giovedì 22 gennaio 2015

Mi fa strano - "Do l'anima" e il ritorno di Alberto Fortis

Strana (eggià!), la carriera di Alberto Fortis: protagonista assoluto dei primi anni '80, con alcuni dischi fenomenali e di grande successo (da ascoltare assolutamente almeno "Alberto Fortis" del 1979 e "La grande grotta", del 1981), e poi scomparso dalle radio e dalle classifiche nonostante una produzione che si è mantenuta costante almeno fino al 1994.
L'ultimo album in studio, fino al recente "Do l'anima" (ottobre 2014), era datato 2005.

Mi ha fatto strano rivedere un suo disco nelle vetrine dei negozi: già, perché l'uscita non avrà avuto chissà quali coperture mediatiche (e le radio, ovviamente, si sono guardate bene dal mettere in onda le canzoni dell'album: qualcuno è in grado di spiegarmi i criteri per cui Radio Italia, tanto per non fare nomi, ignora completamente alcuni artisti: forse che le loro etichette non pagano abbastanza?), ma i negozi (o la casa discografica) ci hanno creduto e, insomma: in Feltrinelli a Bergamo ce n'erano almeno venti copie.
Diciannove, dopo che son passato io.
L'album si apre con il monologo Alla mia maschera:
Alla mia maschera,
partendo dal presupposto che nulla ci interessa più
voglio dirti: "ti amo".
Tu che sei falsità che appaga il nostro fallire
come principe leggero d'infinità infinita
lasciandoci ancor vivo, indelebile ed eterno
l'interrogativo santo di cosa sia la vita.
Oh nobile scherno,
buonamore anche a te
per sempre e tanto.
Interessante, anche se un po' troppo criptico e, parlando da appassionato di teatro, recitato maluccio.
Segue il duetto con Biagio Antonacci di Tu lo sai: "Ah, quanto amore hai chiesto già/ l'hai chiesto in prestito dai segni/ ah! quanto amore hai perso già/ l'hai perso in qualità di sogni". Buon singolo per le radio (sempre che qualcuna decida di trasmetterlo), anche se più per il nome di Antonacci che per altro.
La terza traccia, invece, è una delle canzoni più belle del 2014:
Mi fa strano, sai
chiedermi cos'è/ che ci fa guardare intorno se il semaforo non c'è
mi fa strano sai, riguardare in noi
non c'è verde, non c'è rosso/ manco io negli occhi tuoi
Hai mutande o no? Quando fai la comunione
c'è un profumo vergine da qui
mi fa strano, sai, non sapere se
sarai mia o di chi
Fatti stringere/ fino a che potrò
in un gesto di coraggio/ nel peccato o sul metrò
fammi piangere lacrime più blu
nella pioggia scesa a maggio, nella spesa che fai tu
compra quel che vuoi, vento e vita
noi non siamo in vendita.
Mi fa strano, sai, dirtelo così: "non lasciarmi mai".
Non ho più tempo e vanità/ per essere una star
ho voglia di star libero/ come un re
chi beve whisky al Roxy Bar, t'imbroglia... sai com'è
guardami in faccia, è inutile: è la realtà.
Sono vergine di malignità
sotto mano una puttana e dentro l'altra ho carità
è molto strano, sai, farmi schifo e poi
ritornare a dirti di amo/ ti amo tanto e credo in noi
ma ci sei tu/ qui con me/ molto cara e complice.
Mi fa strano, sai/ chiedermi cos'è/ che non torna più
E adesso voglio piangere/ vieni qua
brillare in cieli liberi e poi perdersi da star
guardami in faccia, è facile/ è la realtà
sai... è strano/ l'amore mi fa strano
è strano, amore...
Mi fa strano, sai
vivere d'amore/ e non averlo mai

Splendida ed impreziosita dalla voce di Roberto Vecchioni, è una canzone che vale da sola tutto il prezzo del disco e che ci (a noi che, nonostante l'avessimo perso di vista, l'abbiamo sempre amato) restituisce un Fortis in piena forma.
La strofa finale, poi, è davvero magnifica.

Un disco molto spirituale, musicalmente ricercato e "positivo": è finito il tempo delle maschere, perché è molto più semplice ed appagante essere noi stessi. E bisogna vivere d'amore in ogni istante: "sai o no che se ti va, anch'io con te/ ho un'anima".

Un bel ritorno, insomma, quello del cantautore di Domodossola.
E non vedo l'ora di vederlo in concerto.

lunedì 19 gennaio 2015

Il KAG di Pisogne (ora a Costa Volpino)

Vabbè... per chi non è delle mie valli faccio un riassunto veloce: a Pisogne esisteva il KAG (Kapannone Auto Gestito), una specie di centro sociale dove si svolgevano concerti, mostre, dibattiti e... insomma: le solite cose.
Il nuovo sindaco (sempre stato fascista, mica è un mistero) si è impegnato in campagna elettorale per farlo sgomberare. Ha dato lo sfratto per giugno (i locali sono stati promessi alla Protezione Civile), poi l'ha prorogato a fine 2014.
Ma il KAG non è stato abbandonato: uno sparuto gruppo di ragazzi lo ha occupato fino a pochi giorni fa quando i pompieri, supportati dalla celere, dai vigili urbani di Pisogne e dai carabinieri locali (sono state calcolate ottanta unità, per una spesa di oltre diecimila euro: dati che non posso confermare) hanno sfondato le vetrate e sgomberato le SEI persone all'interno, che hanno opposto una resistenza passiva (qui trovate il video).
Ora: io, che poi il sindaco lo conosco da una vita -ché quando mi sono rotto tibia e perone ero in moto con lui-, non capisco l'utilità dello sgombero.
I ragazzi davano fastidio a qualcuno o costavano troppo al comune? (immagino di sì, visto che l'amministrazione comunale ha chiesto - a detta i manifestanti- tremila euro per le bollette del riscaldamento arretrate).
Non mi sembrano motivi (sempre che siano reali) abbastanza validi.

Penso che un centro culturale -a prescindere dall'appartenenza politica- debba sempre essere sostenuto. E che il modo dello sgombero sia stato davvero una porcata.
Non ho mai avuto contatti con il KAG e ci sono entrato solo una volta (per pochi minuti, praticamente senza essere notato -avevo la bimba in braccio che dormiva e c'era lo spettacolo di Arianna. Giusto per: le avevano promesso un rimborso minimo e, a fine serata, le hanno dato 400 euro: il quadruplo di quello che aveva preso in un bar/teatro con ben altre ambizioni nel centro di Bergamo).

L'altro ieri c'è stata una manifestazione di solidarietà (400 persone per alcuni, più di mille per gli organizzatori), partita dalla piazza di Pisogne e finita al KAG.
A sentire gli organizzatori, i celerini sono entrati nel capannone per lo sgombero impugnando i manganelli al contrario e dicendo ai ragazzi: "peccato che siate così pochi e che non fate resistenza, altrimenti succedeva un'altra Diaz".
Io NON CI VOGLIO CREDERE (anche se purtroppo il sospetto resta).
Perché sarebbe di una gravità spaventosa: il macello della Diaz è stata una delle peggiori pagine della storia della democrazia in Italia e sarebbe bello che tutti noi -anche quelli di destra- ce ne vergognassimo.
E conosco carabinieri e poliziotti bravissimi, gente in gamba che non merita di essere associata a persone che vedono nel menare dei ragazzi -possibilmente indifesi- il massimo del godimento della vita.
La marcia è iniziata verso le 15 e si è rischiato subito: un paio di esaltati hanno sfoggiato il saluto romano cercando di farsi notare il più possibile. Fortunatamente i carabinieri li hanno presi e prontamente trascinati di forza dentro un bar: l'atmosfera era tranquilla - i professionisti dei disordini sono rimasti a casa- ma la provocazione poteva portare a conseguenze decisamente poco piacevoli.
Due ragazzi col volto coperto giravano -nascosti da altri due con uno striscione- ad attaccare manifesti contro il sindaco.
C'erano agenti in divisa antisommossa solo davanti alla stazione dei carabinieri, ma anche lì non è successo nulla.
Gli unici "problemi" sono stati davanti al Municipio: con lancio di uova ripiene di vernice (una ha colpito un ufficiale dei Carabinieri) e un paio di secchi di letame vuotati sulla scalinata, oltre a cori contro il sindaco:
Nulla di drammatico, ma tutto molto evitabile: senza quegli episodi, sarebbe stata una manifestazione perfettamente riuscita. Poi un gruppo di ragazzi ha steso dei panni proprio davanti al municipio, prendendosi beffe di uno dei tanti divieti promossi dal sindaco:
A un certo punto un'ambulanza è passata a sirene spiegate tra i manifestanti: se voleva essere una provocazione (non c'erano altre strade libere? e comunque: lo sembrava) è fallita in maniera ridicola: la gente s'è guardata stupita per un attimo, ha fatto spallucce e ha continuato come se niente fosse.
Io ho mollato la sfilata dopo qualche chilometro, ma mi risulta sia andato tutto bene.

Un paese blindato per cosa?
Per una manifestazione assolutamente pacifica.

Poi... poi i ragazzi hanno occupato un capannone a Costa Volpino, praticamente sotto casa mia, e ieri hanno organizzato un concerto di solidarietà che ha mosso i pezzi grossi della scena antagonista: c'erano addirittura Inoki e gli Assalti Frontali. Un successo, a sentire chi c'è stato (io avevo una bimba da "ritirare" all'aeroporto), con più di trecento presenze.

Non ho idea di quello che succederà adesso, con un capannone occupato illegalmente e un'amministrazione comunale (il "nuovo" KAG è a cinquecento metri da Pisogne, ma in un altro comune -retto da una giunta "di sinistra"- e persino in un'altra provincia) ostile e probabilmente incazzata... però penso che questi ragazzi un posto se lo meritino.
Ah! se qualcuno vuole contattarli li trova su facebook, cliccando qui sopra.

venerdì 16 gennaio 2015

Con tante scuse un cazzo

Ieri avevo parlato del libro JE SUIS CHARLIE pubblicato dal Corriere della Sera, chiedendomi come fosse possibile fare un omaggio ad un giornale libertario censurandolo e, già che si andava in stampa, di pubblicare alcune vignette senza chiedere il consenso agli autori.
Non è questione di denaro.
E' questione di rispetto per il lavoro e le idee di ognuno (e di etica del giornalismo... ma quella lasciamola stare, che in Italia sta affogando in un lago di merda da almeno tre decenni): probabilmente nessuno degli autori coinvolti avrebbe negato il permesso alla pubblicazione.+
Comunque, dopo le incazzature, il Corriere aveva promesso una lettera di scuse.
Eccola:
Il ricavato del libro andrà interamente a sostenere il settimanale francese, senza vantaggi per il giornale. Alcuni degli autori, che non eravamo riusciti ad avvisare prima della pubblicazione e che quindi non hanno potuto autorizzarla, hanno reagito duramente. Molti altri ci hanno ringraziato per l'iniziativa.
La decisione di realizzare il libro è stata presa come gesto concreto di solidarietà nelle prime ore dopo la strage. Abbiamo pensato che l'eccezionalità della situazione, il fatto che l'iniziativa avesse uno scopo solidale e che il giornale non ricavasse nulla bastassero a fugare ogni sospetto. Senza contare che a pagina 4 del volume ci siamo detti disponibili a regolare ex post ogni contenzioso. In tutta evidenza ci sbagliavamo. Il direttore Ferruccio de Bortoli ieri si è già scusato: "Mi assumo la responsabilità di quel che è successo... Abbiamo contattato coloro che siamo riusciti a raggiungere, precisando di essere a disposizione degli autori per i diritti... Tutto va in favore di Charlie Hebdo e in ricordo delle vittime... Mi scuso comunque con quanti si sono sentiti lesi nei loro diritti.
Paolo Rastelli.

Cheddire?
Vaffanculo.

Stronzi, che non hanno trovato il tempo di alzare una cornetta e di scrivere alcune mail perché... perché tanto funziona così, nel mondo dei social.
E allora gli autori hanno trovato le loro vignette stampate ad una definizione di merda su un volume del quale potrebbero pure non condividere le idee. Ma tanto sono quattro sfigati che fanno fumetti: chi se ne fotte. E' la legge della giungla, baby.
Finché a qualcuno non gireranno i coglioni più forte che ad altri.

Il minimo che si possa chiedere, dopo una presa per il culo come questa, sono le dimissioni del direttore del Corriere della Sera. Ma non succederà niente, come al solito in Italia, perché tanto fare causa a qualcuno è solo una spesa e poi vabbè... alla fine era beneficenza.
Ecco, però: è un volume vendutissimo e molto pubblicizzato, fatto sciacallando gente inconsapevole. Sarò strano io, ma la beneficenza non si fa così. In questo modo si fanno i bestseller.

AGGIORNAMENTO:
Michela Colamussi, marketing manager Corriere della Sera
perché c'è chi proprio non ce la fa, a dire semplicemente "abbiamo sbagliato, chiediamo scusa"

"Io se fossi Dio 
maledirei davvero i giornalisti 
e specialmente tutti 
che certamente non sono brave persone 
e dove cogli, cogli sempre bene. 
Compagni giornalisti avete troppa sete
e non sapete approfittare delle libertà che avete
avete ancora la libertà di pensare
ma quello non lo fate
e in cambio pretendete la libertà di scrivere
e di fotografare.
Immagini geniali e interessanti
di presidenti solidali e di mamme piangenti.
E in questa Italia piena di sgomento
come siete coraggiosi, voi che vi buttate
senza tremare un momento.
Cannibali, necrofili, deamicisiani e astuti
e si direbbe proprio compiaciuti.
Voi vi buttate sul disastro umano
col gusto della lacrima in primo piano." (Giorgio Gaber, Io Se Fossi Dio -1980)

mercoledì 14 gennaio 2015

Siamo tutti Charlie, con il culo degli altri

Corriere della Sera, 14 gennaio 2015, pag. 19

L'articolo è firmato da Paolo Rastelli, che un articolo del 2013 dice essere il "caporedattore dell'ufficio centrale piattaforma" (che non so cosa possa voler dire).
Ora... nelle poche righe sottolineate ci sono tante di quelle bestialità da riempire un intero numero de La Padania, ma il peggio è il finale: "Un modo per non dimenticare e per riaffermare la libertà di espressione, nel rispetto di tutti."
Tirare il sasso e nascondere la mano, che non sia mai qualcuno s'incazzi davvero. Che di Charb non ne esistono mica, qui da noi (e quello originale l'hanno ammazzato solo pochi giorni fa e noi teniamo famiglia, eh?)
D'altronde siamo il paese dove i giornali hanno scoperto le tangenti dopo l'arresto di Mario Chiesa... giusto per dirne una.
Il rispetto che manca al Corriere è quello verso le vittime della strage.
Il rispetto che manca al Corriere è quello verso la libertà di espressione, il coraggio, il giornalismo inteso in senso non dico "alto", ma almeno "normale", verso i propri lettori, che magari volevano capire cosa è Charlie Hebdo e a cui potrebbe non interessare vederne la versione edulcorata.

E' anche il rispetto verso gli autori degli omaggi disegnati: NON SONO STATI AVVERTITI.
Nessuno ha chiesto loro: "stiamo facendo un volume di beneficenza: possiamo pubblicare gratis il tuo disegno?"
No: si è data per scontata l'adesione.
Basta aver pubblicato un'immagine sui social per vederla usata senza permesso?
Credo che la risposta ce la darà la magistratura, perché qualcuno ricorrerà in tribunale.

Perché -diranno i più ingenui- se si tratta di un albo di beneficenza?
Perché la beneficenza una persona la fa quando e come gli pare, e non deve essere imposta da nessuno.
Ma soprattutto perché il sospetto è davvero spaventoso: il Corriere potrebbe non aver chiesto i permessi perché aveva paura di "bucare" l'instant book del decennio.

Povera Patria: "la primavera intanto tarda ad arrivare".

martedì 13 gennaio 2015

Ridicolizzati

"tutto è perdonato"

Io non ho parole, giuro.
Come si fa a commentare una copertina del genere?
Genialità, talento (tanto) e tutto quello che volete... ma quello che colpisce è la coscienza che l'unico modo per sconfiggere l'orrore è quello di non cedere alla rabbia (che c'è, di sicuro, ed è tanta).

Vien da pensare che in Italia non sarebbe stato possibile nulla di lontanamente paragonabile: a parte il fatto che un giornale come Charlie Hebdo non è (più) nemmeno ipotizzabile (giornalisti in Italia? abbiamo solo passatori di comunicati stampa)... però c'è da dire che, sotto certi aspetti, i francesi ci sono nettamente superiori: volete mettere la marsigliese con la marcetta di Mameli? O, ancora peggio, "libertà, fraternità, uguaglianza" con "l'Italia è una repubblica fondata sul lavoro" (possibilmente in nero)?

Ripenso a Fabrizio De André e al perdono verso i suoi rapitori e... certo: il maestro indiscusso di Faber è stato Georges Brassens, uno dei capisaldi della cultura francese. E me lo vedo con la chitarra in mano in mezzo alla folla che ha riempito le piazze di Parigi e di tutto il paese e mi emoziono: tutti insieme, cattolici, atei e musulmani a dire: non ci avete piegato, non abbiamo paura.

Perché è vero che nessuno di noi è davvero Charlie (ah! se avessi avuto un decimo del talento di Wolinski!!!), ma è altrettanto sbagliato dire che non lo siamo stati, in questi giorni: chi ha affermato "Je suis Charlie" non si voleva mettere sullo stesso piano degli autori e delle altre vittime -io, perlomeno, non sono stato così supponente-, voleva "solo" essere solidale. Voleva far capire che era indignato e addolorato.
E, anche se magari solo a livello inconscio, si è piazzato un mirino sul petto e ha detto ai terroristi: sparate anche a me, sparate a tutti noi... ma prima guardateci: siete sicuri che vi bastino le pallottole?
A qualcuno sembra poco?

I terroristi sono stati ridicolizzati in primo luogo da loro stessi: prima sbagliano il portone, poi creano i martiri perfetti (una Marine Le Pen sarebbe stata mille volte più utile alla causa dell'odio): su tutti l'agente musulmano ucciso a sangue freddo e il direttore di Charlie Hebdo, Charb... ma le avete lette, le sue interviste? l'avete vista, la foto di lui col pugno alzato? e i cartelloni con i suoi occhiali in piazza a Parigi, l'altro ieri?:
L'avete vista, la folla in Place de la Republique?
io li ho guardati bene, i primi piani della gente... e ho visto commozione ma non paura, orgoglio ma non voglia di vendetta.
Avete dato un'occhiata a NOT IN MY NAME, la campagna dei musulmani contro il terrorismo?
Luz (l'autore della copertina del prossimo numero di Charlie Hebdo, che è scampato alla strage perché si era svegliato tardi) consola l'editorialista Patrick Pelloux, uno dei sopravvissuti

Hanno stravinto loro: Charb, Wolinski, Cabu, Tignous, ma anche Philippe Honoré, Bernard Maris, Elsa Cayat, Michel Renaud, Mustapha Ourrad, Fréderic Boisseau, Frank Brinsolaro e Ahmed Merabet.
Un finale glorioso: la più grande sconfitta del terrorismo fondamentalista di tutti i tempi.
e a chi li ha uccisi mi vien solo da dire: coglioni.

lunedì 12 gennaio 2015

Ripartire (come uno sputo contro la tempesta)

- ciao
- oh, finalmente! mi stavi evitando?
- perché?
- non rispondevi più ai miei messaggi...
- vuoi la verità?
- mi sa che è meglio di no
- già
- e quindi?
- cosa fai domani sera?
- dipende...
- da?
- da te, ovviamente.
- allora ci vediamo?
- certo: lo sai che non aspetto altro
- perché?
- ti aspetto sempre
- ...
- dici di non amarmi, ma torni sempre
- come fai?
- ho pazienza
- come fai a pensare che io ne valga la pena?
- hai preso una bella tranvata, stavolta, eh?
- già
- sei fantastico
- vorrei crederci
- e prima o poi capirai che non sono solo una figa da leccare
- wow. sei in vena romantica, eh?
- ho voglia di te
- mi manchi
- non è vero.
  non ancora.
  ma succederà, prima o poi.

Prendila così - Lucio Battisti


Prendila così
non possiamo farne un dramma:
conoscevi già -hai detto- i problemi miei di donna.

Certo che lo so, certo che lo so
non ti preoccupare
tanto avrò da lavorare:
forse è tardi e rincasare vuoi.

No che non vorrei/ io sto bene in questo posto.
No che non vorrei/ questa sera è ancora presto.

Ma che sciocca sei/ ma che sciocca sei
a parlar di rughe, a parlar di vecchie streghe
meno bella certo non sarai.

E siccome è facile incontrarsi anche in una grande città
e tu sai che io potrei purtroppo/ non esser più solo
cerca di evitare tutti i posti che frequento e che conosci anche tu
nasce l'esigenza di sfuggirsi/ per non ferirsi di più.

Lasciami giù qui
è la solita prudenza
loro senza me -mi hai detto- è un problema di coscienza
certo che lo so, certo che lo so
non ti preoccupare
tanto avrò da lavorare
ora è tardi e rincasare vuoi.

No che non vorrei... io sto bene in questo posto
no che non vorrei... dopo corro e faccio presto...
... meno bella certo non sarai.

E siccome è facile incontrarsi anche in una grande città
e tu sai che io potrei purtroppo -anzi spero!- non esser più solo
cerca di evitare tutti i posti che frequento e che conosci anche tu
nasce l'esigenza di sfuggirsi
per non ferirsi
di più.

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