martedì 28 ottobre 2014

Non scrivo ma leggo

Attualmente mi sento a mio agio in un progetto quando posso raccontarlo in modo molto semplice dall'inizio alla fine, in una versione abbreviata. Mi piace immaginare una ragazza che è stata a vedere il film e che torna a casa molto contenta di quello che ha visto. Sua madre le chiede: "Di cosa si trattava?". La ragazza: "Si trattava di una ragazza che... ecc.". Finisce di raccontare alla madre la storia del film e sento che si dovrebbe essere soddisfatti sapendo che si è potuto fare la stessa cosa prima di incominciare a girare il film. E' un ciclo continuo. 

Alfred Hitchcock intervistato da Francois Truffaut in "Il cinema secondo Hitchcock".
Il cinema è, come il fumetto, un modo di raccontare una storia.
Ecco: secondo me ci sono molti fumettisti che dovrebbero leggersela per bene e rifletterci, su questa frase.

Ci si vede a Lucca, giovedì, per l'INSONNE DAY (Stand Pegasus, padiglione Napoleone, dalle 16,30 alle 17,30)
 il libro (davvero imperdibile per ogni appassionato di cinema e di narrazione per immagine) invece è questo:
Nel mio lavoro ho sempre pensato che le "carte", o i "documenti", o i "segreti" della costruzione della fortezza debbano essere estremamente importanti per i personaggi del film, ma di nessun interesse per me, il narratore.

Sì, ma contrarre o dilatare i tempi non è il primo lavoro del regista? Non pensa che il tempo al cinema non dovrebbe mai avere alcun rapporto con il tempo reale?

domenica 26 ottobre 2014

Sto diventando grande (anche se non mi va): dei 43 anni e di altre banalità

il problema vero, è inutile nasconderlo, è la tastiera del notebook: mi ci trovo proprio male e non mi fa venir voglia di scrivere... buttar giù queste poche righe, lo confesso, è stato un vero e proprio incubo.

e comunque eccomi qua: quarantatré anni compiuti venerdì, una vita nuova e un po' di conti da chiudere con quella vecchia.
i fumetti, per dire: non ho perso la passione, ma di certo molta della voglia di seguire il negozio (che ha riaperto ieri, in via XX Settembre: ci trovate -per il momento- dalle 15,00 alle 19,00, giovedì, venerdì e sabato. Ma aggiungeremo giorni di apertura, a breve).
Nell'ultimo anno mi dava fastidio passarci e non ci restavo volentieri. Si vedeva, no?
Diciamo che c'è stato chi mi ha fatto perdere ogni tipo di entusiasmo.
Ma adesso è tutto a posto e migliorerà.

Non leggo le mail: scusate se non vi ho risposto... so che non è professionale e me ne scuso: troverò un modo per farmi perdonare, ma in questo momento non ci riesco proprio. Fisicamente, intendo...

Sto correndo come un pazzo per rimettere in carreggiata un locale spettacolare, che due gestioni completamente sbagliate hanno cercato di distruggere: pago l'inesperienza, ma i risultati mi sembrano ottimi. E mi diverto un sacco.

L'ammore?
Non pervenuto.
Ho avuto una mezza infatuazione, ma son passati pochi giorni e sembrano già anni.
L'altra sera ho detto a una ragazza "però è bello, poterti abbracciare di nuovo". Ma anche lì: e la vita continua anche senza di noi... stiamo parlando del giurassico e di cose morte e sepolte.

Lucca?
Ho rincorso per venti giorni i tizi dell'Alastor: è al loro stand che troverete le novità delle Edizioni Arcadia. Dovremmo fare lì anche l'INSONNE DAY, giovedì pomeriggio, ma non ho la conferma ufficiale e chissà.
11, di Alessandro "Ganassa" Mazzetti sarà il nostro debutto nel fumetto porno: sarà pubblicato in inglese perché puntiamo a conquistare il mondo.
L'albo per i vent'anni dell'Insonne ha una copertina bellissima, disegnata da Sara Spano: per me è sempre un piacere pubblicare le storie di Desdemona.

Che altro?
Per il mio compleanno mi sono regalato alcuni vinili:
questo, in particolare, è fantasticissimo.
Non per la canzone, ma per la dedica: "sono sicuro che io e te resteremo sempre INNAMORATI (con la freccia sul titolo della canzone). E non solo adesso, ma sempre"
Non è tanto la chiosa di colui che presumo essere il proprietario successivo del 45 giri ("Illuso") a renderlo esageratamente bello, ma il pensare che c'è stato un periodo in cui, per un ragazzo, era perfettamente normale fare un regalo romantico alla propria donna con un disco di Toto Cutugno.
Succedeva davvero -ora ne ho le prove- e non in un mondo parallelo, ma solo pochi anni fa.

E io?
Io sono ancora solo/ non è una novità
tu hai già chi ti consola/ a me chi penserà (a, ah ah)

lunedì 20 ottobre 2014

New Moon on Monday

è un lunedì qualsiasi, di quelli che di solito vivo sotto stress per Lucca e invece quest'anno me n'importa davvero poco.
passerà.
stiamo chiudendo gli unici due albi che le Edizioni Arcadia porteranno alla manifestazione toscana: l'INSONNE DAY, di cui mi piacerebbe parlare diffusamente a breve (sempre che riesca a trovare il tempo) e 11, l'esordio della casa editrice nel porno.
scriverò anche di questo.

ho poco tempo anche oggi, ma i piacerebbe provare a farvi capire in che tipo di mondo sono stato precipitato dagli eventi.
per dire: sto ascoltando i Club Dogo.
peggio ancora: ho rischiato seriamente di comprare un cd di Fedez.
fortuna che mi son dimenticato di metterlo nella pila degli acquisti, perché poi ho ascoltato le canzoni e vaffanculo a me e alle mie idee stupide...

negli ultimi tempi mi sono innamorato, come al solito.
di tante cose, non di una ragazza.
magari anche di quella, ma se son rose fioriranno (e com'è che si chiama la rosa più bella? Tea. boh: sarà un caso) o, com'è più probabile, appassiranno.

per esempio, mi sono innamorato di una canzone: Chiedo di Dente.
Forse l'ho già postata... comunque fa più o meno così:

Scusa per i baci che ti ho dato
scusa per le mille volte che ti ho toccato
scusa per averti conosciuto ed averti accompagnato
scusami se ti ho salutato baciandoti la mano
mi scuso per averti detto un giorno mi mancherai tantissimo (...)
scusa quello che non ho bevuto e quello che ho taciuto
scusami per ciò che non ti ho dato, se mi hai desiderato
in qualche modo scusami

son lì che l'ascolto insieme a un'altra persona che prima mi guarda stranita e poi fa: "ma stai scherzando, giusto? non è una canzone vera..."
detto da uno che ascolta Vasco Rossi, porcattroia.

secondo esempio:
c'è questa ragazza che è uscita una sera con un ragazzo (già: capita a un sacco di gente, pare...): le chiedo come è andata e mi dice: "lui è carino, però usa parole troppo... troppo da banchiere"
"tipo quali, scusa?"
"intercalare"

ora: "intercalare" non è certo il vocabolo più utilizzato dell'alfabeto italiano... ma da lì al trovare "strano" uno che lo pronuncia ci dovrebbe passare tranquillamente il Titanic. O, almeno, così ho (avevo?) sempre pensato.

Mi sento strano e fuori posto, un po' come i Duran Duran che arrivano vestiti coi giubbotti di pelle su un carro trainato dai cavalli nel video di New Moon on Monday (and a firedance through the night...)

martedì 14 ottobre 2014

Jesus Christ Superstar all'Arena di Verona

poi mi scrive Giorgio: "ma a che ora è il tuo spettacolo del Jesus? Perché il nostro inizia alle 17,00"

riassunto: con Giorgio e Monica si era da un pezzo d'accordo di andare a vedere insieme il Jesus Christ Superstar all'Arena di Verona. Saremmo dovuti scendere in terra scaligera sulla stessa macchina -con ogni probabilità quella di Fabio Celoni- e lì ci saremmo incontrati con Paola Barbato.
io, lei e Fabio avevamo comprato i nostri biglietti a giugno.
Monica e suo padre un mese più tardi.

Quindi mi sento tranquillissimo nel rispondere: "no, beh: il nostro è quello delle nove di sera".
Già, perché -vista l'enorme richiesta- è stato deciso di raddoppiare il numero degli spettacoli.
E per me è ovvio che il secondo, quello aggiunto, è quello delle cinque.
Comunque non ho tempo né voglia di andare a cercare la ricevuta dei biglietti, che c'è tempo.

Così resto d'accordo che scendiamo tutti insieme e mi porto anche Lucrezia, che resterà con me fino alle otto e qualcosa e poi andrà a cena con Giorgio e Monica. Alla fine dello spettacolo, verso mezzanotte, si torna tutti insieme verso Bergamo, così lascio la bimba da Arianna e siamo tutti felici e contenti, che si è visto il Jesus interpretato da tre leggende e io mi sono spupazzato Lucrezia per un paio d'ore in più.

E siamo a domenica mattina: mangio con una discreta calma, poi porto Lucrezia a cambiarsi (perché è venuta al ristorante con il vestito della Regina Elsa di Frozen), mi lavo i denti e leggo l'introduzione al "Cinema secondo Hitchcock" di Truffaut -fantastica! e pare che tutto il libro sia sullo stesso tenore- mentre lei gioca a pallone con le cugine.
Quando partiamo siamo in leggero ritardo, ma tanto devo solo accompagnare Giorgio e Monica vicino all'Arena, e poi parcheggiare con calma.
Sono quasi arrivato a casa loro quando mi viene in mente di telefonare a Paola per chiederle a che ora ci si vedrà (Fabio nel frattempo ha tirato il bidone -giustificato: che Praga non è dietro l'angolo).
Al terzo squillo mi risponde: "sei già arrivato?"
"In che senso?"
"Lo spettacolo è tra due ore"

Brivido.
Orrore.
Raccapriccio.

Sono in macchina con una bimba che non so dove "parcheggiare", ma che non posso certamente portarmi a Verona, a quaranta chilometri da qualunque mio parente e, comunque, in ritardo per lo spettacolo (adesso sì: perché trovare parcheggio a Verona centro la domenica pomeriggio è come tentare di farsi la Venezia-Milano contromano senza causare incidenti: praticamente impossibile). Chiamo Arianna, che ovviamente non risponde. Chiamo sua madre, che fino a pochi giorni fa era al mare, sperando sia tornata: sì, per fortuna. E non ha problemi a tenere Lucrezia: devo solo allungare la strada di un quarto d'ora e sopportare lo sguardo affranto di mia figlia, che già pregustava la gita a Verona... è una pugnalata al cuore. Ma la vita continua anche senza di noi che siamo lontani ormai da tutte quelle situazioni che ci univano, da tutte quelle... no, scusate: m'è scappata la citazione.
Posso tranquillamente dichiarare di avere... ehm: guidato in maniera sportiva. Più sportiva del solito (e se siete saliti in macchina con me capite cosa possa significare).
Monica vorrebbe addormentarsi ma le sembra di essere sulle montagne russe. Suo padre cerca di ricordarsi che, in fondo in fondo, sono un bravo ragazzo. così evita di menarmi.
Arriviamo a Verona che manca un quarto alle quattro.
Coda.
Coda su coda.
Coda su coda su coda di macchine ferme.
Trovo un parcheggio parecchio distante dal centro... però non è a pagamento e, comunque, so che avremmo sprecato una mezz'ora a cercarlo nelle vicinanze dell'Arena. E poi magari avremmo finito per pagarlo venti euro.
Davanti al "nostro" parcheggio c'è una fermata dei pullman: a sentire il navigatore la prima corsa dovrebbe passare entro quattro minuti. Beviamo un caffè al bar, così chiediamo come acquistare i biglietti: nìun problema, ci si dice: li vendono anche sul pullman.
Però noi si aspetta lì, come dei deficienti, e non succede nulla.
Giorgio controlla gli orari sulla pensilina. Sorpresa: sono indicati dal lunedì al sabato; la domenica, a Verona, si balla da soli.
Vicino alla fermata dell'autobus c'è anche il servizio per il noleggio biciclette: non mi pare una brutta idea, anzi. Chiamo il numero verde mentre Monica si collega al sito internet: dopo cinque minuti decidiamo ci lasciar perdere e di farci la strada a piedi.
36 minuti, dice Google Maps.

Ma noi siam gente di montagna e abbiamo il passo veloce: in un quarto d'ora arriviamo all'Arena, felici e sudati (già: perché era prevista pioggia e invece c'è un gran sole). Paola mi aspetta all'entrata otto, no dai facciamo alla dodici anzi no: "sono alla otto".
Ovviamente è alla dodici.
Prendo i biglietti (perché la ricevuta ce l'ho io) e cerchiamo Marc.
Nè io né Paola sapremmo riconoscerlo: ha comprato in extremis il biglietto di Fabio. Fortunatamente lui riconosce Paola (perché lei e non me? fatevi una domanda e datevi una risposta: è fin troppo facile).
L'Arena è splendida -mai avuto dubbi, ovviamente- ed è bello tornarci: sono passati alcuni anni dall'ultima volta. Peccato per l'inutile -e retorica- introduzione dello speaker: hey! ho pagato decine di euro per vedere un musical del 1971, da cui è stato tratto un film replicato infinite volte in televisione... vuoi che non sappia cos'è il JCS?
Lo spettacolo inizia al calar del sole e...
In scena ci sono una cinquantina di attori, tra cantanti, ballerini e comparse (una decina di bambini): più o meno il triplo della versione teatrale. Ovvio: l'Arena è un palco enorme che PRETENDE di essere riempito.
Yvonne Elliman (la Maria Maddalena del film: 63 anni) mi fa un po' di tenerezza quando la vedo aggirarsi sperduta ai lati del palco, prima di entrare in scena. Poi però canta e... vabbè: non sarebbe nemmeno importante che sia brava quanto lo è stata. L'essenziale è il suo esserci.
La voce è sempre piena e bellissima, però scenicamente è improponibile: impacciata e sovrappeso.
Tra l'altro: ci mancherebbe! e noi le si vuole bene lo stesso e ci si emoziona a vederla perché chi, come me e Paola, ha sentito centinaia di volte quelle canzoni le ha sempre (o quasi: io ho almeno sei versioni del JCS) ascoltate con la voce che sentiamo qui, adesso, all'Arena di Verona. E conosciamo a memoria il suo sguardo verso Gesù, e sappiamo che non sa come amarlo e... insomma: si piange e non c'è nemmeno il buio della sala del teatro a proteggere un minimo la nostra (però Paola non so se piangeva: il mio sguardo non riusciva a staccarsi dal palcoscenico) dignità.

Caifa è giovane e forse un pelo troppo impostato, ma ha una bella voce baritonale ed è mille volte meglio di Shapiro. Simone Zelota mi piace molto mentre trovo un po' fiacco Pietro: non male, ma meno incisivo degli altri.
Hannas è il solito, grande, Paride Acacia e Feysal Bonciani è ormai diventato una stella del musical in Italia: potrei bullarmi di averlo detto da subito, ma in realtà il suo talento era così evidente che se ne erano accorti tutti sin dal primo spettacolo al Sistina. Troppo facile.

Il secondo tempo inizia a sole calato, rendendo ancora più affascinante la cornice:
"look at all my trials and tribulation"

Ted Neeley è il solito, mostruoso fenomeno.
A parte che emoziona il solo vederlo (e il regista lo sa e sfrutta la cosa nel migliore dei modi), è assolutamente padrone della scena e delle canzoni, che plasma e riplasma a suo piacimento (con risultati ottimi e, sicuramente, rodati da anni di palcoscenico) e riesce ancora a fare degli acuti pazzeschi, roba da far venire i brividi ogni volta.
Poi c'è Barry Dennen (il Ponzio Pilato del film, 76 anni), che... che... cheddire?
E' uno scricciolo d'ossa: entra in scena ingobbito e camminando a stento.
Ma già alla seconda strofa sembra tornare indietro di qualche decennio ed è impossibile non vedersi davanti agli occhi il Pilato del film, con la stessa forza, gli stessi dubbi, la stessa incredulità, la stessa rabbia... per qualche minuto ruba perfino la scena a Neeley.
Lo adoro. E per fortuna adesso c'è buio, così le lacrime le vedono solo quelli che mi sono vicini... ma non sono il solo: l'Arena è piena di persone con gli occhi lucidi.
Restano le perplessità sulla canzone di Erode (anche se il ritmo mi sembra migliorato rispetto a qualche mese fa) e sulla canzone finale: l'idea di Giuda inquadrato fuori dalla struttura mentre canta Jesus Christ Superstar è bella (e insomma: Piparo la porta in scena da vent'anni), ma vederlo su schermo fa "perdere" -ovviamente- pathos al tutto... bello comunque, ma io lo farei entrare prima nell'Arena. Almeno un minuto, forse anche due...
Proviamo ad avvicinarci agli attori durante la standing ovation finale, ma gli uomini della sicurezza sono irremovibili e, comunque, sotto il palco c'è la buca per l'orchestra (vuota, ovviamente: viene usata durante gli spettacoli lirici, ma nel Jesus i musicisti sono sul palco) e si deve mantenere una distanza di almeno dieci metri.
Peccato, perché a Barry Dennen l'avrei stretta davvero volentieri, la mano. E infatti chiudo il post con una serie di foto di come si è goduto gli applausi. Tantissimi e tutti meritati. Ma guardatelo, che fighezza nonostante tutto:
Mi spiace solo di non avere avuto il tempo di correggerlo e rileggerlo per bene, questo post... ma l'ho già scritto: sono giorni intensi.

domenica 12 ottobre 2014

"Già... siamo poca cosa"

Non me ne frega nulla di sapere quando morirò.
No: io, sul momento della mia morte, ho sempre avuto curiosità che potrebbero apparire strane. O magari idiote:
quale libro lascerò a metà, quale canzone vorrò ascoltare per l'ultima volta (ogni volta che ci penso son sempre più sicuro che andrò nel panico: chissà perché sono convinto che avrò il tempo di scegliermela, l'ultima canzone... che figuraccia, se morissi ascoltando un pezzo di Gigi D'Alessio alla radio!) A che punto sarà il campionato e chi sarà il primo grande calciatore che non vedrò mai giocare. Resisterò alla tentazione di pronunciare un'ultima citazione? Sarò andato a teatro il giorno prima o mi sarò ridotto a stare in casa a guardare l'odiata televisione?

Poi ci sono le domande importanti, ma importanti davvero: chi mi sarà accanto e quale sarà l'ultimo bacio che avrò dato; Lucrezia sarà presente o in viaggio?
Avrò riallacciato i rapporti con le persone che si sono allontanate mio malgrado?
A quale ragazza ripenserò?
disegno di Boucq: forse lo si recupera ancora, da qualche parte, quel gioiellino di LE AVVENTURE DELLA MORTE E DI LAO TSEU (kappa edizioni)
Dunque: non sto più scrivendo, in questi giorni.
Potrei addurre mille motivi, tutti più o meno validi, ma mi limiterò al più semplice: ho iniziato a gestire un locale e non ho più accesso ad una tastiera comoda. Oltre a non avere più tempo per fare un milione di cose che prima facevo.
Il locale ovviamente è il Lucignolo, a Lovere, e sono impegnato tra listini da rifare, personale da valutare, eventi da programmare e un sacco di altre cose.
Poi c'è la fumetteria, che riaprirà la prossima settimana in Via XX Settembre 105, anche se solo come punto vendita momentaneo, con novità e caselle.
Dovrei impegnarmi per Lucca ma non ne ho troppa voglia e ci sono un paio di telefonate che sto aspettando decisamente troppo a fare.
Poi ci sono alcuni casini personali che mi hanno abbattuto il morale e tolto la voglia di scrivere, e alcune persone che mi hanno deluso.
Poi c'è una ragazza che chissà, ma mi sa di no.
Intanto mi son rasato a zero i capelli, e domani vado a vedere il Jesus Christ Superstar all'Arena di Verona.
Ho letto il primo numero di Adam Wild e m'è piaciuto molto.

Devo comprarmi un portatile, insomma. Oppure chiudere il blog: scrivere di corsa come adesso non è una cosa che mi riesce bene... diciamocelo: questo pezzo è scritto male.
Vedremo.

mercoledì 8 ottobre 2014

Però una cosa posso dirla...

senza spoilerare nulla, che tanto l'annuncio ufficiale dovrebbe essere questione di giorni: a Lucca ci sarà una cosa che, per i nomi coinvolti, darà l'impressione alle altre case editrici indipendenti di giocare Avellino-Real Madrid.
Al Bernabeu.

No: io non c'entro niente.
No: nessun'altra informazione, nemmeno in privato.

lunedì 6 ottobre 2014

Un fiume di compagnia

Leggo e orripilizzo:
Carissime amiche di Facebook ce ne una che mi fa un Po di compagnia che ne ho tantissimo bisogno

che è sbagliata sotto così tanti punti che ritenevo impossibile riuscirci con così poche parole: "ce ne"?!? Po maiuscolo e senza apostrofo?!? ma vogliamo parlare della tristezza davvero davvero triste del messaggio? E il punto di domanda, perché discriminarlo così? Esiste. Usiamolo.

Poi faccio un giro a Pogliano Milanese e vedo gente che la parola copyright non sa nemmeno come iniziare a cercarla sul dizionario:
che, poi... magari basta chiedere, eh?
però non ce lo vedo proprio, Tiziano Sclavi, felice di vedere associato il nome del suo personaggio a una pizzeria da asporto.
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