lunedì 15 settembre 2014

Non è la gelosia...

poi ci son quelle sere che ti senti stupido (e sai che farai la figura dello scemo) a dire certe cose ma non puoi proprio evitare di farlo... tu chiamale se vuoi... come vuoi.

"cheppalle: Arianna..."
ehhh... c'avete ragione.
ma che ci posso fare se non potrà mai uscire dalla mia vita?
innamorato? sincero: no.
però... la sensazione è che posso "stare" con un'altra, ma che l'occasione di essere "completo" l'ho avuta con lei.
E, a causa di Lucrezia, forse (potrò? avrei potuto?) esserlo solo con Arianna.
Occasione sprecata e sensazione che spero di cambiare al più presto, sia chiaro: perché tornare insieme sarebbe una cazzata per un migliaio di motivi e, insomma: ci ho pensato, alle volte, e mi sta bene pensarlo e basta.
-che poi a chi mi legge sembra che ci pensi spesso è scontato: a Tenco chiesero: "perché scrivi solo cose tristi?" e lui rispose: "perché quando sono felice esco". Ecco: quasi uguale-
Seriamente: poniamo il caso che tutti e due volessimo ricominciare... potrebbe essere bellissimo, all'inizio. Dopo tre mesi, però, finiremmo a rinfacciarci ogni cosa: il fallimento, le infedeltà, gli amori successivi... la nostra storia passerebbe da dramma a tragedia.

Non m'interesso (anzi) della sua vita sociale, ma vengo a sapere comunque un sacco di cose.
Riassunto velocissimo: dopo che ci siamo lasciati si è messa con Stefano, uno che fa l'attore nella sua stessa compagnia: ormai dovrebbero essere più di tre anni.
Ch'io sappia, non l'hanno mai detto a Lucrezia.

Situazione attuale: io e Arianna ci vediamo, ogni tanto.
Quando le porto la bimba, certo. Però mi capita anche di passare a bere un caffè al bar dove lavora, a volte. E, quando Lucrezia me la porta lei, si ferma volentieri a pranzo.
Quattro chiacchiere le facciamo ancora, insomma.
Gli ultimi tempi, per lei, sono stati periodo di cambiamenti: non so quali (non gliel'ho chiesto), ma è evidente che qualcosa è, o sta, cambiando (come si scriverà esattamente questa frase? perché "qualcosa è cambiando" fa schifo uguale a "qualcosa è cambiato, o sta cambiando": facciamo che sorvolo sull'italiano e faccio passare il concetto? Sì, dai).

"E quindi? c'è un dunque? perché noi che si legge ci si sta bastevolmente annoiando..."
Ieri sono stato con la bimba: centro benessere al mattino, film delle Winx e poi parco nel pomeriggio. Arianna mi chiede di portargliela verso le 10,30/11 di sera.
Guardo il primo tempo di Parma-Milan e partiamo: ci sentiamo per sms e mi avvisa che arriverà in leggero ritardo.
Vabbé: niente di nuovo.
Sono lì, in macchina, che l'aspetto con la bimba che dorme quando arriva una moto.
E' un tizio che accompagna a casa Arianna: tra di noi c'è una macchina ma è ovvio che non posso non sbirciare... lei si toglie il casco, lo appoggia sulla sella, gli dice due parole e viene a prendere la bimba.
Chiacchieriamo un paio di minuti, con lei che tiene in braccio Lucrezia: della festa di compleanno a cui è andata la bimba venerdì, di come va il Lucignolo e della polenta taragna che ha mangiato a Zogno...
Poi entra in casa per portarla a letto: il tizio della moto è ancora lì, seduto sul muretto che la aspetta, che fa qualcosa col telefonino.
Wikipedia se la cava così:
Gelosia: la gelosia è un sentimento.
Non scrive altro.

Quella che mi sorprende non è del tipo "adesso gli spacco la faccia", né "pensa quella stronza con chi esce"... ci mancherebbe.
Lei col suo tipo l'avevo vista solo una volta, e me ne sono andato prima che se ne accorgesse.
Questa potrebbe essere la seconda.
Non sono pronto, nonostante tutto.
Non mi dà fastidio che esca con qualcun altro: non la considero "mia"... mi dà fastidio il "vederla" con qualcun altro: sapere certe cose (lui la farà ridere? avrà scopato? sarà innamorata? quando fa sesso lo fa come quando lo faceva con me?) va bene... averne la "conferma visiva" è tutta un'altra storia.
Sarà anche che non ho mai preso seriamente la sua storia con Stefano (che poi magari tra loro tutto fila liscio e il tizio di ieri è solo un amico: chenneso?... chemmicambia?): fatto sta che sono lì che rido della situazione ridicola... eppure mi sento come dopo aver mangiato qualcosa che è rimasto sullo stomaco: non tanto male da dover vomitare, ma con quel senso di fastidioso malessere che non ne vuol sapere di andarsene e che sai fin dall'inizio che ti farà dormire male.
Guardo il cellulare: la batteria è praticamente morta... ce n'è solo per scrivere un messaggio: "Comunque non è mica valido: riesci a rendermi geloso ancora adesso... XP"
Lei, ovviamente, non perde l'occasione per prendermi per il culo: "Ho notato... notte!"
"Notte!" le rispondo io.

Come Rocco Siffredi

Quando arriviamo al centro benessere, io e Lucrezia, è praticamente deserto: ci sono solo due ragazze. Una molto carina, l'altra bellissima.
Stiamo una mezz'ora in piscina, dall'altro lato rispetto a loro. A un certo punto provano il geyser e ridono forte: fanno per attraversare la piscina per riaccenderlo ma sono vicino e mi offro di farlo io: "sì, sì, grazie: è bellissimo".
Lucrezia inizia a giocare con il ghiaccio: ho una decina di minuti per me e decido di sfruttarli entrando nella sauna.
Passa un nulla che entrano anche le due ragazze.
Ecco, lo sapevo! Uno non può farsi una sauna in pace che alle volte una, più spesso due tizie entrano a fargli compagnia con l'unico scopo di abusare sessualmente di lui.
Una mora e una bionda. Appunto.
Succede sempre così.
Nei porno.
Ecché: forse che i porni non fanno parte della realtà? Forse che gli attori che li interpretano non hanno sentimenti, affetti, paure? Forse che non soffrono come chiunque altro?
Se un evento è possibile in un porno, lo è anche nella vita reale.
Mi preparo all'inevitabile: è fin troppo ovvio che non vedono l'ora di dimostrarmi la loro gratitudine per l'eroica accensione del geyser.
Si siedono dietro di me: adesso una inizierà a massaggiarmi la schiena, mentre l'altra inizierà a baciarmi...
Avete presente l'apparizione delle bambine in Shining?
Ecco: è proprio in quel momento (prima del massaggio e dei baci, che ci sarebbero sicuramente stati!) che, davanti alla porta di vetro, si palesa mia figlia: "papà: vieni a giocare?"
"un minuto e arrivo, Lucrezia!"
"papà: vieni a giocare?"
e, sempre più insistentemente: "papà: vieni a giocare?"

Appunto mentale: limitare la visione di porni, d'ora in poi.
Conclusione: sotto certi punti di vista, la vita reale è una merda.

... che, comunque... per fare la parte di Rocco, anche nella fantasia, mi manca una certa dose di... ehm: talento.

sabato 13 settembre 2014

Da Carnevale a Mammucari: perché?

Disclaimer: non aspettatevi rivelazioni sul finale della prima stagione di Orfani. So che internet ne sarà già pieno e che aumenterei le visite al blog ma… non voglio rovinare la sorpresa a chi attende l’albo e, se fossi in cerca di click, le anticipazioni le avrei pubblicate già da un po’.

Quello di cui mi interessa parlare è, invece, la scelta di non affidare le cover della nuova serie a Massimo Carnevale, ma di sostituirlo con Emiliano Mammucari.
Premessa fondamentale: Mammucari è un disegnatore fantastico e un eccellente copertinista… questo pezzo non vuole assolutamente essere una critica a lui o alle sue cover, che a me piacciono moltissimo. Per dire: sono uno di quelli che, di Caravan, non salva praticamente nulla. Però le copertine mi avevano entusiasmato.
Né vuole essere una critica alle scelte editoriali della Bonelli: ci sono categorie (gli editori di fumetti, i cittì della nazionale eccetera) sulle quali piovono invettive di ogni tipo dopo qualsiasi scelta: pochi si rendono conto che nessuno (o quasi) di loro ha la tendenza e/o il piacere di martellarsi nei coglioni… certe scelte impopolari vengono fatte, molto spesso, a causa di motivi che i semplici lettori della Gazzetta dello Sport non possono –e in alcuni casi nemmeno devono- conoscere.
Però è chiaro -a me, almeno- che la mancata riconferma di Carnevale è una bocciatura.
Non del copertinista in sé, che non si può discutere in alcun modo (personalmente lo ritengo uno dei migliori al mondo), ma di un modo “diverso” di intendere le copertine in Bonelli.
Mammucari (già testato su Caravan e sui volumi Bao di Orfani) non è esattamente il classico copertinista bonelliano, ma è decisamente più vicino alla “sensibilità Bonelli” rispetto a Carnevale: non un passo indietro, ma di lato... quello sì.

Possibili motivazioni (che -ma mi sembra persino stupido specificarlo- sono ipotesi che sto valutando "ad alta voce", non verità assolute):
1) i risultati di vendite sono stati buoni, ma ci si aspettava di più.
Cos'è che colpisce di più in un albo? La copertina. E quindi è la prima cosa da cambiare.
Potrebbe essere, ma tenderei a scartare questa ipotesi. Anche perché è confermata la terza serie di Orfani, il che vuol dire che le vendite sono state in linea con le aspettative: forse non con quelle migliori, ma qui si torna alla gente che non ci gode, a martellarsi nei coglioni;
2) il pubblico raggiunto, a conti fatti, è quello "classico" della Bonelli.
E allora... perché dargli un copertinista "diverso"? Molto più semplice accontentarlo (perché -e so che sembra strano a chi si ritiene "un vero appassionato di fumetti"- l'equazione non è sempre "bella copertina=ottimo recepimento da parte del pubblico": e ci sono lettori, anche giovanissimi, che trovano più interessante una copertina di Gallieno Ferri rispetto ad una di Carnevale)(e, siccome so che a volte servono i sottotitoli: io ADORO Gallieno Ferri e Zagor è uno dei miei personaggi a fumetti preferiti di sempre).
Potrebbe anche essere se l'assunto di base fosse esatto. E non sono del tutto convinto che lo sia;
3) Massimo Carnevale ha avuto un rodaggio lento su Orfani, e le prime copertine non sono certo tra i suoi lavori migliori.
 
Vero.
Però c'è da considerare, appunto, il rodaggio. E anche il fatto che nei primi episodi tutti indossavano le maschere: come si possono trasmettere emozioni senza disegnare le espressioni del viso?
E soprattutto bisogna dire che, dal numero 3 in poi, Carnevale è tornato a realizzare copertine meravigliose;
 
4) le copertine non sono piaciute al pubblico.
Sento già il commento: "e allora il pubblico non capisce un cazzo".
Falso.
I lettori non sono dei coglioni perché la pensano diversamente da noi (e intendo "noi lettori che non ci fermiamo a Tex e Diabolik"): i lettori hanno una sensibilità -e gusti- diversi dai nostri.
Ricordo una visita in redazione: parlavo di Caravan e Greystorm con uno dei massimi responsabili bonelliani che, a un certo punto, mi chiede: "guarda queste due copertine: quale preferisci?"
Si trattava dei numeri in edicola in quel momento delle due miniserie...

apro una piccola parentesi: a me Greystorm è piaciuto moltissimo (e, fino a quel momento -non so dopo- era stata L'UNICA miniserie ad aver invertito la tendenza per la quale ogni miniserie vendeva meno della precedente). Le copertine erano di Gianmauro Cozzi, che è un buonissimo disegnatore ma... ecco: non proprio una superstar. A livello di copertine, insomma, per me non c'era storia: Caravan vinceva a mani basse. Chiusa parentesi.
 

Lui mi dice: "anch'io. Ed è questo il problema: dobbiamo renderci conto che i nostri gusti -intendeva "di noi addetti ai lavori"- sono diversi da quelli dei lettori". Il sottinteso era "e agire di conseguenza (cioè: adeguarci)".
Il classico lettore di fumetti italiano reagisce alle eccezionali copertine di Ashley Wood per l'edizione americana di Dampyr con un -nella sostanza-: "cosa cazzo è stà merda?"
Sbaglia lui? No.
Sbaglia chi è convinto che le copertine più belle siano quelle con un'illustrazione d'impatto, a prescindere dalla tecnica e/o dalla presenza del protagonista? No.
Sbaglia chi vuole imporre la propria visione agli altri.
E non sto parlando dei pochi che ragliano sempre e comunque su internet (faccio una previsione... è vero: Dylan Dog perderà quei suoi lettori che, sui social, sono scandalizzati dalle novità del nuovo corso. Tutti e duecento), ma di quelle DECINE DI MIGLIAIA che ogni mese spendono volentieri tre euro e venti (ma anche 4,50) per leggere le avventure di un personaggio che amano.
Se il pubblico di Orfani è quello allora è possibile che Carnevale non sia il disegnatore giusto;
 
5) le copertine non sono piaciute in redazione.
Altra ipotesi stimolante per alcuni ("allora è vero che in Bonelli sono contrari ad ogni tipo di cambiamenti!").
Però non è che Carnevale fosse neanche lontanamente assimilabile a una scommessa, eh? Fa copertine da più di vent'anni e quelle realizzate per John Doe, Dago, Martin Hel e Detective Dante (cioè -se non dimentico nulla- quelle in formato bonelliano) parlano per lui: era difficile aspettarsi qualcosa di tradizionale. In redazione (e Recchioni più di tutti) lo conoscono bene e sanno come lavora: possibile che -specie dopo i risultati sugli ultimi albi- si siano ricreduti?
Non credo proprio.
Al massimo posso immaginare divergenze di opinioni: che Carnevale volesse osare ancora di più?
Difficile da credere, comunque, che sia quello il motivo: se anche avesse voluto e la Bonelli fosse stata contraria, un accordo lo si sarebbe trovato sicuramente.
6) c'era, semplicemente, voglia di cambiare per dare una diversa impronta, anche grafica, alla seconda serie.
Qui sono scettico io e porto ad esempio un'altra serie (co)creata da Recchioni: Detective Dante. Composta da tre stagioni, cambiò copertinista in ognuna.
Il primo fu Leomacs: cover bellissime (a mio parere) e molto particolari, soprattutto come impostazione, ma che non piacquero al grande pubblico.
Il testimone, nella seconda serie, passò quindi ad uno dei disegnatori storici della casa editrice: l'argentino Garcia Duran. Con risultati drammatici.
L'innovazione non aveva funzionato, la tradizione nemmeno: toccò alla "sicurezza" che, nel caso dell'Eura, era (ma tu pensa la vita) Massimo Carnevale.
Il motivo del cambio di copertinista, in entrambe le occasioni, era l'insoddisfazione del pubblico.
La verità è che la lavorazione di una serie a fumetti è un processo lungo e delicato, durante il quale bisogna tenere ben presenti un sacco di piccole cose che al lettore medio sfuggono, e che spesso sono ignote persino al lettore appassionato (e, alle volte, anche a parecchi addetti ai lavori): dietro ogni decisione "controversa" c'è sempre un motivo.

e questo? gnente: Frankie m'è venuto in mente leggendo "Pace non cerco. Guerra non sopporto"

venerdì 12 settembre 2014

"Scrivevamo così": 11 Settembre 2001

Come quasi tutto quello che faccio, questa "rubrica" ("Scrivevamo così", in omaggio ai "ridevamo così" de La Settimana Enigmistica) nasce in maniera completamente casuale: ieri sera mia cognata mi ha chiesto di passare al bar a "rubare" un giornale perché Martina, la secondogenita di mio fratello, deve realizzare una ricerca sull'undici settembre.
Torno col Corriere della Sera ma mi accorgo che, in pratica, non c'è scritto nulla.
E mentre parlo con mio fratello i pezzi si collegano nel cervello: "aspetta: dovrei avere i giornali originali!"
Sì, perché sono ormai parecchi anni che ho l'abitudine di mettere da parte i giornali delle date particolarmente importanti: però il 2001 è davvero lontano e mi viene il dubbio che, ai tempi, non avessi ancora iniziato la "collezione"... e invece sì:
nel cassetto trovo quotidiani che documentano la morte di Marco Pantani, Karol Wojtila, Giorgio Gaber e Gianni Agnelli, i risultati di alcune elezioni politiche, alcune vittorie di Valentino Rossi, la finale di Champions Milan-Liverpool e, chissà perché, un'amichevole giocata a Manchester tra Juventus e Milan...
Purtroppo non sono mai stato una persona ordinata: molti giornali sono andati persi.
Purtroppo mia sorella ha preso possesso della mia camera per qualche mese, l'anno scorso: alla domanda "dov'è finita la Gazzetta di quando siamo diventati campioni del mondo nel 2006?" ha risposto "ah! qui non c'era niente..."; purtroppo altri giornali sono inscatolati nel garage dove giacciono i resti dell'ultimo, drammatico trasloco... purtroppo un sacco di cose.
Però ce n'è abbastanza e mi fa piacere rileggere articoli scritti tanto tempo fa adesso che è cambiato tutto, che molte delle risposte sono state date, che i protagonisti e le speranze non sono più gli stessi.
Ho deciso quindi di riproporvi, con moooolta calma e senza particolare nesso logico, alcuni pezzi.
Il primo è di Giuliano Zincone, storico editorialista e inviato del Corriere della Sera (accusato -e, nel 2000, scagionato dall'accusa- di essere stato uno dei contatti del KGB in Italia, ai tempi della Guerra Fredda), ed è stato scritto due giorni dopo l'attentato, il secondo è invece l'editoriale del 12 settembre dell'allora direttore de L'Eco di Bergamo, Ettore Ongis.

QUELLI CONTRO (SOLO UN PO')
di Giuliano Zincone
Corriere della Sera, venerdì 14 settembre 2001

Dopo la tragedia, gli Stati Uniti d'America ricevono una pioggia d'amicizie. Offrono i loro aiuti perfino gli arcinemici Castro e Gheddafi. Arafat dona spettacolosamente il proprio sangue. In Italia, tutti i partiti e tutti i Movimenti adottano parole d'ordine bipartisan, esecrando gli attentati dei kamikaze ed esprimendo inedite consonanze con la Casa Bianca. Piero Fassino, candidato alla segreteria Ds, è stato esplicito: "Anche noi ci sentiamo americani".
Queste sono le posizioni ufficiali. Ma sotto la crosta delle solidarietà, vibrano anche i consensi per i criminali suicidi che hanno umiliato la strapotenza americana. Era scontata la gioia di Osama Bin Laden, come quella di Saddam Hussein. Erano prevedibili i festeggiamenti di tanti fanatici islamici e di tanti palestinesi che pure a Betlemme (ma chi è nato a Betlemme?) hanno manifestato con parole tremende la loro esultanza per il massacro di New York. Ma i sentimenti di rivincita contro gli americani, contro l'Occidente ricco e democratico, sono più estesi e covano sotto la cenere delle parole.
E' scattato un "effetto catacomba", nel nostro emisfero e altrove. Le passioni inconfessabili si tacciono in pubblico, ma si coltivano in privato. Come ai tempi delle Br, quando molti intellettuali erano sdegnati in piazza e complici in salotto. Come nei cortei contro la camorra, frequentati da parecchi camorristi mimetici. Gli antipatizzanti si limitano ad esporre qualche dubbio mirato. Lo fa Riccardo Barenghi, direttore del Manifesto, che interpreta l'attentato di New York come un prodotto dell'odio seminato dagli Stati Uniti nel mondo.
Analogo, se non più esplicito, è il giudizio di Gianni Minà, che dà la colpa del disastro a George W. Bush, anche perché non ha firmato gli accordi di Kyoto.
Gli autentici sintomi d'antiamericanismo irriducibile emergono sporadicamente, spesso nell'ombra dell'anonimato. Mentre i capi dei No Global s'immergono in pause di riflessione, mentre Liberazione (organo dei bertinottiani) promette che non griderà più "abbasso gli americani", alcuni centri sociali brindano alla sconfitta della Grande Mela, e sostengono che la strage ha giustamente punito l'arroganza di Washington.
Curioso è l'atteggiamento del commediografo "arrabbiato" Harold Pinter, che a Firenze pronuncia parole di fuoco contro il brigante Bush, pubblicate senza commenti dall'Unità. L'artista inglese definisce "criminale", tra l'altro, l'intervento in Kosovo, dimenticando che esso fu voluto dal presidente Clinton e appoggiato dal governo D'Alema.
A livello planetario, gli anonimi usano i telefonini, dove (per esempio) appare un aereo stilizzato che sta per schiantarsi contro un grattacielo. L'immagine è accompagnata da un messaggio Sms in arabo: "Colpiscilo e non mancarlo". E a Istanbul un intero stadio fischia durante il minuto di silenzio che onora le vittime americane, prima della partita Galatasaray-Lazio.
E' inutile illudersi, insomma. La nostra Belle Epoque ha subìto una mazzata tremenda. E molti, nel mondo, esultano per questa ferita. La vedono come una rivincita contro l'Occidente troppo ricco, troppo potente, troppo esibito (scandalosamente) negli spettacoli, nelle architetture, nei modelli di vita. Provano rancore contro i privilegiati egoisti che non spendono un'emozione né un minuto di tv per i milioni di morti nelle guerre d'Africa, per le stragi in Asia e in America latina.
Non c'è gratitudine, soprattutto, per gli Stati Uniti. Né gli aiuti economici né le alleanze (più o meno pelose) conquistano i cuori di tutte le masse. Una bella trasmissione televisiva ci ha mostrato un gruppo di emigrati sauditi in America. Grazie per l'intervento in Kuwait, dicevano, ma poi i soldati dovevano smetterla di calpestare il nostro suolo sacro, non dovevano bombardare e affamare gli iracheni che dopotutto sono nostri fratelli islamici. Molti intellettuali musulmani, poi, rinfacciano agli Stati Uniti di aver coltivato e addestrato i fondamentalisti per usarli contro i sovietici in Afghanistan. Fra questi c'erano i loro più feroci avversari di oggi, compresi i Talebani, compreso Osama Bin Laden.
Già, Bin Laden, il terrorista ricchissimo. Ma il suo patrimonio non gli servirebbe per comprare piloti kamikaze, per sfidare la superpotenza americana. Anche la sua leadership è fondata su neri consensi, perché promette identità e riscatto a gente fanatizzata e disperata. Non ci meraviglieremmo se, domani, trovassimo la sua barba stampata sulla maglietta di qualche ragazzo "antagonista".
L'AMERICA COLPITA AL CUORE
di Ettore Ongis
da L'Eco di Bergamo, mercoledì 12 settembre 2001

Nulla sarà più come prima. La storia contemporanea ha vissuto ieri in diretta televisiva la sua giornata più atroce, nella quale l'odio e la follia hanno preso in ostaggio il mondo intero. E' come se tutti fossimo stati lassù, in quei maledetti aerei di linea utilizzati da fanatici kamikaze, portati a morire senza sapere il perché e senza poter guardare in faccia i nostri aguzzini. Scene apocalittiche ci sono arrivate dalle capitali americane, in un crescendo che neppure i film di fantascienza s'erano mai spinti a immaginare. Ecco la prima delle Torri di New York in fiamme, ecco il Boeing che per un istante sparisce, per riapparire un istante dopo disintegrato contro la seconda Torre. Ecco il Pentagono colpito e le Torri sgretolarsi, una dopo l'altra, come fossero castelli di sabbia e non i santuari economici e militari dell'impero occidentale. Lo stupore iniziale è ben presto diventato sgomento, poi angoscia, quasi temessimo che quell'immane crollo non avesse più fine.
L'atto di guerra portato agli Stati Uniti è stato definito "la Pearl Harbor dell'era di Internet". Ma ciò che è accaduto a Manhattan e a Washington è mille volte più grave dell'attacco dei giapponesi alla Marina americana, che segnò l'ingresso degli Usa nella seconda guerra mondiale. Là i morti furono tremila, in gran parte soldati, qui le vittime sono decine di migliaia scelte a caso tra la gente comune che, come ogni mattina, si stava avviando al lavoro, camminava per strada o era in visita ai grattacieli tra i più alti della Terra. Là il nemico aveva un volto e un nome, qui si è ancora in attesa di una rivendicazione che aiuti a capire. Là fu colpita una base militare, qui il cuore stesso dell'unica superpotenza, e chissà quanti altri simboli del mito americano avrebbero subito la stessa tremenda sorte se un immenso black out non fosse stato imposto ai cieli statunitensi. Per ore l'uomo più potente della terra, il presidente Bush, mai apparso così fragile e impaurito, ha dovuto nascondersi chissà dove, quasi a dimostrare che nel mondo globale siamo tutti più vulnerabili, che nessun servizio di Intelligence, nessun Echelon o nessuna forza militare possono garantire sufficiente sicurezza. Perché anche nel mondo supertecnologico che si vorrebbe sorvegliato da scudi spaziali è l'uomo a poter diventare l'arma più pericolosa.
Questa immane tragedia americana, che coinvolge tutta l'umanità, apre la più grave crisi planetaria degli ultimi cinquant'anni. Non bisognerà attendere molto per osservarne le conseguenze. E il timore che le aree di crisi si infiammino fino a far scoppiare -Dio non voglia- nuove guerre, è forte e fondato su presupposti terribilmente concreti. Comunque sia, il giorno di ieri segnerà una svolta traumatica per le persone e per i mercati. L'attacco al cuore del mondo cambierà la vita di tutti.

mercoledì 10 settembre 2014

La fine di Brendon

E così anche Brendon è (quasi) arrivato alla fine della sua corsa: il numero 100, in edicola a dicembre (se i miei calcoli sono esatti), sarà l'ultimo della serie dedicata al cavaliere di ventura creato dalla fantasia di Claudio Chiaverotti.

Definire un fallimento la chiusura di una testata dopo 200 mesi è... beh: una cazzata.
Io, poi, sono decisamente di parte: sono amico di Claudio e l'ho visto nascere, Brendon.
C'ero quando Chiaverotti si rese conto, a Lucca 1997, che Simone Bianchi aveva inserito nella sua mostra le tavole che aveva realizzato per Brendon (iniziò a disegnarne una storia, ma poi il suo stile non venne ritenuto adatto alle pubblicazioni della casa editrice -il licenziamento di Claudio Castellini aveva chiuso temporaneamente le porte ai disegnatori con stile americano e lui, ai tempi, era un clone di Castellini). Alla Bonelli erano ancora incazzati per il "caso Nick Falcon" (doveva essere quello, il nome di Nick Raider... ma qualcuno lo utilizzò prima dell'uscita della serie e il detective creato da Nizzi finì per chiamarsi come uno dei protagonisti del telefilm Riptide) e ai collaboratori veniva richiesto il riserbo totale: si arrabbiò, Claudio? Eccome, se si arrabbiò.
C'ero il giorno dopo la morte di Ayrton Senna, quando a Cremona ci fu una delle più memorabili conferenze di presentazione di un personaggio a cui abbia mai assistito. Il motivo? Claudio. Non voleva far ridere, ma sembrava un cabarettista.
Fu la nostra fanzine a pubblicare per prima alcune vignette della serie: ed eravamo talmente a ridosso dell'uscita che non ci fu nemmeno il tempo (anche perché il nostro "reparto grafico" era di una lentezza esasperante) di trovare un font decente per il titolo dell'articolo, così presi un pennarello, lo scrissi su un foglio e scansionammo quello...

Ma scusate: sono ricascato nei ricordi e non volevo.

Anzi: ne aggiungo solo uno perché mi inorgoglisce. Poco più di un anno fa mi squilla il telefono: è Claudio che mi fa "ce l'hai mica ancora, il numero di Giuseppe Liotti? (sì: potevo scrivere la frase in un italiano migliore, ma avrebbe perso parte del sapore...) sto cercando disegnatori per Brendon e la mia nuova serie, e me l'ha consigliato Alessandro Poli"

Giuseppe me l'aveva presentato Bruno Brindisi -che di lui diceva meraviglie- e aveva debuttato su un albo delle Edizioni Arcadia, Self Service. Le sue tavole ci avevano entusiasmato e gli abbiamo chiesto di realizzarne delle altre (un flashback incentrato su Dracula) per Maisha. Avevo parlato di lui con Carlo Ambrosini: per me sarebbe stato perfetto su Dix... poi Giuseppe ha vinto un concorso in Belgio ed è passato in Serie A e, insomma: si è fatto una carriera lontano dall'Italia.
Ma sapevo che sarebbe stato felicissimo di lavorare per la Bonelli.

Comunque è bello vedere un esordio in edicola al quale -anche se in piccola parte- ho "collaborato" in un qualche modo. E che esordio:
poi magari sarò io: ma questa singola vignetta, per me, vale da sola i tre euro e spicci dell'albo

Chiaverotti è uno di quegli scrittori che "hanno" un loro mondo e un loro modo di scrivere: uno dei pochi, aggiungo. Poi può piacere -tanto o poco: ma è difficile trovare vie di mezzo quando si parla delle sue storie- oppure no, ma io lo ritengo un grandissimo pregio.
Tutto si può dire delle sue storie di Brendon, ma non che siano poco personali.
Inoltre, è uno dei pochi ad avere capito davvero il Dylan Dog di Tiziano Sclavi. Di più: è stato colui che, in un modo o nell'altro, ha "salvato" quella che era la serie più venduta della Bonelli nel momento in cui Sclavi non è più riuscito a scriverla.
Non dimentichiamo che Brendon ha avuto la sfortuna di incappare in due fantastici copertinisti, entrambi poco ispirati. Perlomeno su Brendon.
Corrado Roi e Massimo Rotundo sono, entrambi, grandi autori nel senso più ampio del termine... ma non hanno (quasi) mai espresso il meglio del loro potenziale sulle copertine della serie.

E che il fumetto ora è davvero in crisi e i volumi di vendita iniziano a diventare davvero preoccupanti.
Sinceramente: arrivare al numero cento (oltre agli speciali) è un grande traguardo.
Nel 2015 uscirà la nuova serie bonelliana scritta e ideata da Claudio: non vedo l'ora di leggerla.
Però... due consigli modesti e forse anche fuori luogo (che gli ho già dato a voce ma che... lo sapete anche voi cosa fanno la verba e la scripta, vero?):
1) fatti aiutare da un altro sceneggiatore.
Immagino sia fantastico scrivere tutte le storie del proprio personaggio; e che il lavoro di supervisione sia poco divertente... però un'altra penna porta non voglio dire "freschezza", ma semplicemente "novità". Un altro modo di scrivere, di vedere i personaggi, forse anche di farli muovere e parlare è necessario, alla lunga, su una serie regolare;
2) ricomincia a scrivere Dylan Dog.
Non solo per ruffianeria (ma volete mettere il lancio pubblicitario della nuova serie, se nello stesso mese uscisse un albo di Dylan scritto da Claudio?), ma anche per "cambiare aria" una volta ogni tanto. E, soprattutto, perché all'Old Boy mancano le storie di Claudio.
Non perché manchino i grandi scrittori, ma perché nessuno ha -e come potrebbe essere altrimenti?- il "tocco chiaverottesco". Recchioni vorrebbe "almeno un numero all'anno scritto da Chiaverotti"? Mi sembra il compromesso perfetto.
Tutte le immagini in questo post sono tratte da Brendon n. 98 "L'inizio della fine"
di Chiaverotti/Liotti, copertina di Massimo Rotundo

martedì 9 settembre 2014

Marcella Bella e l'irresistibile vocazione per il trash

Io una volta l'ho incontrata, Giuseppa Marcella Bella (chissà perché ha deciso di evitare  di usare il nome "Giuseppa"?): era il 1999 ed ero a Milano per vedere lo spettacolo di Aldo, Giovanni e Giacomo "Tel chi el telun". All'intervallo l'ho trovata che beveva un caffè al bar... mi sono avvicinato, le ho chiesto il permesso di stringerle la mano e, mentre lo facevo, le ho detto: "sai che da piccolo eri il mio sogno erotico?"

Ma questo non c'entra nulla.

Passano tre anni e Marcella Bella (una che ha sempre cantato di sesso, spesso su testi scritti da suo fratello e... beh: sono l'unico a trovare la cosa un pelino inquietante?) licenzia il singolo Fa Chic:
  
Una volta tra noi c'era la gelosia/ docce di intimità
sbagli di biancheria/ fare sesso e farlo spesso/ in cucina io e te
e ora siamo così/ due biscotti nel tè
e stiamo insieme perché fa "chic"/ fa chic... lo so/
una coppia così/ con lui che sa dire solo bugie
e lei che c'ha un amante boy-scout
o vai così altrimenti sei "out"
uno studente squattrinato/ innamorato eri tu
e non quel brutto farabutto/ che fa tutto e di più
un eschimese che in mese/ si è tirato un igloo...
la tua neve lo sai/ non è roba per me
per non amarsi non c'è caché
lo so... fa chic/ una coppia così/ ma non ci sto
in un mondo boutique (fa chic... fa chic...) che si vede lo slip
lo so fa chic/ ma io non sono così
CORO: non siamo/ ohhhh...non siamo noi/ non siamo...
perché non siamo così/ e noi chi siamo???
na na na... siamo noi/ poi ci vediamo/ perché noi siamo così
ohhhhhhhhh fa chic, lo so/ una coppia così
con lui che sa dire solo bugie (fa chic... fa chic...) 
che si vede lo slip/ lo so fa chic/ ma io non sono così
fa chic... fa chic... ho più cerotti di te/ fa chic... fa chic... e bevo solo bugie
fa chic... fa chic... rose dentro di te/ fa chic... fa chic... ma noi non siamo così
CORO: non siamo/ no ..non siamo no.../ noi non siamo
perché noi siamo così/ ma noi chi siamo/ cosa siamo noi
poi ci vediamo.../ perché noi siamo così!

Ora: leggo di perplessità sul testo... vi stupirò: per me è lineare (o quasi).
La strofa: "un eschimese che in un mese si è tirato un igloo" mi sembra chiara: lui si fa di cocaina. Per quale motivo, altrimenti l'igloo (che, con una licenza poetica, si può dire "costruito con la neve") lui se lo "tira"? Con tutti i verbi che ci sono nella lingua italiana! Lei, comunque, non ne vuole sapere: "la tua neve lo sai/ non è roba per me".
Ok... sulle "docce d'intimità" alzo le mani: dubito si stia parlando di un facial (e non fate finta di non sapere cosa vuol dire). Però non si sa mai.

Nel 2011 esce MALECON, scritta da quel talento che risponde al nome di Cristiano Malgioglio (avete sentito una canzone brutta? facile che l'abbia scritta lui: i talenti non sono tutti positivi) e che fa parte di un album che, insomma... "interamente registrato a Cuba e dedicato alla cultura e alla musica popolare dell'isola caraibica":
  
Che Guevara ci sarà rimasto benissimo
che, poi, il dramma mica è la canzone: è il video che non ha nulla di giusto, a partire dall'inspiegabile Maria Grazia Cucinotta in versione annunciatrice Rai vecchi tempi in bianco e nero (e io sono uno di quelli che tende a giustificare ogni inquadratura della Cucinotta con la sua sola presenza), agli inguardabili vestiti (cubani? più che altro sembrano quelli di una casalinga disperata made in Sicily), al rossetto davvero eccessivo... il top, però, è quel certo non so che di diversamente etero che sembrano avere i quattro ballerini che, in teoria, dovrebbero rappresentare il "vero macho". Vero è che, tra machismo e omomachismo -per dirla coi poeti di "Avenue Q"-there's a fine, fine line... ma qui si esagera.
E volendo si potrebbe andare avanti ancora -ricordando, però, che Marcella ha interpretato anche splendide canzoni- ma chiudo con l'utilizzo un po'... come dire: sbarazzino del verbo "violentare":

una roba che, dopo di lei, aveva osato solo una grande poetessa generazionale: Jo Squillo (sì: scherzo).
La canzone è infatti del 1983 e faceva parte dell'album "Nell'aria" (la cui titletrack è una delle canzoni più esplicitamente sessuali tra quelle che hanno avuto un grande successo popolare): è scritta da Gianni Bella e, di nuovo, mi sorge la domanda: com'è possibile che uno scriva frasi come:
dolcissima no,ingenua no... 
se pura non va ti sembrerebbe un incesto,un incesto,un incesto... 
impreca se vuoi,pesante vai,stupiscimi dai,comincia... 
fa presto fa presto fa presto... 
con due giarrettiere meglio nere... 
nuda mai! 
bollente,infedele,vorace,impaziente... 
sto ferma se vuoi,brutale no...non ti assalirò 
ti prego ricordati che non sono un maschio... 
oh no?eh no!e allora... 
VIOLENTAMI VIOLENTAMI VIOLENTAMI VIOLENTAMI...MIAO! 
oppure lasciami perdere vattene subito...CIAO! 

per farle cantare alla sorella? (e c'è pure un accenno all'incesto!)
Altro che montagne verdi (e, se ve lo state chiedendo: mai sopportata, quella canzone lì).

lunedì 8 settembre 2014

Una Poesia Banale

Banale per davvero: l'inizio, in particolare, è tremendo.
Però son quelle cose che non ti rendi nemmeno conto che hai iniziato a scriverle e le hai già finite, e volevi dire una cosa e forse ne hai detta un'altra, e davvero sarebbe stato meglio correggerle massì: mica pretendo d'essere un poeta. E non m'importa di scrivere capolavori, che tanto so che non lo farò mai, ma solo di esprimere qualcosa e beh... sotto quel punto di vista, quella qui sotto -per me e, me ne rendo conto: solo per me- è una poesia bellissima.
La vita dà, la vita prende,
la vita passa, la vita torna,
la vita a volte è una grande stronza
e a volte una puttana magnanima,
la vita è fatta di tramonti e di albe
e di banalità scritte su facebook;
di sorrisi di bimba
e di occhi tentatori di ragazza,
di sguardi che hanno paura di trovare il tuo
ma lo fanno comunque
e di altri che lo vorrebbero più di ogni altra cosa...
ma appartengono a persone che pensano di sapere e invece non sanno,
che finiscono per fissare il pavimento e le nostre scarpe slacciate
invece della persona che vorrebbero abbracciare
e dirle: "sei la mia vita".

Di occasioni sprecate in malo modo e di altre prese al volo
(senza nemmeno capire come),
di vacanze lontane e vacanze vicine,
di macchine parcheggiate male e prelevate dai vigili urbani,
di giornate al mare passate in montagna,
e di notti insieme passate da soli,
di letti troppo larghi, ché non la si riesce mai ad abbracciare abbastanza forte
e di persone troppo fredde, che non sono con chi vorrebbero essere.

La vita è fatta di racconti d'inverno
e libri letti davanti al camino,
di televisioni spente e cellulari accesi,
di conti correnti in rosso e di occhi che ti guardano senza la scintilla che c'era sempre stata,
ma anche di serate che non finiscono mai,
nemmeno vent'anni dopo che le hai vissute.

E del sapore dei tuoi baci,
e del calore del tuo corpo,
e della dolcezza delle tue mani,
e della lunghezza dei tuoi capelli,
e del sapore dei tuoi baci,
e del marrone dei tuoi occhi,
e del suono della tua voce,
e della luce del tuo sorriso,
e del tuo viso quando s'inclina,
e delle mie mani sulla tua schiena,
e delle mie labbra sul tuo collo,
e dei miei occhi dentro ai tuoi,
e del sapore dei tuoi baci,
e dei tuoi gemiti e dei tuoi graffi,
e di fare l'amore in tutte le stanze,
e di tornare a letto
e del tipo del piano di sotto che picchia la scopa sul soffitto perché stiamo facendo rumore,
e di quella volta che mi hai svegliato presto,
e di tutte le volte che non ci siamo svegliati,
e delle volte che mi son svegliato da solo.

Che poi la vita se ne frega
se sei da solo o innamorato:
l'orologio non si ferma,
ticchetta ogni secondo e te li fa sudare tutti
e ti volti a guardare indietro e sono passati anni
e quasi non te ne sei accorto,
perché non ti sembra nemmeno di averli vissuti
perché mancava poco e mancava tutto.

Respira.
Calmati e respira forte.
Prendi la rincorsa e fottitene di tutto,
anche delle frasi che hai appena scritto e che vorresti rileggere,
riscrivere... cancellare.
Poi prendi il telefono e schiaccia due pulsanti,
buttati e sfancula il mondo,
che tanto non capirebbe nessuno e sei abituato a farti prendere per il culo.
Parla.
Chiedi.
Dì.
Oppure smettila di scrivere
e collegati a youporn,
svilisciti ancora una volta
ché il tuo orgoglio è un difetto insormontabile.
Poesia scritta in un bar, sopra l'onda del mar butta male corsar: la luna è piena
tutti quelli che dan, tutti quelli che san caravan caravan: l'aria è serena.
Tu mi cerchi di dir, jo no quiero entendir voglio solo tenir... la mia cabeza
strette strette le man, per fermare ma invan i pensieri che van... con la cerveza
"Sono stata puttana coi miei dieci mariti: uno per settimana, ma li ho tutti traditi
non ho fatto godere mai l'amore a nessuno, mi son fatta pagare dieci per uno".
Dove cresce il limon, lì c'è l'uomo che è bon canta tante canzon... e un po' s'incazza
dove cresce il milion, lì c'è l'uomo che è bon, gli altri tutti coglion: l'è un'altra razza.
Si potrebbe anche far, quasi come aspettar, tanto sono una star... e chi m'ammazza?
Poesia scritta in un bar, sul Martini a versar, basterebbe trovar... una carezza.
"Sono stata puttana coi miei dieci mariti: uno per settimana, ma li ho tutti traditi
non ho fatto godere mai l'amore a nessuno, mi son fatta pagare dieci per uno.
Sono stata puttana coi miei dieci sorrisi: uno per settimana... e li avevo decisi
non li ho fatti godere mai per niente a nessuno, ma li ho fatti pagare: uno per uno".


Non so ancora cosa stavo aspettando/ e il mio tempo passava frenetico
un milione di vicoli ciechi e ogni volta che pensavo di avercela fatta
mi accorgevo che il sapore non era dolce come me l'aspettavo
mi sono voltato per guardarmi
ma non ho colto il minimo accenno di come gli altri vedono uno che finge
sono troppo veloce per quella prova
C-c-c--c-cambiamenti (voltati e affronta lo straniero)
c-c-cambiamenti, non voglio essere più ricco
C-c-c-c-cambiamenti (voltati e affronta lo straniero)
C-c-cambiamenti, devo solo essere un altro uomo
il tempo può cambiarmi, ma io non lo posso inseguire.
Guardo i vortici che cambiano forma, senza lasciare mai la corrente di calda precarietà
e così i giorni scorrono attraverso i miei occhi ma sembrano uguali
e questi bambini su cui sputi mentre cercano di cambiare il mondo
sono immuni ai tuoi consigli/ sanno bene quello a cui andranno incontro
C-c-c--c-cambiamenti (voltati e affronta lo straniero)
c-c-cambiamenti, non dire loro di crescere e lasciar perdere
C-c-c-c-cambiamenti (voltati e affronta lo straniero)
C-c-cambiamenti, dov'è la tua vergogna? Ci hai lasciati dentro fino al collo
il tempo può cambiarmi, ma tu non lo puoi inseguire.
Strano fascino che mi affascina
i mutamenti seguono il mio ritmo
C-c-c--c-cambiamenti (voltati e affronta lo straniero)
c-c-cambiamenti, guardate fuori voi che fate il rock'n'roll
C-c-c-c-cambiamenti (voltati e affronta lo straniero)
C-c-cambiamenti,  molto presto sarai un po' più vecchio
il tempo può cambiarmi, ma io non lo posso inseguire
ho detto che il tempo può cambiarmi, ma io non posso inseguire il tempo.
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