurare: ad esempio, in caso di contenuti offensivi, vilipendio, attacchi personali, linguaggio inappropriato (beh, su questo 105 dovrebbe farsi un esame di coscienza), razzismo, e così via.  Ma questo non è certo il mio caso.  Non ti piaccio? Pazienza. Il mio disco nuovo, il mio tour sono comunque notizie, e rifiutarsi perfino di annunciare il mio nuovo lavoro o i miei concerti non ha a che fare con nessuna linea editoriale, ma puzza lontano un miglio di discriminazione o peggio ancora di sabotaggio. La SIAE non dovrebbe consentire a nessuna radio di epurare un autore, ma senza una regolamentazione in proposito non può fare nulla.  In altri paesi ci sono legislazioni che impongono alle radio una serie di norme sulla messa in onda di una certa dose di musica e autori nazionali.  Qui non esiste niente del genere.  Qui, ci ritroviamo dei network  “privati” ma finanziati in parte coi soldi dei contribuenti, che discriminano a loro piacimento chi gli pare, e quasi sempre per interesse personale o scelte ignoranti.  

Ma restiamo in tema e chiediamoci:  quale sarebbe la famosa linea editoriale di 105? C’è un solo modo per saperlo: andare a vedere la playlist, ovvero i pezzi più trasmessi dalla radio (dal sito della radio), e vediamo se sia possibile cavarne una “linea editoriale” di qualche tipo.  Nella  settimana della mia “epurazione” ecco i primi dieci:

  1. NE-YOComing With You - che genere musicale sia, difficile a dirsi, lui si definisce R&B, è uno che ha scritto per tutti,RihannaChris BrownSnoop DoggBeyoncéJay-Z e molti altri. Dunque, R&B.
  2. MALIKA AYANE -  Adesso è qui - anvediii, con NE-YO c’azzecca una cifra!  Pop melodico italiano.
  3. THE AVENER  - Fade Out Lines - genere, voilà: HOUSE! Di riffe o di raffe, secondo personaggio sanremese su tre entries!
  4. SAINT MOTEL - Cold, Cold Man - genere POP americano. Giustamente, house dopo pop americano ci sta bene come un bicchiere di latte con la pepata di cozze… 
  5. RIHANNA  KANYE WEST  e PAUL McCARTNEY - four five seconds - genere HIP HOP.
  6. BROOKE FRASER - Kings and Queens - DANCE
  7. MAROON FIVE - Sugar - Pop-Rock-Soul, insomma, tutto. 
  8. DAVID GUETTA - DANCE
  9. MEGHAN TRAINOR - SOUL (direi, tipo Amy Whinehouse)
  10. JOVANOTTI - RAP ITALIANO

No, basta, mi fermo a riflettere.  Ma che minchia di linea editoriale sarebbe questa? Vorrebbero farmi credere che tutti questi generi musicali agli antipodi l’uno con l’altro hanno un pubblico omogeneo tale da determinare la linea editoriale della radio, che guarda caso esclude proprio me? Proiettata qualche decennio fa, questa playlist potrebbe includere a pari merito i Clash, Mino Reitano, Joni Mitchell, Michael Jackson, Sex Pistols, Iva Zanicchi, Ian Dury e Luciano Pavarotti.  

Il sottoscritto ha vissuto e fatto musica negli USA per 12 anni, dove in radio mi hanno messo in onda eccome.  Negli USA - il paese inventore della radio moderna che qui tentiamo invano di imitare -  ha molto senso parlare di “linea editoriale della radio”, perchè negli USA le radio sono tematiche, cioè hanno format radiofonici ben precisi per genere musicale.  Ci sono radio che trasmettono esclusivamente country, esclusivamente Hip Hop, esclusivamente Rock anni ’70, esclusivamente Pop, etc.  E uno può scegliere il genere musicale che vuole ascoltare. Se sei su una radio country, non ti ci ficcheranno dentro Kanye West o Celine Dion, se ascolti una radio Heavy Metal non ti ci piazzeranno a tradimento Skrillex o Bublè.  E così via. Mi spiego?  

Ma in che modo il mio nuovo album non sarebbe compatibile con la linea editoriale di 105 è al di là della mia capacità di intendere. MA MI FACCIA IL PIACERE!!! direbbe Totò.  Il fatto è che - lo sanno in molti ma nessuno lo dice -  c’è una LOBBY delle radio - che decide CHI nella musica debba esistere e chi no.  E chi è che deve esistere? Indovinate un po?   Ci torniamo più avanti.
Le radio in Italia non sono più quelle di una volta, e questo si sa.  Ma cosa è esattamente cambiato? Molte cose, alcune molto evidenti, altre più oscure.  Ma una in particolare.

C’ERA UNA VOLTA IL DEE-JAY

Una volta esistevano i Dee-Jay, ed erano loro a scegliere la musica da trasmettere; ogni programma aveva una sua linea, legata allo stile del DJ, alla sua popolarità e al tipo di musica che trasmetteva.  Secondo criteri di marketing in verità abbastanza vaghi - ma pur sempre criteri - i responsabili dei palinsesti decidevano in quali fasce orarie collocare i vari programmi a seconda del tipo di pubblico che era lecito aspettarsi ad una certa ora.  Per esempio, trasmettere punk rock la mattina alle 7:00 o dopo la mezzanotte - con un Dee Jay che urla e si agita poteva risultare inappropriato; la massaia Dash - per dire - fra le dieci di mattina e mezzogiorno, non vuole sentire cantautori rompicoglioni o rock duro, vuole sentire i classici che andavano quando non era sposata e stirare a ritmo di disco dance. E così via. 
Com’era il business della musica ai tempi dei Dee-Jay? Così: quando un artista usciva con un nuovo album, la casa discografica presentava alle varie radio la canzone più adatta per essere il singolo - che doveva avere una caratteristica essenziale: essere “radiofonico” (per la plebe incolta, “orecchiabile”).  Poi doveva essere lungo circa tre minuti - mai più di quattro, e la gente da casa poteva telefonare alla radio e chiedere i brani che gli piacevano di più. In tal modo il Dee-Jay tastava il polso al pubblico della radio e si regolava. Il Dee-Jay era praticamente Dio.  Come tale, un Dee-Jay a volte si divertiva a scoprire nuovi talenti e a farne delle star, e insisteva a martellare un brano finchè la gente non lo beccava. Era una questione di prestigio.  

OGGI

Oggi i DEE-JAY non decidono più una minchia, le scalette vengono scolpite nel marmo dall’editore o dal programming manager, i brani - alternati da spot pubblicitari già montati nella scaletta - vengono messi in onda dal computer che ha un server centralizzato saldamente custodito dalle sacre mani dei responsabili della linea editoriale della radio che sono - per lo più - impossibili da contattare.  Per non sentirsi del tutto inutili, i Dee-Jay di alcuni network si sono riciclati come apostoli del cazzeggio più o meno scurrile (il sottoscritto non è sicuramente un moralista, ma che cazzo, ci sono dei limiti ;-)), e la radio è diventata un casino allucinante di gente che parla una sopra l’altra e in mezzo un bombardamento continuo dei soliti venti brani.  In tutte le radio.  Cambiare stazione non serve.  Linea editoriale de che? I network sono tutti uguali e mandano tutti la stessa roba. 

LOBBY

E arriviamo al punto. Lo sanno tutti e nessuno lo dice: c’è una lobby di radio che si sono unite per dominare la musica, la discografia, le edizioni, inzuppare il biscotto nel LIVE, e guadagnare percentuali di vario tipo dagli artisti che mettono in onda.  C’è una etichetta discografica associata a tre grossi network in particolare (indovinate voi quali), e guarda caso quelle radio trasmettono solo gli artisti che ne fanno parte (ed eventualmente quelli enormi che non è possibile ignorare per questioni di audience).  Ci sono artisti di questa etichetta che scrivono i pezzi di tutti gli emergenti.  Ma se sei un emergente non sponsorizzato, non hai nessuna possibilità di passare in radio.  Questo in termini schietti si chiama MONOPOLIO, e in Italia sarebbe proibito, ma nessuno parla.  Perchè? Omertà. La gente ha paura di essere boicottata, e si fa censurare, mettere alla porta senza dire niente nella speranza che “un domani”…  In questo quadro, la lobby ha interessi concreti ad oscurare chi della sua cerchia non fa parte, perché vuole che tutti i soldi che la gente ha intenzione di spendere in intrattenimento finiscano nelle loro casse e non vadano dispersi altrove.  Se non ti passano in radio, hai più difficoltà a fare concerti.  Se sei in radio 40 volte al giorno, batti che ti ribatti alla fine riempi i palazzetti.  Ecco il giro di affari, ecco perchè certi artisti si sentono in radio duecento volte al giorno, e altri MAI.  Sto aspettando il giorno - che forse non arriverà - in cui un giornalista particolarmente idealista, invece di sedere nella giuria di questo o quel talent show, inizi un’inchiesta per esporre questo marciume che è senza il minimo dubbio la punta di un iceberg di nome RADIOPOLI.

Nel mio caso, non so quando esattamente mi abbiano messo all’indice.  Tutte le radio che non mi passano ora, mi hanno passato eccome in anni diversi, e hanno fatto audience anche grazie a me, inclusa 105. 
Ma non voglio dare la sensazione di dare addosso a radio 105 in particolare, diciamo che stavolta mi sono incazzato con loro perchè mi hanno sbattuto la porta in faccia nel momento sbagliato.  
Giustamente, e a pieno diritto, ho esortato i miei estimatori a non ascoltare più questa radio, ma nessuno lo scambi per boicottaggio.  Il boicottato sono io.  Perchè, VOI potete boicottare me, eliminarmi dalla scena musicale italiana, e io non posso neanche informare il mio pubblico di ciò che fate? Par condicio, miei cari.  Mentre scrivo, più di mezzo milione di persone hanno letto il mio post.  Aumenteranno. 
Dicevo, 105 non è la sola.  RTL non mi passa.  E così altre emittenti.  Un esempio clamoroso? RADIO ITALIA (solo musica italiana), pure quella non passa le mie canzoni perchè “non in linea con la direzione editoriale della radio”.  E che sono io, francese? Bulgaro? Indonesiano? Non mi passano.  Lo hanno detto chiaro e tondo a mia moglie (e mia socia) quando un anno fa li ha chiamati per chiedergli come mai ero sparito dai palinsesti - nonostante proprio loro mi avessero poco tempo prima cercato come autore per un emergente - ma questa è un’altra storia.  A quei tempi (l’anno scorso) facevo ancora  dischi in italiano, non in inglese come adesso.  Se non ero un artista italiano io, che ho scritto UN SABATO ITALIANO e ITALIANI MAMBO, e ho portato la mia musica in America, e sono rinomato per il mio uso della lingua italiana, non so chi altro potesse esserlo.  “Qui siamo tutti fans di Sergio”, le ha detto il direttore, “ma l’editore ha deciso così”.
Questo modo di operare distruggerà - anzi, lo ha già fatto - la musica italiana e la discografia.  Gli artisti di domani saranno solo quelli usciti dai talent show. Non bisogna essere chiaroveggenti per capire che questo strapotere - e disonestà - dei network finirà presto per travolgere anche loro, perchè la radio la ascolta sempre meno gente e quindi anche la pubblicità si inaridirà per migrare su altre piattaforme.  Io, sicuramente, non smetterò di fare il mio lavoro solo perché qualcuno ha deciso così.  

Intanto, segnalo a tutti il mio nuovo album POP JAZZ AND LOVE, di cui potete ascoltare dei campioni di circa un minuto su iTunes a questo link.  Giudicate voi se fa schifo o se potrebbe secondo voi essere trasmesso in radio.


Grazie alle centinaia di migliaia di persone che mi hanno sostenuto.  Venite a vedermi in concerto, sarà un divertimento ancora più gustoso


Sergio Caputo
Ecco la cover del nuovo album di Caputo: COMPRATELO!!!

martedì 17 marzo 2015

L'ultima notte insieme ("and you let her go")

mancavano due giorni al mio compleanno quando Arianna mi ha lasciato: era tornata tardi -come le succedeva sempre più spesso- ed aveva finalmente trovato il coraggio di dirmi che era finita.
esco dal letto e mi butto sul divano, ché non avrebbe più avuto senso dormire insieme (e tanto... sarei davvero riuscito a dormire?): la mattina prenoto una camera in albergo: devo andarmene, staccarmi, non vedere nulla che me la faccia ricordare... già: facile, eh?

eravamo d'accordo di parlare, il giorno dopo: la prima cosa che fa è darmi il regalo.
è un orologio.
ci resto di sasso: "quindi sai già che domani non ci vedremo?"
è ovvio che non ci stiamo parlando per cercare di rimettere a posto le cose, ma solo per certificare la fine di "noi due": ha già deciso tutto e non vuole cambiare idea.
prendo l'orologio, lo guardo, la ringrazio e perdo una mezz'ora a parlarle del nulla.

le avevo scritto una lettera e l'avevo fotocopiata per rileggerla a mente fredda, magari anni dopo... non so se l'ha letta: io la mia copia l'ho buttata via tanto tempo fa.

sono... come dire? leggermente arrabbiato.
perché sono mesi (anni) che siamo in crisi e do lo colpa solo a lei.
a torto, ovviamente: ma è lei che mi sta lasciando, è lei che si vuole portar via la bimba, è lei che mi ha tradito, è lei che non mi vuole da tanto, troppo tempo...

per quanto possa sembrare brutto, il problema non è la storia che se ne sta andando a puttane: Arianna non l'ho persa in quel momento ma molto tempo prima. Quello che non riesco a sopportare è separarmi da Lucrezia... spiegarle perché verrà strappata dalla sua casa e perché la sua mamma e il suo papà non si vogliono più bene...
avrà tempo per abituarsi all'idea, visto che Arianna continuerà ad abitare con me ancora per qualche mese.

la sera del mio compleanno, quindi, torno dal lavoro e salgo a prendere la bimba: non ho nessuna voglia di festeggiare, ma una cena con Lucrezia non me la toglie nessuno. E non lo so perché (forse la bimba ha pianto? non ricordo): chiedo ad Arianna se vuol venire anche lei.
Dice di sì.

Indosso l'orologio che mi ha regalato: sarà l'unica volta... non so nemmeno dov'è finito, adesso.

Andiamo in un ristorante a caso: non avevo pensato a nulla in particolare e ci ritroviamo sulla sponda bresciana del lago, in un locale enorme e praticamente vuoto. Non lo so perché: forse il lasciarmi l'aveva liberata dall'ostilità che provava nei miei confronti... ma passiamo una bella serata.
Già: nonostante tutto.

Le accompagno a casa: la bimba dorme e noi parliamo un po'.
"Ti va di dormire con me?"
"non mi sembra il caso"
"Solo dormire, tranquilla: prometto che non ci provo"
lei non è per niente convinta, ma sembra pensarci su:
"Facciamo come fosse il mio regalo di compleanno"
"Va bene".

Lasciamo la bimba in compagnia dei miei e la porto nella mia camera in albergo: l'abbraccio e lei mi stringe a sua volta: dormiamo come dormivamo prima di non riconoscerci più: nudi e vicini.
Non la bacio... anche se sento che non direbbe di no.
Non faccio nulla... anche se penso che mi avrebbe lasciato fare.

E' una notte difficile, orribile eppure dolcissima.
La desidero come l'ho sempre desiderata, ma sono troppo orgoglioso per non mantenere la promessa... e comunque non posso deluderla di nuovo.
Affondo la testa nei suoi capellli e ne annuso il profumo: le guardo le labbra e mi perdo nei suoi occhi, sento sui polpastrelli la sua pelle morbida e il suo respiro sul mio viso... non parliamo: restiamo avvinghiati come eravamo abituati a fare ed è una sensazione bella. Non mi è per nulla facile costringermi a fermarmi ma non sono tipo da tornare indietro: le ho detto che non ci avrei provato e non lo farò -anche se è del tutto evidente quello che vorrei fare-, le ho detto che saremmo tornati insieme solo se me l'avesse chiesto lei, e sono così stupido che certi peccati d'orgoglio li pago fino in fondo.
Sempre: non solo con lei.
E' dura trovare il coraggio di chiudere gli occhi, intuendo (no: sapendo) che quella sarà l'ultima volta in cui mi addormenterò guardandola.
E' dura, ma sono abbastanza imbecille da farlo.

Buonanotte, Arianna: sei stata il mio sogno più grande... e la parte più difficile di un sogno è quando ti risvegli, la mattina dopo.

martedì 3 marzo 2015

With a Rebel Yell


e poi ci sono le persone che sono convinte di essere chissà che ribelli e invece sono solo, tristemente, tristi... ché la libertà non è scopare a destra e a manca o bere qualche bicchiere di troppo, o fare cazzate senza pensare al domani, o sfoggiare look inconsueti. Anche quello, a volte...
Ma se poi si finisce a fare un lavoro che si odia, a vedere gente che non dà nulla (che poi magari vorrebbe pure, ma non ne è semplicemente in grado), a non intravvedere neppure qualcosa di bello all'orizzonte... beh: è stato solo tempo sprecato.
Saranno scopate indimenticabili, ma solo sotto un punto di vista.
Saranno serate divertenti, ma nemmeno poi troppo e, anzi: il loro ricordo non farà che immalinconire.
Non perché non torneranno più (che basta volerlo e tutto si può rifare), ma per la sensazione di aver sprecato il proprio tempo.

mi dichiaro colpevole: ho fatto tutto e magari ho solo avuto la fortuna di nascere con il culo parato... ma ho amato: cazzo, se ho amato!

contro tutti quelli che mi dicevano di lasciar perdere e a volte nonostante la persona che amavo non mi volesse: ho seguito solo e sempre il mio cuore, fin quando l'ho ritenuto troppo oltre la soglia del ragionevole. E allora non sono mai tornato indietro, anche quando continuava a lacerarmi il petto urlando: "torna da lei, pazzo!"
e anche allora ho sempre sperato che fossero loro a tornare, e non sono mai tornate (quasi mai).
le ho aspettate per anni, così oltre ogni logica da vergognarmene... di fronte agli altri: di fronte allo specchio, mai.
e se non sono tornate ci soffro ancora, ma mi sono convinto che è stato meglio così... forse è vero: sono solo un coglione.

e non cambierei cento scopate senza amore con un solo sorriso di una delle ragazze che ho amato.
nemmeno di quelli che mi hanno fatto anni dopo che ci siamo lasciati.

non capite, vero?
già: i collegamenti tra l'inizio e la fine di questo post non sono ben chiari nemmeno a me.
ma le dita battono sulla tastiera e loro lo sanno, quello che vogliono dire: prima o poi è probabile che lo capirò anch'io...
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